Giovane specializzando, vittima di un brutale pestaggio in Facoltà

Un trauma cranico, una lesione al bacino, contusioni varie su tutto il corpo, una ferita lacero-contusa (derivata da un morso) alla guancia, 15 giorni di prognosi: il giovane neo-laureato aggredito l’11 gennaio, nell’edificio di via Marina, versa in pessime condizioni. Una brutta storia, che ha quasi dell’incredibile, non solo per la violenza esercitata, ma anche per il luogo in cui è avvenuta. A raccontarci punto per punto ciò che è successo è Raffaele Pellegrino, la vittima del brutale pestaggio, che per la prima volta ha deciso di parlare. “Descrivere ciò che è accaduto – dice – è per me doveroso. Sono laureato in Giurisprudenza, credo nella giustizia e nelle sue potenzialità.
“E’ successo sotto gli occhi di tutti
e nessuno è
intervenuto”
Mercoledì 11 mi trovavo in via Marina per seguire una lezione della Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali, a cui sono iscritto. Durante una pausa, mi sono recato in bagno, nei sotterranei, ed ho notato che dal piano terra provenivano esagerati schiamazzi”. Una signora, che abita nei pressi della Facoltà, stava accusando una studentessa di aver consumato atti osceni presso l’ultimo piano dell’edificio, visibile dalla sua abitazione. “Un drappello di persone assisteva alla scena – continua Pellegrino – La signora continuava ad inveire contro la ragazza con parole irripetibili. A quel punto la studentessa ha cominciato a singhiozzare ed io, per fermare l’aggressione verbale, ho frapposto il mio corpo tra la signora e la ragazza, invitando alla calma”. Il turpiloquio diventa pian piano più aggressivo, tanto che Pellegrino invita la signora (che aveva con sé anche due bambini) a far ritorno a casa. “Così la discussione si è spostata sull’uscio della porta e la ragazza è stata presa per un braccio. Né i custodi, né la guardia giurata hanno reagito anche se, era evidente, che il colloquio da verbale si sarebbe trasformato in fisico”. A questo punto Raffaele ha chiesto alla signora se fosse proprio quella la ragazza che compiva atti osceni. “Mi è stato risposto che forse quella non era la studentessa giusta. Ho chiesto quindi di lasciar perdere, ma a quel punto la signora mi ha dato un calcio allo stomaco, schiaffeggiandomi più volte. Tutto questo sotto gli occhi di tutti”. Dopodiché, mentre Raffaele si reca in bagno per pulire l’impronta della scarpa, in Facoltà giunge il marito della signora, avvisato da uno dei bambini, ed altri 5-6 individui che entrano in Facoltà indisturbati. Comincia il brutale pestaggio. “Perché non sono state chiuse le porte dell’Università? Perché si è permesso l’ingresso di persone estranee all’interno di un edificio che io consideravo sicuro?”, chiede Raffaele. La colluttazione dura quasi una decina di minuti, con calci, pugni, addirittura morsi. Gli aggressori, poi, si allontanano, lasciando il ragazzo in condizioni allarmanti. “Avevo addirittura un pezzo di guancia strappato, ero pieno di sangue. Mi sono alzato da terra con le mie forze, nessuno mi ha aiutato. Nessuno dei presenti ha chiamato la polizia o un’ambulanza, ho fatto tutto da solo”. Oltre alla guardia giurata e ai custodi, una settantina di persone ha assistito alla scena. Nessuno ha mosso un dito! “Molti iscritti alla Scuola aspirano a diventare magistrati, dov’erano quando sono stato buttato a terra? Dov’erano quando si configurava un reato davanti ai loro occhi? Addirittura hanno pensato che io fossi morto, ma nessuno è intervenuto”. La Polizia è arrivata 35 minuti dopo, l’ambulanza ne ha impiegati 50. Le Forze dell’Ordine attendono di visionare le immagini che le telecamere della Facoltà avrebbero dovuto registrare. “A tutt’oggi, non si sa ancora se il filmato vi sia. Intanto, io vado avanti con dolori terribili e l’impossibilità di muovermi in autonomia. La cosa che mi fa più rabbia è che le lezioni sono riprese normalmente, nessuno ha parlato in aula o altrove di quello che è successo.
“Non ci sentiamo sicuri neanche  nelle aule”
Perché nessuno si è posto il problema della sicurezza? Non possiamo più sentirci sicuri nelle aule universitarie?”. La rabbia di Raffaele è comprensibile: “Solo il prof. Settimio Di Salvo, Direttore della Scuola, si è interessato”. Intanto prosegue la battaglia legale: “Con denunce ed esposti vari. Spero sia fatta giustizia, si chiarisca il perché non siano state chiuse le porte, si chiarisca perché le persone presenti non hanno fatto nulla. La mia fiducia è stata fortemente compromessa – conclude lo studente – ma da futuro giurista non voglio e non posso tirarmi indietro”. Sinceramente dispiaciuto il prof. Settimio Di Salvo: “Appena ho saputo dell’accaduto – commenta il docente – ho sollecitato il Presidente del Polo delle Scienze Umane e Sociali, Mario Rusciano, ad una maggiore vigilanza delle nostre strutture. Sono molto vicino allo specializzando che ha subito l’aggressione. Il 27 gennaio proporrò al Consiglio Direttivo della Scuola di incrementare la presenza di guardie giurate, al fine di scongiurare l’ingresso di persone malintenzionate”.
Susy Lubrano
- Advertisement -





Articoli Correlati