Enrico, studente chitarrista, con la sua band a Sanremo Giovani

Venticinque anni e due passioni: i libri di architettura e la musica. Difficili, ma non impossibili da conciliare. Enrico Pizzuti, 25 anni, chitarrista, è uno dei giovani emergenti, nell’ambito della scena musicale partenopea. Suona in una band – Le Strisce – composta tutta da universitari: Davide Petrella alla voce, Andrea Pasqualini alla chitarra, Raffaele Papa alla batteria, Francesco Caruso al basso e, appunto, Pizzuti. Il gruppo ha debuttato con l’album “Torna ricco e famoso”, nel 2008, che ha riscosso i favori della critica ed ha venduto 3000 copie. Ha partecipato quest’anno alla selezione “Sanremo Giovani”. E’ in preparazione il secondo album, sempre con la Emi, che uscirà a fine maggio.
Come riesci a conciliare studio e musica?
“Ci provo, perché sono entrambe due grandi passioni. Lo scorso anno col gruppo ho tenuto una quindicina di concerti e sono andato spesso a Milano, dove c’è la sede della casa discografica. Però, non ho mai abbandonato l’idea di laurearmi. Mi mancano quattro esami e ho tutta l’intenzione di concludere”. 
Come è nata la band dove suoni?
“Ci conoscevamo da tempo, eravamo in gruppi diversi. L’idea di metterci insieme, di creare Le strisce, è venuta dopo”.
Come definiresti il genere che suonate?
“Rock pop. Leggero, frizzante, semplice”. 
L’episodio più divertente che ti è capitato all’università da quando suoni?
“Esame di Geometria Descrittiva con la professoressa Mara Capone. Prima di sostenere la prova le ho regalato un cd”.
Cosa fu, captatio benevolentiae? 
“Diciamo un modo per giustificare la frequenza non tanto assidua, durante l’anno, al corso”.
Come è andata?
“Bene, presi ventotto. Intendiamoci, però, avevo studiato, ero preparato.  Il dono del cd fu solo il modo per rompere il ghiaccio”.
Ricorre spesso a questo metodo?
“Ogni volta che posso”.
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