Dalla Colombia a Piazzale Tecchio per un dottorato di ricerca

Dalla Colombia a Napoli per un dottorato di ricerca in Ingegneria Informatica e dell’Automazione. Parliamo di Gustavo Osorio, ingegnere elettronico trentenne di Pereira, in Colombia, approdato alla Facoltà d’Ingegneria partenopea per proseguire i suoi studi nel campo dei Sistemi non lineari. 
In realtà, Osorio è un docente del Dipartimento di Ingegneria Elettrica, Elettronica e Computazionale dell’Università Pubblica Colombiana, dove insegna Sistemi digitali. Tuttavia, “per poter continuare la mia attività didattica, devo conseguire un dottorato di ricerca”. A settembre 2004, così, l’arrivo a Napoli. Già, perché proprio Napoli? “Un caso. Sono stato segnalato al prof. Mario Di Bernardo, attualmente il mio tutor, che tra i tanti curricula ha poi scelto il mio”. “I miei progetti iniziali – precisa, in un buon italiano – prevedevano di andare in Canada, dove ho svolto un Master in Automazione industriale. Poi l’opportunità di una borsa di studio finanziata da un progetto europeo mi ha condotto qui”.
Il docente colombiano fa parte del “Sincro”, un gruppo di ricerca del Dipartimento di Informatica e Sistemistica del Federico II  che si occupa di  Sistemi Non lineari, Controllo delle Reti e dei Processi. “Questa Facoltà – confessa Osorio – è l’ideale per chi voglia fare ricerca. Il mio, infatti, è principalmente un lavoro teorico e di software. Qui ho trovato un’ottima biblioteca, con un sistema elettronico per la ricerca bibliografica eccellente”. Però ammette: “devo essere onesto, mi aspettavo di peggio. A paragone con le altre realtà straniere che ho avuto modo di conoscere, tra cui anche quella dell’Università Tecnica di Catalogna in Spagna dove generalmente vanno gli ingegneri colombiani a specializzarsi, Napoli si difende bene. Certo, non c’è confronto con le Università inglesi più importanti. Ma questa è un’altra storia”. 
La borsa di studio triennale non è sufficiente a coprire le spese di alloggio.  Napoli non riesce ancora ad offrire una sistemazione consona nelle residenze universitarie, presenti sul territorio cittadino in numero ridotto e con pochi posti letto. “Per il momento – dice il docente – sono ospite in casa di amici di amici, al Vomero. Ma non posso più approfittare. Sono alla ricerca di un appartamento, ma i prezzi dei fitti sono proibitivi per una persona sola, e non conosco nessuno con cui poter dividere casa. Che dire, speriamo bene”. 
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