Concorsopoli? “A Veterinaria non abbiamo scheletri nell’armadio”

“Non ho scheletri nell’armadio. Ho sempre operato nella massima trasparenza. Sotto la mia Presidenza ho sempre valorizzato i giovani bravi. Se mi dimostrano che durante il mio mandato, non abbiamo fatto vincere il concorso ad un solo ragazzo che aveva i requisiti o c’è stata anche una sola operazione poco chiara, sono disponibile a farmi da parte”. “E comunque la mia linea guida è: pari opportunità ai concorsi, per i nostri laureati”. “Se così non fosse, se i laureati di Veterinaria dovessero sentirsi svantaggiati ai concorsi indetti dalla mia facoltà, sarebbe per me una sconfitta: umana e come Preside”. “Né, e lo dico forte, Veterinaria, con me, è mai stata e mai sarà terra di conquista per le altre facoltà”. Sceglie di rispondere così, in modo pacato e con la massima chiarezza e trasparenza, il Preside, prof. Franco Roperto, alle domande di Ateneapoli ed agli articoli sullo scorso numero del nostro giornale. Una scelta di chiarezza, ma anche una scelta politica, da possibile candidato in pectore per la Presidenza del Polo delle Scienze della Vita. 
I laureati
chiedono garanzie
Ma andiamo con ordine. L’intervista con il Preside Roperto è stata fissata appena qualche giorno dopo l’uscita in edicola del numero di Ateneapoli del 3 febbraio. In quel giorno abbiamo fatto notare al Preside della breve notizia pubblicata – per carenza di spazio non illustrata a dovere – del concorso per ricercatore a Fisiologia Veterinaria a cui avrebbe partecipato il figlio di un docente di chiara fama, il prof. Vincenzo Pavone, di Scienze e della prof.ssa Norma Staiano, direttrice del Dipartimento n. 54. Segnalazione pervenutaci da aspiranti ricercatori ed associati, operanti a Veterinaria, da anni in lista di attesa per partecipare ai concorsi, stanchi di vedere la Facoltà “terra di conquista per docenti e ricercatori di Scienze e Medicina”. Nulla contro Pavone junior, all’anagrafe Luigi Michele, – da parte dei segnalanti, episodio tra l’altro affrontato per puro caso, sulla scia delle reazioni all’articolo di Ateneapoli sul caso Quaranta ad Ingegneria – che probabilmente ha titoli a sufficienza, ma stanchi di dover attendere anni e, a loro dire, di non poter godere di pari dignità con i candidati esterni. “Se a questo sommiamo i casi di nepotismo, molto diffusi in facoltà, con mogli e figli di docenti che diventano docenti anch’essi”, c’è ben di che essere preoccupati, affermano. Questi aspiranti ai concorsi ne facevano anche un discorso di opportunità: “è il caso che ad un concorso per un solo posto di ricercatore, si candidi, anche se bravo, il figlio del direttore del Dipartimento che tale concorso ha bandito?”. Costoro ci facevano notare anche la giovane età del candidato: 27 anni il prossimo 17 aprile, essendo nato il 17/4/1979, dottorando in Scienze Cliniche e Farmaco Tossicologiche Veterinarie dal 20 novembre 2003 non ancora concluso, ma già con esperienze all’estero. Ulteriore elemento per un diffuso malessere di ricercatori ed aspiranti ricercatori in attesa da anni. Il tutto, solo accennato in appena quattro righi dello scorso numero di Ateneapoli.
 In questa chiave si inserisce anche un concorso per ricercatore di qualche anno fa, “vinto stavolta da uno di Veterinaria – come ci conferma anche il Preside – ma messo in discussione da altra facoltà”; concorso che attualmente è oggetto di dibattimento in sede giudiziaria. E sul cui esito però a Veterinaria sembrano ottimisti.
“Anche a Veterinaria
concorsi trasparenti”
Ma torniamo al concorso a cui ha partecipato il candidato Luigi Michele Pavone. Quattro i candidati, lui compreso. Il 7 e 8 febbraio, giorni della prova, tre non si sono presentati, tranne Pavone, come avevamo previsto e anticipato al Preside. Abbiamo risentito il Preside il 10 febbraio, che a concorso chiuso ci ha così risposto: “Deve arrivare un chiaro segnale: anche a Veterinaria si fanno concorsi trasparenti”. Il concorso di Pavone? “Anche qui tutto regolare. Mi sono informato, si tratta di un giovane brillante, di qualità. Laureato con 110 e lode, a breve discuterà la tesi di dottorato, è stato due anni negli Stati Uniti a formarsi. Parliamo tanto di internazionalizzazione, questo ragazzo ce l’ha”. Ammetterà però, che il candidato era talmente forte e blasonato, che gli altri tre concorrenti non si sono neppure presentati. O forse sono stati sconsigliati. “Non è così. Nessuno si è ritirato. Vorrei che questo fosse chiaro. E le spiego. Degli altri tre: uno ha vinto il concorso nel settore Vet. 03, altrove; un’altra si è presentata a Vet. 04, settore Ispezione degli alimenti; un’altra non si è presentata perché sta lavorando altrove con una borsa di studio”. E aggiunge: “ho sempre cercato di valorizzare i nostri laureati. E alla nostra facoltà sono riconosciuti primati nazionali. Prenda l’area 07, Scienze Agrarie e Veterinarie, nell’indagine CIVR siamo al primo posto in Italia”. Si tratta di un’area comune fra le Facoltà di Agraria e Veterinaria, a cui il quotidiano La Repubblica, nelle pagine napoletane, ai primi di febbraio ha dedicato un’intera pagina. 
