Diritto Penale, un unico docente per due cattedre

L’Aula A5 di via Marina comincia a riempirsi pian piano. Un via vai continuo di studenti cerca di prendere posto. C’è un banchetto posizionato all’estremità dell’aula: si raccolgono firme di frequenza per avere agevolazioni sul programma. Il corso di Diritto Penale del prof. Sergio Moccia è uno dei più frequentati del primo semestre. Per le difficoltà della materia ma anche perché il prof. Moccia, da quando il prof. Vincenzo Patalano è andato in pensione, ha assunto la titolarità di ben due cattedre: la prima (G-M) e la seconda (N-R). “I primi giorni c’era il delirio totale, adesso la folla è diminuita, ma è impensabile seguire solo due ore di lezione per una materia così caratterizzante. In più la confusione non agevola la frequenza”, commenta Gioconda Martino, studentessa al quarto anno. La legge dell’adattamento sembra prevalere. “Ci sediamo ovunque – racconta Alfredo Norcia, studente al terzo anno – alcuni di noi recuperano le sedie nelle altre aule e prendono appunti senza avere un banco d’appoggio. Ma seguire è fondamentale, non solo la materia diventa più familiare, ma ci sono degli sconti sul programma”. “Paghiamo tasse molto alte – dice Sabrina, studentessa fuori corso – e, nonostante tutto, le cattedre vengono accorpate, i professori dimezzati. Una Facoltà come la nostra non può permettersi di perdere docenti, gli studenti dovrebbero essere tutelati almeno in ambito didattico”. “Il corso è interessante e il professore è molto bravo – spiega Luciano Marasco, studente fuori sede – Quello che noi denunciamo è la condizione in cui siamo obbligati a seguire i corsi”. La vede diversamente il prof. Sergio Moccia: “In realtà i disagi dell’accorpamento delle cattedre non sono poi così drammatici. Tutti gli studenti trovano posto e seguono la lezione in modo partecipato, dando vita ad un dibattito che rende l’incontro giornaliero davvero interessante. Lo spazio si trova sempre, è la voglia di mettersi in gioco che poi fa la differenza quando si segue un corso così affollato. Non ci sono state lamentele particolari, se siamo ancora qui vuol dire che il corso è fondamentale per la formazione di un buon giurista”. 
Internazionale,
 lezione affollata 
ma ordinata
Corsi accorpati e stessi problemi a Diritto Internazionale del prof. Massimo Iovane. L’Aula Ottagono dell’Edificio Centrale ospita gli studenti appartenenti alla I cattedra (A-C) e alla IV (Q-Z). “Seppur spaziosa – dice Elena Quagliozzi, studentessa al terzo anno – l’aula non riesce a contenere tutti gli studenti. Alcune volte seguiamo i corsi su sedie posizionate accanto alla cattedra, altre volte ci ritroviamo sui gradini o sui piani più alti. Seppur affollata, la lezione però è molto ordinata, ci permette di fare domande e spaziare al di là dell’ambito internazionalistico”. Di parere concorde Emma Cavani, studentessa al quarto anno: “Il più delle volte ci si stringe su questi ‘spalti’ in modo che tutti possano trovare spazio. Non essendoci sedie singole è più facile, non si sta comodi ma almeno la maggioranza degli studenti può prendere appunti in modo adeguato. I primi giorni era più difficile trovare posto”. Le lezioni sono molto seguite anche perché chi vi prende parte ha delle agevolazioni sul programma. “Chi segue il corso non porta la parte speciale – spiega Marcello – e grazie ai seminari si avvale di una tesina ricca di casi giurisprudenziali e può studiare da quella. Anche la parte concernente il diritto del mare può essere semplicemente letta se si segue l’intero ciclo di lezioni”. Riduzioni che fanno gola a tutti gli studenti. “Nonostante l’affollamento, siamo qui per poter formulare una nostra tesina. Studiare su appunti propri è una possibilità che non si riscontra in tutte le cattedre – sottolinea Vanessa Amato, studentessa al quinto anno – Inoltre, le riduzioni riguardano una delle parti più ostiche della disciplina e quindi ben vengano”. Soddisfatto della partecipazione il prof. Iovane: “Anche quest’anno ho un’aula abbastanza grande che mi permette di ospitare un folto numero di studenti. Non vi sono problemi, la frequenza è regolare ed i posti a sedere non scarseggiano quasi mai. La lezione è stimolante e i miei ragazzi sanno quant’è importante seguire. Ogni giorno c’è sempre un lungo dibattito, è un corso partecipato”. In effetti, la lezione è corale: “è la cosa che mi preme di più, cominciare con una parte istituzionale per impartire i primi rudimenti, in modo da avviare un discorso costruttivo. Naturalmente, chi partecipa ha delle agevolazioni. Inoltre, con la partenza dei seminari, i ragazzi potranno preparare una propria tesina da cui studiare. La tesina prevede casi giurisprudenziali difficili, sentenze da ricercare e contatti con ospiti illustri. Solo uno studente motivato raggiunge la meta con ottimi risultati”. 
Situazione simile, seppur il corso si sdoppi in due fasce orarie diverse, per la I (A-C) e la IV cattedra (Q-Z) di Diritto Amministrativo, entrambe sotto la guida del prof. Fiorenzo Liguori. “Anche se le lezioni si svolgono in orari diversi, il corso più affollato è quello delle 8.30. La maggior parte degli studenti – commenta Roberto Capuano – preferisce seguire al mattino presto per avere la possibilità di studiare poi nell’arco della giornata. Attualmente tra le due cattedre si crea un bel po’ di confusione”. “Sono un infiltrato – ammette Gianluca, studente al quinto anno – In realtà dovrei seguire il corso che parte alle 12.30 per terminare alle 14.30, troppo tardi. A queste lezioni non ci sono mai stato e non so come sia la frequenza, fin dal primo giorno seguo queste mattutine”. Visto il numero di studenti che affolla l’aula, sembra verosimile che la maggior parte propenda per questa soluzione. “Anche io sono un’infiltrata – dice Maria Rispoli – purtroppo, nelle ore successive sono impegnata con altre lezioni e non mi va di rinunciare. Il problema dell’accorpamento si sente nella mancanza di spazi e per la confusione che si viene a creare. Ancora una volta, a causa dei grandi numeri, ciò che viene penalizzato è il rapporto con il docente. Avere due cattedre significa avere minor tempo da dedicare agli studenti, una minore possibilità nell’assegnare le tesi e quindi minori opportunità didattiche”. 
Susy Lubrano
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