Calo di immatricolazioni al Federico II

C’è un termine, in Borsa, che indica la sopravvalutazione di un titolo, il valore delle cui azioni cresce molto rapidamente, sostenuto dalla domanda di un cartello di investitori: bolla speculativa. A giustificare quella corsa al rialzo non c’è nulla di concreto, se non la domanda degli operatori, in accordo tra loro, che poi iniziano a vendere, lucrando sul titolo cifre da capogiro, prima che il valore di quelle stesse azioni tracolli. Il paragone finanziario rende in maniera abbastanza chiara quello che sta accadendo in alcune facoltà della Federico II, dove l’introduzione dei corsi di laurea triennali, talvolta dai nomi tanto fantasiosi quanto accattivanti, ha suscitato negli anni scorsi una vera e propria corsa all’immatricolazione. Si sono iscritte, col miraggio della laurea facile e spendibile dopo tre anni sul mercato, persone che, altrimenti, non avrebbero probabilmente intrapreso gli studi universitari. La bolla speculativa, per tornare alla terminologia finanziaria, pare che quest’anno stia iniziando a sgonfiarsi, almeno in alcune delle facoltà della Federico II. Molti tra i primi iscritti alle lauree triennali, i fratelli maggiori o gli amici più grandi dei neodiplomati, stentano a inserirsi nel mondo del lavoro, se già laureati; hanno accumulato già un bel ritardo sul ruolino di marcia, se ancora studenti. L’esempio delle loro difficoltà, insieme con una crisi economica generalizzata, che colpisce tanto i ceti medi quanto quelli popolari, sembra che abbia reso meno appetibile l’università, quest’anno, per le famiglie dei neodiplomati. Le immatricolazioni sono state prorogate al 30 dicembre (con il pagamento di una mora di 58 euro), dunque è prematuro tracciare bilanci definitivi, tuttavia non è azzardato trarre qualche sommaria considerazione dai dati parziali, con l’aiuto dei Presidi. 
“Entusiasmi non
giustificati” nei primi anni della riforma
“Quest’anno ad Agraria stiamo registrando un calo sensibile”, ammette il 7 novembre il professore Alessandro Santini, da alcuni anni al vertice della Facoltà di Portici. “Il Corso di Laurea in Scienze Alimentari, in particolare, è attualmente sui 200 immatricolati. Dodici mesi fa, nello stesso periodo, gli iscritti erano 260. Nel 2003, invece, la cifra finale fu, più o meno, la stessa di quest’anno. Vanno un po’ a rilento anche le immatricolazioni al Corso di Laurea in Produzioni vegetali: sono una ventina, la metà dello scorso anno. Tengono Scienze e Tecnologie Agrarie (circa 75 nuovi iscritti) e Scienze Forestali (una cinquantina gli immatricolati)”. Il professore avanza alcune ipotesi: “quando è partita la riforma sono nati entusiasmi non giustificati. Qualche anno dopo, forse, ci si accorge che non tutte le triennali aprono l’accesso al lavoro. Si fa strada l’idea che per ottenere un titolo spendibile sia necessario studiare comunque  5 anni,  3 non bastano. Il che scoraggia taluni dall’intraprendere il percorso universitario. Spero che a non iscriversi sia quel 20- 25% meno motivato”. 
A Farmacia in nessuno dei 3 Corsi di Laurea Triennali –Erborista, Controllo di qualità, Informatore del farmaco, tutti a numero programmato – è stata raggiunta la soglia dei 150 immatricolati, tetto massimo previsto. “Ho l’impressione che chi intende puntare molto sulla formazione universitaria sceglie direttamente la quinquennale- commenta il professore Ettore Novellino, Preside della Facoltà- Gli altri, gli indecisi, quelli che già lavorano, i meno motivati, forse un paio di anni fa si sarebbero iscritti alle triennali. Adesso temono che serva a poco o di non farcela comunque nei tre anni e rinunciano. Purtroppo non è stato capito, dal mondo del lavoro, lo spirito della triennale. Non ci hanno creduto innanzitutto le realtà produttive”. Anche i costi, ritiene Novellino, scoraggiano in parte le famiglie dei ragazzi e delle ragazze. “Penso in particolare ai fuorisede. Non è un momento brillante, dal punto di vista economico. Mantenere un ragazzo a studiare a Napoli costa”. 
