Erasmus al Federico II, domande entro l\’11 marzo

600 studenti in partenza (contro i 539 del 2008-2009), 260 in entrata. La durata media del soggiorno all’estero si attesta intorno ad un semestre. Spagna, Francia e Germania le destinazioni preferite dagli studenti napoletani. Sono i numeri di Erasmus al Federico II. Li fornisce la dott.ssa Fernanda Nicotera, capo dell’Ufficio Relazioni Internazionali, in occasione della pubblicazione del nuovo bando che presenta tantissimi accordi promossi nelle tredici Facoltà dell’Ateneo con università straniere aderenti al Programma. Quindi opportunità da cogliere per gli studenti che vogliano vivere esperienze culturali all’estero, conoscere nuovi sistemi di istruzione, perfezionare la conoscenza di almeno un’altra lingua, incontrare giovani di altri paesi, frequentare corsi e sostenere esami o preparare la tesi di laurea. Il soggiorno all’estero è di minimo tre mesi, massimo dodici. Possono concorrere al bando gli studenti iscritti ad anni successivi al primo; quelli al primo anno delle lauree triennali e magistrali a ciclo unico purché al momento della domanda abbiano acquisito non meno di 15 crediti; gli iscritti al I anno delle lauree specialistiche di secondo livello, a scuole di specializzazione, master o dottorati. 
“Porre la dovuta attenzione nel raccogliere tutte le informazioni possibili e disponibili, non essere frettolosi”, il primo consiglio fornito dalla dott.ssa Nicotera. E poi “non ridursi all’ultimo momento per presentare la domanda” (quest’anno il termine è fissato all’11 marzo) per non rischiare intasamenti del sito (www.unina.it), visto che la procedura avviene solo on-line (in caso di problemi si può contattare attraverso mail il contact center). Il giorno successivo va consegnata la domanda cartacea alle Presidenze di Facoltà. Questa dimenticanza “è motivo di esclusione dal concorso”. 
Alla scelta della destinazione deve seguire un’attenta consultazione dei siti delle università straniere – indicati nella Guida – per verificare se ci sono affinità con il proprio piano di studi. Infine, rivolgersi ai promotori dello scambio nelle Facoltà che possono fornire informazioni più dettagliate. Non da ultimo “affidarsi al passaparola tra gli studenti che hanno già vissuto l’esperienza”. Una novità da segnalare: per alcuni accordi “conta l’iscrizione ad un determinato Corso di Laurea più che la Facoltà di appartenenza. Quindi verificate”, avverte la dott.ssa Nicotera.  
I selezionati riceveranno una borsa di studio che lo scorso anno ammontava a 500 euro al mese (ai 230 euro del contributo comunitario si sono aggiunti 120 euro integrativi messi a disposizione dall’Ateneo e un bonus di 100 euro per le spese di viaggio). Una cifra che non copre tutti i costi del soggiorno e che quindi impone “un sacrificio alle famiglie”. Per quanti avessero necessità di perfezionare la lingua, il Federico II organizza, tra giugno e settembre, corsi gratuiti di francese, spagnolo e tedesco presso il Centro Linguistico d’Ateneo (sedi al centro storico e a Monte Sant’Angelo) della durata di 60 ore. Corsi intensivi sono promossi anche dalla Commissione Europea con l’intento di sostenere ed incrementare la mobilità studentesca verso quei Paesi le cui lingue sono meno diffuse e meno insegnate (Belgio – Comunità fiamminga, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Grecia, Ungheria, Islanda, Lettonia, Lituania, Malta, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Svezia, Turchia). Si frequentano presso le università del paese ospitante. Le candidature vanno presentate all’Ufficio Relazioni Internazionali “poi noi le giriamo all’Agenzia Nazionale”. 
Un’altra chance da cogliere al volo, per studenti, specializzandi e dottorandi, il bando, anch’esso di fresca pubblicazione (scade il 16 marzo), Erasmus Students’ Placement con il quale si ha la possibilità di svolgere un tirocinio (che non duri meno di tre mesi) presso imprese, centri di formazione e centri di ricerca in ambito europeo con un contributo di 600 euro mensili. Alla Facoltà di Ingegneria, pioniera del progetto, quest’anno si sono aggiunte Veterinaria, Scienze Biotecnologiche, Scienze. 15 complessivamente le borse messe a concorso.
Per qualsiasi altra informazione di carattere amministrativo, rivolgersi all’Ufficio Relazioni Internazionali  (sede al Corso Umberto 40, dal lunedì al venerdì, ore 9.00-12.00, e-mail international@unina.it); per le questioni didattiche, ai promotori degli accordi delle Facoltà (talune organizzano anche incontri pubblici, è il caso di Ingegneria che il 5 marzo alle ore 15.30, presso la sede di Piazzale Tecchio, presenterà il bando agli studenti ed il referente nominato nell’ambito del Consiglio degli Studenti di Facoltà). 
Un po’ di pazienza e di attenzione nel seguire l’iter burocratico. Ma ne vale la pena. “Gli studenti tornano tutti felicissimi. E poi all’estero fanno sempre bella figura”, conclude la dott.ssa Nicotera.
 
