Claudio Gubitosi, ideatore di un format famoso in tutto il mondo, narra i 50 anni del festival di Giffoni

Opportunità, evoluzione naturale, creatività, socialità. È un evento che dura 365 giorni all’anno, è un sogno, è il diritto alla felicità. Famosissimo festival cinematografico per bambini e ragazzi, è tutto questo e molto altro ancora: è Giffoni Opportunity. A raccontare è il direttore e fondatore di Giffoni Claudio Gubitosi che, martedì 12 novembre, si è rivolto agli studenti di Governo ed Etica d’Impresa e al Laboratorio LIFE (Laboratorio su Imprenditorialità e Finanza Etica) nell’ambito del ciclo di seminari organizzati dal prof. Mauro Sciarelli. 
Ore 12. L’aula A2, complesso di Monte Sant’Angelo, è gremita di studenti attenti. “L’uomo che ha inventato un format famoso in tutto il mondo, il quale si è sempre evoluto con un senso molto forte del cambiamento in una logica imprenditoriale”, lo presenta il prof. Sciarelli. E Claudio Gubitosi è sì un imprenditore nel campo della cultura, ma agli studenti si presenta in veste di narratore d’eccezione. La storia, sua e di Giffoni Opportunity, comincia di venerdì: “Era il 20 novembre 1970. Avevo quasi diciotto anni. Era venerdì. Pioveva. Indossavo un cappello, il modello borsalino che prima si portava molto, ed ero nella piazza del mio paese. Avevo dentro qualcosa che voleva uscire a tutti i costi e così mi dissi ‘Da lunedì si parte’”. Si parte per andare dove? “Il viaggio mi era ancora ignoto, ma quel venerdì 20 novembre 1970 ha dato vita ad un’idea che oggi è amata e conosciuta in tutto il mondo. Di dove sei? Di Giffoni, provincia di Salerno, non Sud Italia perché siamo Italia, Europa. Oggi Giffoni è la possibilità di stare in tutto il mondo con un mezzo che non ha confini, giorno, notte e che è la cultura”.
“Ho guardato oltre”
Giffoni Film Festival fino al 2009, Giffoni Experience fino ad oggi, dal 2020 sarà Giffoni Opportunity per festeggiare 50 anni di attività. “I problemi sono stati tanti, mi son sentito dire ‘ma chi te lo fa fare’, in un comune dove c’erano 8500 abitanti e non c’erano alberghi né ristoranti. Ma io ho guardato oltre. Questo non c’è, ma ci sarà. C’era il convento dei monaci, potete cucinare voi per gli ospiti? Non c’erano alberghi, c’era da andare di casa in casa a dire mi ospitate questi ragazzi? Adesso quel concetto di ospitalità si è trasformato in adozione”. Certo, il cinema c’era anche allora: “voi probabilmente non ricorderete questi titoli… Non c’è pace tra gli ulivi, Sepolta viva, La muta di Portici… perle del neorealismo italiano, ma c’era da scappare. E io pensavo: ‘non esiste solo questo cinema, voglio dare l’opportunità di vedere anche altro, di fare anche un altro tipo di programmazione’”. E quindi azione, o meglio re-azione: “Se vogliamo, la mia è stata un’operazione controcorrente. Negli anni ’70 e ’80 non c’era un rapporto tra ragazzi e cinema, lo spettatore tipico aveva in media 40 anni. Un’idea progettuale e finanziaria non si poteva esaurire in un mono-prodotto. Se il mono-prodotto non va bene, cosa fa l’azienda? E Giffoni era un mono-prodotto, produceva il festival. Prima se si parlava di cinema per ragazzi era Disney, ma noi non volevamo fare quello”. Il lavoro è stato immane: “Non siamo andati alla ricerca dei film più belli, ma di quelli che meglio rappresentassero il ragazzo nella società e creassero disagio agli adulti. Tutti i film di Giffoni rappresentano la nostra società, con tanti problemi, ma hanno sempre una visione positiva e una capacità di problem solving”. A quel punto bisognava diversificare il mono-prodotto. “Cosa spinge a rinunciare alle vacanze, a venire in paese da noi? È la voglia di essere contaminati dalle energie di altri popoli, di essere adottati da un luogo che conoscono”. A questo punto, Gubitosi mostra un video che raccoglie foto, riprese del festival e interviste. Che cos’è Giffoni per i ragazzi che parlano dal video? È un posto dove allontanarsi dalla quotidianità per essere felici, è un sogno, è l’opportunità che si trasforma in un viaggio per trasmettere un messaggio autentico. E conclude una giovane che dice: ‘Noi chi siamo? Abbiamo trovato la risposta ad una delle domande più importanti della vita… siamo gente che va a Giffoni’. Tanti anche i volti noti che, nel video, lanciano un messaggio. Che cos’è Giffoni per loro? È incontrare ragazzi di culture differenti prima che gli adulti insegnino l’odio per Nicolas Cage, è celebrare nuove generazioni di creatori per Bryan Cranston, è l’ambiente felice dove ritrovarsi per Jean Reno, è l’unico modo per ascoltare le voci giuste per Maryl Streep. 