Veterinaria terra di conquista per i laureati di Medicina e Scienze. È una delle accuse. Cosa risponde? “No. Sono contrario. Sotto la mia presidenza, a parte il brillante Pavone, gli altri ricercatori e associati, che hanno vinto i concorsi, sono tutti nostri, di Veterinaria. O che erano già da noi. Fermo restando che i concorsi sono sempre aperti a tutti”. “Anche quello che è al vaglio dei giudici, vinto da un laureato in Medicina Veterinaria presso la nostra facoltà. In quel caso furono in molti a parteciparvi”. Preside, i suoi laureati chiedono garanzie. Lei fu eletto su un’ipotesi di rinnovamento, dopo i 21 anni di Pelagalli. “Mi faccio garante che i nostri laureati abbiano pari opportunità ai concorsi”. Ripete: “Veterinaria non è terra di conquista per nessuno. Anzi. Stiamo cercando di valorizzare al meglio i nostri laureati bravi”. Come? “Ad esempio instaurando forti rapporti internazionali. Sotto la mia presidenza sono riuscito a creare numerose iniziative di internazionalizzazione e sono numerosi i luminari stranieri che vengono a tenere lezioni o convenzioni”. Qualche esempio? “Dalla prof.ssa Saveria Campo, leader della biologia molecolare (papilloma virus) della Glasgow University; John Gabel, leader mondiale della microscopia laser confocale dell’Università di Yale; il prof. Soon, della Medical School di New York, ai virologi belgi e francesi, esperti in herpes virus, provenienti da Ghent, per il settore Ispettivo, a Fratanico della New York University, a Del Piero dell’Università della Pensylvania. A seguito di questi rapporti sono diversi i nostri ricercatori che oggi vanno in quelle Università a maturare esperienze e a perfezionarsi”. Così ha risposto anche alle critiche della Comunità Europea che nel 2002 contestava proprio una carenza di internazionalizzazione: “con l’internazionalizzazione e il reclutamento”. “E sono orgoglioso di quanto ho fatto in questi 5 anni da Preside, e del gruppo che con me sta collaborando su queste istanze. Valorizzando i nostri interni, ma al contempo impegnandoci nella ricerca, come il CIVR sta a testimoniare”. 
Nepotismo
Nepotismo. È un’altra delle accuse del rapporto della Comunità Europea. Una relazione severa, che parla di “baronia fatta da docenti vecchi, di ricambio fatto in casa, di raccomandazioni anche sul personale tecnico”. E per la verità, scorrendo l’elenco del corpo docente della facoltà, si trovano i nomi del figlio dell’ex Preside Di Girolamo e di Pelagalli, e poi Piccolo, Russo, Vittoria, D’Angelo, Papparella, solo per fare qualche nome. “Papparella sta qui da 30 anni, Russo da 20 anni, etc”. “E comunque sono presenze radicate, precedenti alla mia presidenza”. “Beh, la dico tutta, qui c’è anche un Sante Roperto, mio figlio, se non lo sapete: laureato in quattro anni ed una sessione, 110 e lode, sta lavorando sul papilloma virus al Centro Nazionale a Roma, ed a breve andrà a Glasgow, dalla prof.ssa Campo. Si può cercare la medline on line, per vedere la sua produttività e le pubblicazioni internazionali. Voglio vedere se qualcuno trova qualcosa da dire sulla sua qualità scientifica. Veterinaria non ha nulla di diverso da altri settori dell’università e della società”. Cioè “sono livelli fisiologici di presenze familiari”. Osserviamo: i Pagnini sono a Veterinaria da tre generazioni: “un fatto normale, come in tutte le professioni. L’importante è la qualità. È la prima cosa. E su questo credo non si discuta”. Ancora, Rocco De Luna e la Severino. “Sono marito e moglie e si sono conosciuti dopo. Bravi al punto che a Clinica Medica, De Luna è ora in aspettativa per 5 anni, in quanto dirigente di primo livello all’Asl di Avellino; la moglie è a Malattie Infettive”. E i Maiolino? “Maiolino, il padre, stiamo parlando degli anni ’60, ora in pensione”. Roperto ci interrompe e ripete: “Non ho scheletri nell’armadio. Ho sempre operato nella massima trasparenza”. E salutandoci ci dà un’ulteriore notizia: “ci sarà un nuovo concorso, a Catanzaro, per Fisiologia, Vet. 03. Vi avrebbe dovuto concorrere un nostro brillante laureato, scomparso: Antonio Saibelli, bravo, molto bravo, con un’esperienza di due anni in Olanda”. 
Paolo Iannotti
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