Disegno Industriale. La parola al Presidente del Corso di Laurea

La prof.ssa Patrizia Ranzo è il Presidente del Corso di Laurea triennale in Disegno Industriale. Le abbiamo riportato le opinioni raccolte tra gli studenti. “Sono molto meravigliata – afferma la Ranzo – in quanto Disegno industriale risulta il primo Corso di Laurea della Facoltà di Architettura, se teniamo conto dei rilevamenti anonimi svolti tra gli stessi studenti”. 
La docente risponde punto per punto alle sollecitazioni degli allievi. Innanzitutto la differenza che passa tra una Scuola di design e un Corso di Laurea. “Prima di tutto, c’è da dire che le Scuole sono private – spiega la professoressa – e quindi richiedono il pagamento di rette molto più elevate rispetto alle tasse universitarie. In ogni caso, la differenza fondamentale sta nella ricerca: all’Università si fa ricerca, i docenti sono obbligati a farla!”. Ma il titolo conseguito ha lo stesso valore? “Il titolo universitario ha sicuramente più prestigio. Il valore della laurea, però, non sta in un pezzo di carta che ormai conseguono in tanti, piuttosto nelle capacità acquisite, nell’esperienza e nella costruzione del proprio curriculum vitae! Il pezzo di carta non assume alcun significato, ad essere importante è il book dei lavori che un candidato presenta alle imprese, con tutto ciò che è in grado di saper fare!”.
Il Corso in Disegno industriale della Seconda Università si articola in due orientamenti che introducono un elemento di differenziazione culturale e professionale: Progettazione del prodotto eco-orientato e Design per la comunicazione multimediale. “Al terzo anno, gli studenti scelgono tra la grafica e lo sviluppo del prodotto e dedicano un esame–laboratorio da dodici crediti ad uno di questi due settori. In più, sono previsti esami di Interior design. Altri ambiti, quali il car design e il nautic design, saranno sviluppati durante il corso di laurea Specialistica in Progetto e gestione di prodotti e servizi per distretti industriali”. E a chi non comprende la dicitura del percorso Specialistico biennale, la prof.ssa Ranzo ricorda che “il titolo non è la sostanza. E poi noi, fin dal primo anno, spieghiamo ai nostri studenti cos’è un distretto industriale e illustriamo quelli presenti in Campania”. 
Una mostra
annuale con i
migliori prototipi
La realizzazione dei progetti sembra essere una fase importante dell’attività didattica. “Lo è – dice la Ranzo – e posso affermare con estrema sicurezza che non si fa solo teoria, e questo lo testimonia la mostra che organizziamo ogni anno con i prototipi migliori”. La macchina prototipatrice “viene usata, nonostante il costo della materia prima sia molto alto, ma sicuramente non è possibile realizzare i prototipi di tutti e trecento gli studenti. Si realizzano i prodotti migliori, quelli scelti dalle aziende, anzi a breve la prof.ssa Simona Petretta, docente del Laboratorio di Prototipazione, pubblicherà un libro contenente tutti i prototipi realizzati dai nostri studenti. L’unica verità è che l’Università non ha fondi e, in seconda ipotesi, se non possiamo realizzare prototipi, insegniamo in che modo utilizzare la macchina prototipatrice”. 
Sull’aula informatica: “avere un laboratorio di informatica, oggi, risulta obsoleto. Per questo motivo, abbiamo liberato un’aula per far lavorare gli studenti con i loro portatili, ma se rivogliono i computer li rimettiamo”.  Vista la scarsità di fondi, “ho acquistato, a mie spese, due stampanti per la sede di Marcianise, perché mi rendevo conto di quanto fossero necessarie. Noi docenti cerchiamo di fare tutto quello che possiamo. La mia porta è sempre aperta”.
Una critica rivolta ai ragazzi. “Hanno pessimi voti ad esami fondamentali, come Materiali, un insegnamento indispensabile per capire come si reggono in piedi gli oggetti realizzati. E se hanno brutti voti, è perché non aprono i libri!”. 
Le tante iniziative 
promosse
Sulla vivacità del Corso, la prof.ssa Ranzo ricorda: “siamo stati a Verona per il Sun Garden con ‘I giardini di creatività della Sun’, dove abbiamo avuto a disposizione un intero padiglione, allestito da noi, con lo scopo primario di promuovere la creatività dei nostri laureati i quali, per l’occasione, hanno presentato varie realizzazioni: da lampade a luce per l’esterno con l’uso della tecnologia oled; siamo stati al Macef Med e alla Triennale di Milano, abbiamo partecipato a Design Mostra presso la Mostra d’Oltremare in collaborazione con l’Api e la Fiera della casa, al PharmaExpo. I ragazzi, poi, sanno che le Fiere sono organizzate per i liberi professionisti”. 
Post-laurea. L’Albo professionale, anticipa la docente, “è in via di riconoscimento”. Gli sbocchi occupazionali: “il Corso di laurea colloca gli studenti nel mercato del lavoro, anche se questi ultimi sembrano distratti. Di recente, sono stati pubblicati, sia sul sito unina2 che sulla Gazzetta Ufficiale, quattro bandi di concorso per altrettante borse di studio destinate a laureati in Disegno Industriale, ma si è presentata una sola persona per bando! A questo punto, mi chiedo dove e in quale maniera, questi giovani cercano lavoro”. E poi, ci sono in cantiere altre importanti iniziative per i neo-laureati appassionati del Disegno industriale. “In collaborazione con la Regione Campania e l’Api, stiamo varando il programma ‘Fabbrica bianca’, una fabbrica immateriale dove formiamo risorse umane. L’obiettivo è occupare neo-laureati in imprese per un tempo di tre anni, durante i quali saranno retribuiti. Se i ragazzi si rendono indispensabili, creando nuovi prodotti e promuovendo innovazione, avranno la possibilità di essere assunti”. In previsione, anche un Master di Alta formazione del Gioiello, in collaborazione con Il Tarì. “Sarà completamente gratuito per gli studenti, i quali potranno anche usufruire di tutti i servizi del Tarì”. Ma il lavoro –sottolinea la docente – “lo trova chi si forma bene, ha esperienza ed è spinto dalla passione”. Passione che si percepisce nel percorso professionale della docente. Racconta: “i miei genitori volevano che io studiassi Lettere, ma io ho scelto Architettura (all’epoca, non c’era uno specifico corso di laurea in Design) e mi sono dovuta pagare gli studi da sola. Avevo una grande passione per il Design e, alla Facoltà di Architettura, c’era solo un esame che entrava più nello specifico. In seguito mi sono formata negli studi dei più grandi designer, ho lavorato per anni in Giappone. Non è stato facile per una ragazza. Ho fatto una gavetta durissima e sono entrata in Università a quarant’anni, perché ho pensato che bisognava creare qualcosa in Campania per i ragazzi che vogliono studiare il Design”.
(Ma.Es.)
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