Come affrontare gli esami del primo anno

Alla Facoltà di Sociologia è tempo di esami. Prima sessione di prove, fonte di preoccupazione soprattutto per le matricole alle prese, oltre che con un nuovo ambiente, con una nuova metodologia di studio. Abbiamo raccolto i consigli e le opinioni di alcuni docenti di primo anno, utili ad affrontare lo studio degli insegnamenti universitari nel modo giusto. 
Partiamo da un esame ritenuto ostico dalla gran parte degli studenti: Statistica. Dalle parole del prof. Aldo Eramo apprendiamo che “seguire il corso è fondamentale, in quanto il libro di testo non basta, occorrono esercitazioni, oltre che le spiegazioni e i suggerimenti del docente. E poi, se vogliamo, il libro è un po’ freddo”. Magari qualcuno ha già un’infarinatura dalle superiori. “Il 99% degli studenti non sa che cosa sia la Statistica, non ne ha mai sentito parlare, anzi mancano proprio le basi matematiche. – dice Eramo – Cerco di far capire i concetti in maniera semplice, ma mi accorgo che ai ragazzi, fatta eccezione per una piccolissima parte che poi si distingue, manca proprio l’astrazione. E dunque, se non si fanno esempi concreti ed elementari, non riescono a comprendere ciò che viene spiegato. Non conoscono le proprietà delle potenze, per non parlare di limiti o logaritmi”. A quanto pare, però, ciò che conta non è il procedimento matematico. “Il sociologo deve fare ricerca, deve capire l’ipotesi e la tecnica da applicare ad un caso, quindi tutte le operazioni e i passaggi matematici vengono dopo e possono essere svolti anche da un tecnico”. 
“Gli studenti che seguono sono più sicuri e preparati – dice la prof.ssa Ida Galli, docente di Psicologia sociale. “Ciò che fa la differenza è proprio seguire i corsi – continua la Galli – Riescono ad apprendere gli insegnamenti e il loro linguaggio”. Nonostante la grande importanza che viene data dai docenti ai corsi, le lezioni continuano ad essere svolte in sedi inappropriate (il cinema Astra, in via Mezzocannone) o comunque in aule che non riescono a contenere la platea studentesca. “Il corso di Psicologia sociale si è tenuto presso il cinema Astra, che non è un’aula universitaria. Tutte le lezioni del primo anno non si svolgono presso la sede centrale di S. Biagio dei Librai, in quanto non ci sono aule tanto capienti da accogliere i nostri studenti”.
 Antropologia culturale, afferma il prof. Alberto Baldi, “deve inculcare il dubbio sulle proprie certezze e indurre alla riflessione. La ritengo indispensabile sul piano didattico nella misura in cui, mai come oggi, può suggerire un atteggiamento cautelativo nei confronti dei giudizi di valore verso gli altri”. La difficoltà, secondo Baldi, è far comprendere ai ragazzi che “la cultura, che appare evanescente, ci inchioda a comportamenti di cui non siamo consapevoli. E allora bisogna prima prendere consapevolezza di essere interni ad una cultura, per poi studiarne un’altra”. 
Un insegnamento che, spesso, non si immagina di incontrare a Sociologia è il Diritto pubblico. Agli studenti che, in dubbio tra quali corsi seguire, evitano quello di Diritto pensando che sia più efficace uno studio individuale e mnemonico, va il consiglio del prof. Vincenzo Pedaci, docente di Istituzioni di Diritto pubblico. “Tutte le materie hanno un lato mnemonico, fatto di lettura e memorizzazione, e un lato concettuale. Ma il Diritto, insieme alla Teologia, appartiene a quelle scienze sociali nell’ambito delle quali si è sviluppato il discorso ermeneutico, dunque è fondamentale l’aspetto della comprensione e dell’interpretazione”. Studiare dal libro di testo non è sufficiente. “La lettura del testo della Costituzione riveste particolare importanza, anche per acquisire un linguaggio appropriato – continua Pedaci – Purtroppo, mi accorgo che gli studenti non hanno la benché minima metodologia dello studio giuridico.  Personalmente, organizzo le lezioni con l’uso di lucidi e slides che servono a schematizzare i concetti spiegati”. 
Maddalena Esposito
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