A Sociologia, alla scadenza del 5 novembre, poi prorogata alla fine di dicembre, gli immatricolati erano complessivamente un migliaio, tra Culture digitali – numero programmato, 360 domande per 200 posti – e Sociologia. Lo scorso anno la Facoltà chiuse a quota 1300. La Preside Enrica Amaturo, però, non vuole anticipare giudizi: “Solitamente negli ultimi giorni si assiste ad una impennata delle iscrizioni, dunque non me la sento di parlare di crisi del fascino dell’università verso i giovani e le loro famiglie. Certo, l’ateneo ebbe un incremento nel numero degli immatricolati, quando partì la riforma del 3 +2. Si era diffusa l’idea che laurearsi fosse più facile e più breve. Adesso le persone si sono rese conto che anche le triennali sono serie ed impegnative. Chi è meno determinato non si iscrive”. Non crede, invece, che il rallentamento delle immatricolazioni, dove si verificherà, possa dipendere dalla sfiducia nella spendibilità delle triennali, sotto il profilo occupazionale: “nessuno sa ancora bene quale sia la situazione, perché i laureati di primo livello sono ancora pochi”. 
Ad Architettura le domande per il concorso alla laurea triennale in Scienze dell’Architettura sono state sostanzialmente equivalenti ai posti disponibili. Molte richieste, invece, rispetto alla soglia dei 250 ammessi, per la laurea quinquennale. “Non c’è dubbio, la triennale continua ad essere scarsamente appetibile”, commenta il Preside di Architettura, Benedetto Gravagnuolo. “Anche chi comincia con Scienze dell’Architettura pensa poi di proseguire necessariamente col biennio di specializzazione. La triennale attira laddove effettivamente lo studente, a torto o a ragione, percepisca che ha connotati fortemente professionalizzanti. Nella mia facoltà,  per esempio, il corso di laurea triennale in Arredamento suscita molto interesse”. 
“La stragrande
maggioranza
proseguirà con la 
specialistica”
Il prof. Michele Scudiero, Preside di Giurisprudenza, non teme cali di immatricolazioni – la facoltà dovrebbe attestarsi, più o meno, sui numeri dello scorso anno – ma concorda circa il drastico calo di appeal della triennale, che in pochi anni è passata da oggetto del desidero di chi, senza di essa non si sarebbe forse mai immatricolato, a laurea dimezzata, nell’immaginario collettivo. “Non c’è dubbio, questa laurea di primo livello non piace proprio, molti la considerano di serie B. Significa che la stragrande maggioranza di chi sta per concludere il percorso intermedio proseguirà con la specialistica, con buona pace di coloro i quali, invece, immaginavano tutti laureati a 21 anni felicemente collocati nel mondo del lavoro, non si capisce bene a fare cosa”.
Se c’è una facoltà dove proprio non si può parlare di disaffezione, da parte degli studenti, è Scienze. “Siamo al 30% in più di iscritti”, gongola, ma fino ad un certo punto, il Preside Alberto Di Donato. “Spero che riusciremo a gestire al meglio quest’affluenza, intanto abbiamo già attivato nuovi canali formativi”. I 2100 iscritti al primo anno – nel 2004/2005 erano circa 1600 – dipendono, ipotizza il Preside, “dall’eccellente lavoro di divulgazione delle potenzialità della facoltà, che abbiamo svolto nelle scuole, da alcuni anni a questa parte. Importante anche il tutorato efficiente in ingresso, precorsi compresi”. Crescono soprattutto i Corsi di Laurea in Biologia, ma anche Chimica e Chimica industriale, invertendo decisamente, questi ultimi due, le tendenze negative degli ultimi anni. Di Donato non vede una disaffezione dei giovani verso l’università. “Direi che, esaminando l’ultimo decennio, il numero annuo delle immatricolazioni resta sostanzialmente costante. Assistiamo a oscillazioni nella distribuzione tra le facoltà, a volte determinate anche da eventi legati all’attualità. Un esempio? A Napoli, dopo il terremoto del 1980, si registrò la crescita vertiginosa degli iscritti a Geologia”. 
Nessun calo d’affezione per Veterinaria: la facoltà napoletana – sottolinea con soddisfazione il Preside Franco Roperto- è prima in Italia fra le sedi gemelle per numero aspiranti ai 130 posti messi a concorso.
Il professore Edoardo Cosenza, da poco subentrato al prof. Vincenzo Naso al timone della facoltà di Ingegneria, dove si sono immatricolati, lo scorso anno accademico, circa 3000 studenti, afferma: “se pure scendessero un po’, quest’anno, gli immatricolati, davvero non sarebbe un problema. Il fascino di Ingegneria resta immutato, anche perché, lo dice uno studio di Alma Laurea, il 76% dei laureati trova rapidamente e con soddisfazione lavoro”. 
Conclude la tavola rotonda tra i Presidi Massimo Marrelli, che ha da poco lasciato la carica ad Achille Basile. “Non mi risulta che ad Economia ci sia un calo di immatricolazioni, ma non conosco i dati precisi. Il problema vero non è tanto quante persone si iscrivono, ma quanti arrivano fino in fondo e poi trovano lavoro”. 
Fabrizio Geremicca 
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