Edificio Marina. E’ un mite pomeriggio di marzo. Annalisa Madonna si reca a seguire l’esame di una amica. Abbandonata per qualche attimo la borsa sulla seggiola di una aula (condotta sicuramente imprudente, ma quanti studenti fanno la stessa cosa senza preoccuparsene?) per andare a telefonare alla compagna, Annalisa fa ritorno al piano accorgendosi che, in senso opposto a lei, prende le scale un giovinastro che ha uno strano rigonfiamento sotto la giacca. Non si sa bene da cosa, Annalisa riconosce la sua borsa e subito scatta il parapiglia. La ragazza afferra il malvivente e lo trascina in un luogo dove presto si raduna una gran folla. Qui, dopo strattoni e urla, riottiene la borsa, benché non ottenga l’aiuto di nessuno dei ‘cuor di leoni’ presenti, che si guardano bene dal farsi immischiare in una colluttazione che non li riguarda. Anche gli appelli ad andare a chiamare la guardia giurata cadono nel vuoto. Colmo dei colmi: l’ausiliario Esposito, in servizio al primo piano dell’edificio, viene autenticamente bloccato dai ragazzi stessi che quasi accompagnano loro il tossico all’uscita impedendo a chiunque di trattenerlo per consentirne l’arresto, “non lo farà più” è la spiegazione riservata al loro peraltro incomprensibile gesto. Il risultato è che la ragazza è rimasta sotto shock e, parzialmente, anche l’ausiliario che ha tentato di aiutarla, che ora ha timore di ritorsioni quando termina il suo servizio e fuori è già buio. L’episodio, purtroppo, non è isolato, già altre volte sono state registrate incursioni di tossicodipendenti e dato che anche tra studenti stessi, recentemente, sono esplose delle zuffe, forse sarebbe il caso di potenziare i controlli.