Quando il finanziamento 
pubblico diventa un 
investimento
Non bisogna, naturalmente, tralasciare la ricaduta economica che l’impresa culturale di Gubitosi comporta: “Ho lottato perché il nostro maggior finanziatore pubblico, la Regione Campania, avesse con noi un rapporto non di finanziamento, ma di investimento. E il gioco vale la candela. Per ogni milione che la Regione investe, rendiamo 2,8 milioni. Per non parlare del solo periodo del festival. Abbiamo un team di 90 persone fisse tutto l’anno, 520 ragazzi nel periodo del festival, ma tutta la popolazione di Giffoni fa parte del nostro team, dal ristoratore al barista”. “Quanti di voi conoscevano Giffoni in questi termini? – domanda il prof. Sciarelli – Qui l’evento diventa un sistema di iniziative che continuano a crescere e a svilupparsi. La logica di un buon imprenditore è capire che c’è un sistema di valori di riferimento, che c’è un impatto sociale sul territorio. Un evento non è solo guadagnare soldi, ma creare un sistema che faccia crescere il territorio”. Il papà di Giffoni Opportunity, a tal proposito, ha qualche aneddoto da raccontare: “Serve un po’ di fantasia, se qualcosa non ce l’hai te la inventi – scherza – Una fontana che per anni ho fatto passare come disegnata da Vanvitelli. Un anno Robert De Niro decise di venire da noi piuttosto che andare al Festival di Venezia e sapevo che ci avrebbero creato problemi. De Niro ha origini italiane, ma nessuno sa precisamente di quale regione, così feci intendere che la sua famiglia fosse originaria delle nostre zone. L’hanno scoperto dopo dieci anni”. E ancora, l’incontro con Hollywood: “Mi chiamò Jon Voight, il papà di Angelina Jolie, e mi invitò a Los Angeles. Ad un tavolo c’erano lui, Oliver Stone, Will Smith e un avvocato. E io dissi loro ‘ma vi chiamate Hollywood, perché volete Giffoni?’. E Jon rispose: ‘vogliamo lo spirito di Giffoni’. Oggi siamo in Macedonia, in Albania, nei paesi arabi, in Brasile”. 540 attività in un anno: “Quando vai via da Giffoni hai vissuto una grande esperienza, ma ogni esperienza deve trasformarsi in opportunità”. Quattro le parole chiave perché questo avvenga: “Destagionalizzazione, si fa durante tutto l’anno; occupazione, non più nei soli giorni del festival; internazionalizzazione e ricaduta economica”. 
Accompagnano Gubitosi tre membri del suo team che illustrano alcune opportunità di Giffoni Opportunity. Antonino ha 31 anni, un percorso di studi simile a quello degli studenti che lo ascoltano e racconta di Giffoni Innovation Hub: “Molti si affacciano a noi per realizzare i loro sogni. Oggi abbiamo molti contatti. Con Google, per esempio, con un progetto di educazione digitale. L’antivirus russo Kaspersky per la tutela dei ragazzi e la lotta al cyber-bullismo. La nostra forza sono i ragazzi, li chiamiamo a sviluppare idee, a realizzare applicazioni. Siamo casa di tante opportunità, di qualsiasi idea”. Anche Jacopo fa parte del Giffoni Innovation Hub e cura la parte tecnica: “I progetti sono continuativi, non si lavora solo nel periodo del festival. Noi non acquistiamo da agenzie terze, ma sviluppiamo, brevettiamo e mettiamo in commercio”. Chiude Marco che si occupa di social e comunicazione: “Sono di Salerno, sono cresciuto a Giffoni, che mi ha cambiato la vita perché mi ha aiutato a capire quali sono le mie passioni. Mi sono trasferito a Milano e tutto mi aspettavo, tranne che ritornare a lavorare qui. Qui sono protagonista di un pensiero, tutto quello che facciamo lo facciamo in team. Anche per quanto riguarda la comunicazione, siamo sempre pronti ad ascoltare le vostre idee e le vostre proposte”.
Carol Simeoli
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