Ansia e depressione tra gli studenti universitari: progetti e azioni per il benessere psicologico

‘Un esame non vale una vita’: il tema dell’incontro alla Federico II

Il 33% degli universitari soffre di ansia, il 27% di depressione. Nel 2022 si è verificato un aumento del 7,3% delle rinunce agli studi. Nel 2023, solo nel trimestre gennaio-marzo, si è registrato lo stesso numero di suicidi tra studenti di tutto il 2022.
Questi sono solo alcuni degli allarmanti dati rivelati dagli esponenti del mondo dell’accademia e dell’associazionismo riunitisi, il 23 aprile, nella sede centrale della Federico II, su invito della rappresentanza di Confederazione degli Studenti e del Rotaract Club del Distretto 2101, per fare il punto sugli strumenti messi in campo fino ad ora a sostegno della salute mentale e del benessere psicologico degli studenti e per ribadire, perché non sarà mai abbastanza, che “un esame non vale una vita”: titolo, tra l’altro, del progetto presentato, durante i lavori diretti da Nicola Liguori, Consigliere Nazionale degli Studenti Universitari, da Gianluca Morra, Presidente del Rotaract Club di Nola – Pomigliano d’Arco.
La storia che ha ispirato l’iniziativa ha tutt’altro che un lieto fine: una vita spezzata, quella di una ex compagna di liceo, al termine di un paradigma che ormai, purtroppo, conosciamo bene… una seduta di laurea inesistente, tanti esami ancora da sostenere e una pressione insostenibile da parte delle persone vicine. Ecco che allora “insieme alle associazioni studentesche abbiamo deciso di portare avanti la progettualità su due percorsi che potessero essere autonomi, ma strettamente connessi”: da un lato, lavorare sulla consapevolezza negli studenti perché, “per allentare la pressione nei momenti di massimo stress, bisogna fornire loro i mezzi per riconoscere il momento in cui ci si avvia verso questo circolo vizioso, in modo tale da poter prendere le dovute misure”.
D’altra parte, coinvolgere tutte le ramificazioni dell’università, “partendo da punti comuni che possano essere condivisibili, senza snaturare il percorso universitario ma, al contempo, insistendo sul ruolo fondamentale dei docenti nel percorso formativo: una parola garbata in più durante il corso o all’esito di un esame, così come una parola sgarbata in meno, possono avere un effetto determinante sulla psiche di uno studente che magari sta passando un periodo difficile o una vita difficile”. Esigenza, quella di coinvolgere i professori, segnalata anche dal Direttore di Dipartimento di Giurisprudenza prof. Sandro Staiano, che ha parlato di “necessità di lavorare sulla prevenzione” e di “avere docenti che siano in grado di intervenire su questi stati di disagio con autorevolezza e competenze specifiche”, formandoli affinché possano “comprendere gli stati di difficoltà prima che sfocino in eventi irreparabili”.
Una vera e propria sfida, dal momento che, come evidenzia il prof. Paolo Pedone, Presidente del Consiglio Universitario Nazionale, “la frequenza nei nostri atenei è bassissima: caratteristica unica del sistema universitario italiano che ci rende ancora più difficile intercettare le situazioni complicate”. Per questo motivo, sempre più sentita è la necessità di creare spazi che possano aiutare il consolidamento della comunità universitaria, specialmente nel legame studenti-docenti, rispetto al quale costituirà un tentativo la proposta proprio del prof. Staiano di istituire nel Dipartimento una “rivista scientifica con la partecipazione degli studenti per avere una sede in cui vi sia uno scambio quotidiano e dove l’esigenza di ottenere obiettivi sia vissuta insieme”.

Alleanza e Proben

Intanto, come spiega la Prorettrice prof.ssa Rita Mastrullo, l’Ateneo ha sottoscritto diversi accordi per creare un sistema di rete, battezzato con il nome di ‘Alleanza’, tra Regione Campania, ASL Napoli 1-2-3, Azienda ospedaliera e Federico II, “dedicando risorse sia finanziarie che umane ad un progetto che possa proteggere la comunità studentesca” e che fornirà un sostegno avanzato a coloro che, già rivoltisi al Centro di Ateneo SINAPSI (ormai attivo da quindici anni), dovessero manifestarne la necessità.
In corso di valutazione, inoltre, è anche il progetto ‘Proben’, che vede coinvolte tutte le Università della Campania, a cui si aggiungono la Scuola Superiore Meridionale, il Conservatorio San Pietro a Majella e l’Accademia di Belle Arti. Particolarmente desiderato, come dichiara la Prorettrice, è stato soprattutto il coinvolgimento dei due istituti di alta formazione, “perché crediamo che promuovere il benessere della comunità studentesca passi anche attraverso forme di attività ludico-artistiche in cui lo studente possa coltivare uno spazio personale collaterale e complementare al percorso formativo”.
Tutto ciò senza mai perdere la dimensione dell’ascolto, come puntualizza la Presidente del Comitato Unico di Garanzia (CUG), prof.ssa Concetta Gianicola, che ha infatti sottolineato l’importanza, per i ragazzi, di “poter chiedere aiuto senza che questa esigenza venga sentita come una debolezza”, obiettivo primario dello sportello di ascolto fornito dal CUG, presso il quale è possibile intraprendere un percorso in tutta riservatezza con una delle psicologhe della Commissione, coordinate dalla Consigliera di Fiducia, prof.ssa Caterina Arcidiacono, alla quale è invece possibile rivolgersi se vittime di comportamenti fisicamente o psicologicamente molesti all’interno dell’Ateneo, “rispetto ai quali verranno proposte concrete misure risolutive”.
Vicinanza al tema della salute mentale anche da parte dell’Azienda regionale per il Diritto allo Studio Universitario (Adisurc) che, racconta il consigliere di amministrazione Manuel Di Donna, nel 2023 ha incluso la questione nei propri campi di competenza, deliberando all’unanimità la nascita di uno sportello di ascolto che “nelle prime due settimane dall’apertura ha ricevuto 250 richieste, di cui il 30% da federiciani”.
Insomma, ora che gli strumenti sembrano esserci, o comunque si stanno consolidando, come si fa a capire quando chiedere aiuto? Secondo la prof.ssa Maria Francesca Freda, Direttrice del Centro di Ateneo SINAPSI, è importante in primis capire che il benessere psicologico, e cioè “la capacità di riconoscere un valore di sé, avere degli scopi, ma anche sentirsi appartenenti ad una comunità e sentire di avere le capacità sufficienti a traguardare i propri obiettivi”, non ha a che fare con la felicità:non possiamo immaginare che qualcuno sia malato quando non è felice. Il benessere psicologico non va trattato come una dimensione da curare, ma da coltivare. Se continuiamo ad assumere la scorciatoia di ritenere che ogni variazione di un ipotetico stato di benessere rimandi ad una condizione da curare non stiamo mettendo in discussione l’ipotesi di società performativa: la stiamo inverando”.
Le ‘turbolenze’, per così dire, “fanno parte dell’esperienza umana e noi dobbiamo imparare ad accoglierle e a gestirle. Diventano pericolose e rischiose quando si cristallizzano, quando si è in una posizione costante di rapporto disfunzionale con la propria esperienza: allora abbiamo bisogno di un aiuto strutturato”. A quel punto, afferma, sfruttare gli strumenti di sostegno a propria disposizione diventa “un vero e proprio atto di partecipazione attiva alla vita universitaria”.
Giulia Cioffi

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Ateneapoli – n.08 – 2024 – Pagina 8

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