Erasmus, pochi candidati

Alla recente chiusura dei termini per la presentazione della domanda Erasmus 2007/08 (lo scorso 16 aprile), il bilancio è analogo a quello degli anni passati: non sono molti gli studenti della Parthenope che chiedono di poter usufruire delle borse per la mobilità internazionale. Sulle ragioni di questo fenomeno abbiamo chiesto chiarimenti al coordinatore istituzionale del programma Erasmus, il Preside di Economia prof. Claudio Quintano. Secondo il professore, il primo fattore che frena i ragazzi dal partire consiste nella errata convinzione che trascorrere un periodo di studi all’estero sia una perdita di tempo. “Un’opinione legata in larga parte alla particolare articolazione che, almeno presso la Facoltà di Economia, ha il calendario degli esami. La didattica da noi si svolge secondo i cosiddetti blocchi, nell’ambito dei quali si tengono corsi molto compatti. Gli studenti alla fine di ciascun blocco possono sostenere anche tre esami. Andando all’estero non è detto che riescano ad essere altrettanto celeri, proprio perché si troverebbero di fronte a una diversa organizzazione didattica”. E’ una motivazione che pesa più della spesa da sostenere per mantenersi fuori? E’ noto che le borse Erasmus sono piuttosto esigue. “Anche questo è un dato importante. Però va detto che oltre alle borse indicate nel bando, i ragazzi possono spesso avvantaggiarsi di contributi Adisu. Come università, per quest’anno, lavorando intensamente, siamo riusciti ad ottenere un finanziamento regionale che, per 20 studenti, integra le borse di 200 euro al mese pro capite, per tre mesi”. Altri possibili cause della poca propensione studentesca all’internazionalizzazione? “Devo dire che spesso ci capita di incontrare genitori un po’ troppo preoccupati che i figli non trovino l’accoglienza giusta”. Come rimediare a tutto questo? “E’ fuori dubbio che la mobilità internazionale va aumentata e che gli effetti di questi fattori negativi vanno ridotti. Per riuscirci si devono propagandare più adeguatamente le iniziative Erasmus, considerando anche le peculiarità delle singole Facoltà. Andrebbe inoltre riorganizzata la didattica. Col sistema dei blocchi, molti si accontentano dell’uovo oggi piuttosto che pensare alla gallina domani. Dovremmo accorpare un po’ i corsi facendo blocchi più lunghi, che consentirebbero agli studenti di programmare meglio i tre esami, e di darsi la libertà necessaria per individuare la tempistica delle partenze e delle permanenze all’estero”. 
Un’esperienza bella
e costruttiva
Dunque, timore di perdere tempo e di non farcela a sostenere le spese sembrano essere le principali ragioni che inducono a non intraprendere l’avventura Erasmus. Ma c’è chi non si è lasciato spaventare e oggi, tornato da un’università estera, racconta di aver vissuto un’esperienza bella e costruttiva. Alessandra Ugon, 23 anni, iscritta al secondo anno fuori corso di Management delle imprese turistiche, è stata sei mesi a Vienna, presso la Wirtschaft Universität. E’ successo un po’ per caso: l’idea di partire gliela suggerì il docente con cui aveva sostenuto l’esame di lingua tedesca. “Per Vienna ci sono pochissime candidature, poiché si è soliti pensare che lì gli esami vadano sostenuti in tedesco – dice Alessandra- invece per la maggior parte si possono dare sia in tedesco che in inglese. Io ne ho sostenuti quattro: Inglese tecnico, Business law che è una specie di Diritto commerciale, Finanza e Marketing”. I disagi per lei sono stati solo iniziali: “all’inizio si ha paura del confronto. Poi però si entra nel nuovo meccanismo e ci si sblocca. A me tutti avevano detto di non preoccuparmi, perché gli studenti Erasmus vengono aiutati. Secondo la mia esperienza non è vero, anche all’estero si deve studiare sodo. A Vienna ho trovato un metodo molto diverso da quello che c’è qui da noi. Lì il voto è determinato solo per il 25-30% dalla prova finale, la restante parte è il risultato di lavori individuali e di gruppo e perfino degli interventi fatti in aula. C’è l’obbligo di frequenza e ogni aula è per un massimo di 25 studenti”. Disagi economici? “All’inizio devi anticipare tu, poi ti arrivano i rimborsi, che sono meno esigui di quello che si crede. Ce la si può fare, soprattutto se si va in un posto ben organizzato come quello in cui sono stata io, dove gli Erasmus potevano dormire in uno studentato che costava pochissimo. Forse il problema è che non c’è costanza nei meccanismi di integrazione economica. Un anno magari la Regione stanzia parecchio, un altro invece no”. In definitiva, nessuno svantaggio è derivato ad Alessandra Ugon da quest’esperienza? “Beh, sono andata un anno fuori corso. E questo perché la convalida degli esami sostenuti all’estero non è automatica. Bisogna sostenere delle integrazioni che a me personalmente hanno fatto perdere mezzo anno di tempo”. Pentita? “Assolutamente no, i vantaggi dell’Erasmus superano sempre gli svantaggi. Però bisognerebbe mettere i ragazzi in condizione di fare gli esami fuori serenamente, senza problemi di convalida nell’ateneo di provenienza”. E’ andata diversamente per Laura Figalli e Ilaria Tutore, due cugine iscritte entrambe al secondo anno della specialistica di Management internazionale. Sono state per tre mesi a Barcellona, presso l’Università Pompeu Fabra, dove hanno sostenuto gli esami di Finanza aziendale e Storia economica. Quelli che gli mancavano alla laurea triennale si contavano sulle dita di una mano, e così hanno potuto godere del periodo di studi Erasmus con più tranquillità. “Siamo state a Barcellona da aprile a luglio 2005 – raccontano- una volta tornate alla Parthenope abbiamo dovuto sostenere delle integrazioni per la convalida degli esami, ma non è stato un problema”. C’è da crederci, visto che a soli 24 anni stanno per conseguire anche la laurea specialistica. Laura è addirittura tornata a Barcellona con il programma di tirocinio denominato Leonardo. Se si chiede alle due cugine cosa le ha più colpite dell’università che le ha ospitate, rispondono senza indugio: “la grandezza degli spazi e l’efficienza dei servizi. La biblioteca era aperta fino a mezzanotte, anche la domenica. Là gli studenti all’università ci vivono nel vero senso della parola”. C’è anche chi durante l’Ersamus, oltre a un nuovo ambiente e a grandi spazi, ha trovato l’amore. Come Simone Bernard, studente di Informatica, che è stato a Granata da settembre 2006 a febbraio 2007. Ci è ritornato ad aprile per incontrare la sua ragazza. Di esami, purtroppo, non è riuscito a superarne neppure uno. “Ho avuto qualche difficoltà con i corsi, che avevano piani di valutazione diversi dai nostri – spiega- Inoltre non sapevo che lì se non si supera un esame lo si può ripetere solo a settembre, in sessione straordinaria”. Nonostante questo, Simone rifarebbe quest’esperienza ad occhi chiusi: “ho sete di conoscere sempre cose nuove e di venire a contatto con culture diverse dalla mia. L’Erasmus, poi, ti permette di capire quanto vali come persona, perché per la prima volta ti devi gestire lontano dalla casa dei tuoi genitori”. 
Sara Pepe
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