Scippi e rapine ai danni degli studenti

Studenti derubati all’Università. Nella strada che va dal biennio di via Claudio al triennio della Facoltà d’Ingegneria di piazzale Tecchio. Una storia che si ripete da anni. Una storia di ordinaria delinquenza. Le forze dell’ordine sanno, ma possono poco: mancano le denunce. Anche se negli ultimi tempi ci sono state alcune segnalazioni che hanno fruttato una serie di arresti.
I recenti fatti di cronaca – l’assassinio dell’ingegnere settantenne al centro storico di Napoli rapinato per poche migliaia di euro – hanno spinto il prof. Franco Garofalo, ordinario di Automatica alla Facoltà di Ingegneria della Federico II, ad alzare la voce in difesa dei suoi studenti. “Dobbiamo aggiungere – dice – un altro punto alla penosa lista di violenze perpetrate ai danni di persone inermi, quello nei confronti degli studenti della mia Facoltà che, quotidianamente, devono spostarsi più volte al giorno tra il plesso di piazzale Tecchio e quello di via Claudio”. 
“In questi settecento metri di percorso pedonale – prosegue il docente – i ‘soliti noti’ possono, indisturbati, rapinare i nostri studenti della ‘paghetta’ o, peggio ancora, dei loro computer portatili”. “Addirittura – aggiunge basito – so che alcuni studenti, sorpresi senza danaro, sono stati costretti a prelevare soldi col bancomat e consegnarli nelle mani dei delinquenti”.
Il prof. Garofalo continua nel suo sfogo: “siamo costretti ad assistere impotenti alla violenza sui nostri migliori giovani. Quelli che costruiscono il proprio futuro attraverso un impegnativo percorso di studio. Molti di loro, memori di queste e di altre simili disavventure, hanno già deciso di lasciare Napoli. Fa rabbia. Fanno invece amaramente sorridere le reiterate pubbliche promesse di Prefetto e Sindaco in occasione di questi tragici eventi”.
Storie di ordinaria delinquenza, dicevamo. “Preside, direttori di dipartimento, professori, studenti della Facoltà da tempo segnalano questi avvenimenti al vicinissimo Commissariato di Polizia di piazzale Tecchio. Nessun concreto provvedimento è stato mai preso”, afferma Garofalo. Che aggiunge: “temiamo soprattutto per le ragazze, diventate da qualche anno numerose ad Ingegneria”. 
Una mezza verità, quella del prof. Garofalo, secondo Alberto Francini, primo dirigente del Commissariato San Paolo: “conosciamo bene la situazione. In effetti, circa due mesi fa ci sono pervenuti alcuni esposti, anche da parte del Rettore Guido Trombetti, che sottolineavano la recrudescenza di rapine. Il problema fondamentale è che nessuno denuncia: senza, possiamo solo agire in flagranza di reato, la qual cosa è molto difficile”. 
Balordi, in genere tossicodipendenti. Questo l’identikit dei disgraziati che terrorizzano ragazzi e ragazze nella ristretta area che costeggia la curva A dello stadio San Paolo. “Le violenze accadono soprattutto nelle prime ore della mattinata, quando gli studenti cominciano ad affollare l’Università. Ed è vero, si tratta di ‘soliti noti’, tutti schedati nei nostri registri. La zona è anche presidiata da agenti in borghese. Ma non basta. Ci servono le denunce. Vanno bene anche in forma anonima, per telefono, purché accompagnate da descrizioni dettagliate dei rapinatori”.    
Qualcosa, però, sta cambiando. Soprattutto da quando il dott. Francini ha pubblicamente esortato – dagli studi di una rete televisiva locale – i ragazzi a reagire: “abbiamo già ricevuto una decina di denunce, in seguito alle quali abbiamo prima identificato e quindi arrestato alcuni delinquenti. Ciò che chiediamo alla cittadinanza è un po’ di collaborazione: segnalare i fatti al Commissariato non è una perdita di tempo. Anzi, è il modo più rapido per fronteggiare la situazione”. E, nel frattempo, suggerisce agli studenti: “state sempre all’erta e cercate di camminare in gruppo”.
Paola Mantovano
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