I consigli della prof.ssa Laura Fucci
Un’esperienza che va affrontata “con serietà”
E’ una scelta che va maturata con “serietà”. Perché “divertirsi va bene, conoscere usi, costumi e lingua di un altro paese anche, ma all’estero si va soprattutto per studiare”, avverte la prof.ssa Laura Fucci, coordinatrice Erasmus d’Ateneo nonché Presidente del Corso di Laurea in Biologia Generale e Applicata. “Concorrete al bando. Ma non per gioco. Se si è timorosi di allontanarsi dalla famiglia, dal fidanzato, dagli amici, dal proprio ambiente, meglio lasciar perdere”. Imparare ad autogestirsi, a vivere autonomamente in una città straniera (“dalla ricerca alla condivisione dell’alloggio”) comporta delle difficoltà. Così come seguire i corsi e sostenere gli esami in un’altra lingua. Ed è bene averne consapevolezza. E poi un invito: diffidare di “quanti sostengono che all’estero si superino gli esami più facilmente. Si tratta di voci assolutamente infondate”.  E alla docente viene in mente una studentessa che ha avuto il coraggio di sostenere Anatomia presso una università tedesca. 
Erasmus, insomma, “è una sfida con se stessi”. Un momento di grande crescita individuale, un’esperienza “che apre nuovi orizzonti, arricchisce dal punto di vista formativo e consente di confrontarsi con sistemi didattici completamente diversi”. E conta nel post-laurea. “Aver vissuto un anno all’estero significa dimostrare non solo di aver imparato una lingua quanto anche di aver vinto la sfida di adattarsi a contesti differenti”. Inoltre, rappresenta un modo “per avvicinarsi all’idea di un lavoro all’estero”.
Senza ombra di dubbio, sulla scelta di intraprendere Erasmus pesa l’aspetto economico. Il contributo comunitario – “che al momento è l’unica certezza” – è irrisorio. Per cui “occorre consultare i genitori e verificare se il soggiorno all’estero sia sostenibile”. Per le famiglie a basso reddito che non possono accollarsi le spese, c’è la possibilità di rivolgersi all’Adisu che prevede tra i suoi servizi anche l’attribuzione di sostegni per promuovere la mobilità studentesca. 
“Sono aumentate le destinazioni che non siano la Spagna. C’è però qualche difficoltà con l’Inghilterra. Alcune università inglesi chiedono la certificazione della conoscenza linguistica”, riferisce la prof.ssa Fucci relativamente alle novità del bando di quest’anno. E poi fornisce qualche utilissimo consiglio agli studenti che si apprestano a candidarsi: “produrre la domanda bene e nei tempi. Accertarsi che la pratica on-line sia chiusa; stampare, firmare e consegnare, nei termini previsti, la domanda nelle presidenze di Facoltà. Sono prassi ormai consolidate, utilizzate dall’Ateneo anche per i concorsi d’accesso ai Corsi di Laurea a numero chiuso”. Ancora: “leggete bene tutte le informazioni” e “pretendete che il Learning Agreement sia ben articolato, così da conoscere bene quali esami sostenere all’estero per poi vederseli riconosciuti al rientro”.
 
Giurisprudenza, una delle Facoltà più attive
“Gli studenti ritornano entusiasti”

“Tutti i miei studenti ritornano dall’estero entusiasti. E’ una esperienza umana e formativa che allarga gli orizzonti”, afferma la prof.ssa Carla Masi Doria, docente di Storia del Diritto Romano, delegata Erasmus a Giurisprudenza, Facoltà che con Lettere ed Ingegneria è tra le prime in Ateneo per scambi promossi. Medicina, Architettura e Lettere sono quelle maggiormente attive in rapporto al numero degli iscritti. Le mete più gettonate sono Parigi, Barcellona, Madrid, per l’attrazione che esercitano le grandi città universitarie. Ma anche nei centri più piccoli, assicura la docente, si sta bene. Delizioso il soggiorno di alcuni studenti a Friburgo, la giovane e vivace capitale della Foresta Nera tedesca. Ma a pesare nella scelta delle destinazioni è l’aspetto linguistico. “Gli studenti pensano, e c’è un fondo di verità, di trovarsi meglio nei paesi dove si parlano lingue affini alla nostra”, quindi hanno timore di recarsi in Germania – meta indicata per chi ha la tesi in alcune discipline, ad esempio quelle dell’area “romanistica, filosofica e penalistica” – ed Austria “perché, indiscutibilmente, il tedesco presenta delle difficoltà”. Ma in Europa, sottolinea la docente per tranquillizzare gli studenti, “gli esami sono soprattutto scritti, la tradizione dell’oralità è quasi scomparsa”. 
L’esiguità della borsa – si tratta più che altro di un rimborso spese – può dissuadere dall’affrontare questa avventura. Però va considerato che all’estero “per lo studente ci sono agevolazioni in tutti i campi (alloggi, trasporti)”. 
Merito (media voti ed esami sostenuti in rapporto all’anno di iscrizione), conoscenza linguistica e colloquio motivazionale: i requisiti della selezione. Le domande sono tante ma le graduatorie sono a scorrimento, “cerchiamo di coprire tutti i posti disponibili”, dice la professoressa che conta ben 160 studenti in mobilità nell’ambito degli accordi di cui è promotrice. Da parte della Facoltà la garanzia di tanta elasticità quando emergono problemi nel piano di studi (talvolta per una diversa collocazione degli esami nei semestri). Perché Erasmus è un’esperienza importante – “che dovrebbe contare di più anche in seduta di laurea” – ed un trampolino di lancio  per il futuro – “spesso si ritorna per ricerche successive nell’università straniera ospitante”.      
 
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