La vera sfida che sta alla base della nascita del Centro MoMi va inquadrata all’interno di un più vasto territorio di ricerca sulla comunicazione interculturale che trova il suo bacino di confluenza nell’ambito del Corso di Laurea Magistrale proiettato sull’Area Euro-Mediterranea dove si tiene (come in altre Magistrali dell’Ateneo) un insegnamento di Geografia Urbana e delle Migrazioni Internazionali. “Il Corso – aggiunge il prof. Amato, che ne è Coordinatore – ha un’ottima tenuta. Il dialogo con gli studenti è costante, perché lo studente rappresenta il centro di un processo di formazione. Quando in passato non erano stati eletti i loro rappresentanti, ad esempio, ho tenuto a segnalare l’importanza di una figura di raccordo col corpo docente che, nel suo Consiglio Scientifico, annovera al momento circa 20 persone, ma prossimamente si ridimensionerà in seguito alla sopraggiunta pensione per alcuni, come il prof. Iain Chambers o il prof. Luigi De Matteo”. Il successo del Corso, che affonda la propria origine nei saperi critici del Dipartimento di Scienze Umane e Sociali, si deve anche al valore aggiunto di tradurre in attività pratiche le spinte culturali che provengono dall’esterno: “organizziamo iniziative in cui conversare su temi della multiculturalità, spesso con la visione privilegiata degli Studi Culturali e Post-Coloniali, anche con operatori esterni al comparto accademico, tenendo sempre lo sguardo attento a ciò che accade nel mondo del lavoro e alle competenze che in esso ritornano utili. Ho notato, per esempio, negli ultimi tempi la tendenza degli studenti ad aggiungere nel proprio piano di studi un esame sulla Cooperazione e intravisto in loro un certo interesse nella possibilità di scegliere durante il percorso gli esami che consentissero in futuro l’accesso al concorso per l’insegnamento. La laurea ormai non basta più: bisogna sviluppare attitudini, capacità, opportunità per fare della conoscenza l’unica arma”.








