Gabriella Amodio, imprenditrice di successo, si racconta agli studenti

Una lezione speciale che ha entusiasmato gli studenti del corso in Economia e Gestione delle Imprese della prof.ssa Cristina Mele. 
Lunedì 9 marzo, nell’aula Fabrizi del Dipartimento di Economia Aziendale, è salita in cattedra una laureata di successo della Facoltà per raccontare la sua storia di imprenditoria napoletana di successo. È Gabriella Amodio, titolare della Open Mark srl, azienda licenziataria da oltre dieci anni del marchio Hello Kitty per l’intimo e gli accessori. Quarantadue anni, terza generazione di imprenditori del tessile – “un vero guaio perché devi sfatare il mito che la terza generazione è quella che sfascia il lavoro delle due precedenti”-, Amodio fonda, nel 1995, insieme al fratello la sua azienda prendendo spunto dal lavoro di ricerca svolto per una tesina al Master in Business presso la Scuola di Formazione STOA’. “In vista del mercato unico europeo, il lavoro prendeva in analisi proprio il mercato delle licenze; paragonai la gestione americana della licenza Disney a quella della mia licenza preferita, Hello Kitty per l’appunto, che allora esisteva solo nella cartoleria. La usai come termine di confronto per spiegare come l’avrei gestita. Il docente del corso la giudicò una bella tesina e ritenne che forse sarebbe valsa la pena spedirla in Giappone alla multinazionale Sanrio, titolare del marchio” racconta l’imprenditrice. Dopo un mese un rappresentante della Sanrio la chiama per fissare un incontro con l’amministratore delegato della società in Italia. “Da quel momento è cominciato il mio rapporto con i giapponesi. Sono stata tre anni senza contratto, ma poi sono diventata la prima licenziataria in Europa della Hello Kitty, aggiungendo un prodotto e un mercato l’anno arrivando a coprire, come produzione e distribuzione, tutto l’intimo, in quasi tutti i paesi europei”. La produzione è delocalizzata in base alle merceologie: i pigiami sono prodotti in India dove c’è la migliore qualità di cotone, i costumi a Gragnano, i cappelli in Cina. “Ogni merceologia tessile ha una eccellenza di produzione in un determinato paese. Nei vari canali abbiamo avviato azioni di co-marketing per aumentare la penetrazione nei mercati, pur non facendo grandi promozioni di massa tradizionale. L’ultimo esempio è l’operazione di partenariato con la Gabel, grazie alla quale verrà lanciata una nuova linea di pigiama disegnata da loro, ma realizzata da noi”. Anche il pubblico di riferimento nel tempo si è esteso. Da prodotto per bambine si è trasformato in marchio per adolescenti. 
Oggi la Open Mark è un’azienda internazionale con un progetto di forte innovazione tecnologica e diversificazione delle linee di produzione dell’impianto nell’area Nord di Napoli, che ha consentito quella flessibilità grazie alla quale la società dei fratelli Amodio ha aggiunto al suo carniere di licenze altri marchi famosi come Kuromi, My Melody, Chermy Kitty. Grazie ai recenti accordi, si propone il nuovo ambizioso traguardo di creare nuove gamme di prodotti per il prestigioso marchio Guru Gang. 
“La gestione strategica dell’impresa, inserita in una rete di piccole imprese, è fondamentale, perché solo così riesci a migliorare le prestazioni garantendo la qualità” dice ancora l’imprenditrice, che ricorda come ha cominciato: “avevo ventidue anni e andavo nei centri commerciali con i tacchi le perle e i capelli tirati indietro per sembrare più matura”. Racconta l’incontro con il Giappone ed il suo popolo: “la donna ha una grande importanza sociale come amministratrice del patrimonio della famiglia”; “non si rifiuta nulla perché è indecoroso; ti dicono forse, che però significa mai”; “si dà molta importanza alla moralità, perché per i giapponesi non esiste solo il lucro; il loro prodotto diffonde un messaggio a cui prestano molta attenzione. Ho incontrato molte resistenze per creare la linea natalizia dell’intimo in rosso, perchè lo consideravano sconveniente. Se le motivazioni sono valide, alla fine ce la fai. Non sono ancora riuscita a convincerli a fare l’antiscivolo del calzino con la faccia di Hello Kitty, credono di calpestarla”. “Queste sono le teorie che si leggono sui manuali di marketing relazionale e poi si ritrovano nella vita reale”; commenta la prof.ssa Mele che conclude regalando un po’ di ottimismo alla platea studentesca: “per fare gli imprenditori occorre avere un progetto valido, i soldi poi si trovano”.
Simona Pasquale
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