Gli studenti: “Corriamo sempre”

Troppi esami, pochi appelli e sempre troppo ravvicinati. Sono questi i problemi più ricorrenti fra gli studenti di Economia. “Corriamo sempre, dedicando pochissimi giorni ad ogni esame. Abbiamo una formazione solo teorica e alla fine di quello che abbiamo studiato non ci resta niente. Per laurearci in autunno studieremo anche d’estate. Sarà infernale, ma si deve fare per raggiungere i propri obiettivi”, dicono Alessia Ferrara e Federica Sultanfiore, studentesse triennali di Economia Aziendale. “Chi non viene dallo Scientifico incontra l’iniziale scoglio di Matematica, ma con la prof.ssa Graziano mi sono trovata bene – dice Tiziana Maida, matricola ad Economia e Commercio che estende la sua valutazione del corso e degli esami: “L’esame di Diritto Pubblico è impegnativo perché il carico didattico non è adeguato. Gli excursus a lezione sono molto interessanti, ma non corrispondono a quello che viene chiesto all’esame, per questo ho deciso di inserirlo come esame a scelta da dieci crediti del secondo anno”. Chiedere agli studenti di Economia quali esami risultino più impegnativi implica nella maggior parte dei casi un’unica risposta: Microeconomia. “Bisogna studiare dall’inizio. Forse ci vorrebbe un po’ di tempo in più, ma i crediti assegnati sono giusti”, sottolinea Tiziana che ha deciso di darlo a luglio perché: “rimandarlo paralizza il primo semestre del prossimo anno”. “Suggerirei dei corsi di recupero di Microeconomia, come previsto per altre materie. Per colpa di questo esame ho cambiato ordinamento. Ho seguito due volte, ma non mi sono mai trovato bene con il docente. Hanno reso anche Diritto Privato troppo pesante. Solo 5 crediti ma, pur avendo superato l’esame nel vecchio ordinamento, devo portare come integrazione quasi un libro intero”, dice Mauro Papale, studente di Economia Aziendale. “Sono al secondo anno ed a Microeconomia non mi sono ancora proprio accostata. Non penso che sia difficile, ma l’anno scorso non l’ho proprio seguito. Era impossibile, l’aula era affollatissima e l’impatto con l’università per me è stato tragico. Avevo degli esami arretrati ed ho lasciato stare, perdendo ulteriore tempo, perchè le propedeuticità legate a Microeconomia bloccano il passaggio, ma quando ho seguito Macroeconomia, invece, ho capito tutto”, afferma Francesca Cioffi, studentessa del Corso di Laurea in Economia delle Imprese Finanziarie. 
La barriera delle 
propedeuticità
In effetti quella delle propedeuticità è una barriera che in tanti denunciano. Come Ugo Caccavale, ripetente al secondo anno di Economia Aziendale, bloccato dallo sbarramento che consente l’iscrizione all’anno successivo solo dopo aver conseguito quaranta crediti del primo anno e trenta del secondo. “Secondo me è stupido, in altre Facoltà non hanno blocchi. Penso che dovrebbero essere un po’ più elastici almeno con chi, come me, studia e lavora. Inoltre, noi studenti, iscritti con il vecchio decreto ministeriale, non abbiamo più i corsi e i nuovi programmi sono diversi”. Carla Scognamiglio, secondo anno della Specialistica in Economia e Commercio, lamenta, invece, la mancanza di un corretto orientamento alla scelta del piano di studi: “Ho dovuto scegliere da sola gli esami, cercando di capire quali fossero i più interessanti e utili. Mi dispiace che la Facoltà non stabilisca gli esami fondamentali, le materie indispensabili, lasciando decidere arbitrariamente agli studenti”. Uno dei pochi Corsi di Laurea ad aver prestato grande attenzione al piano di studi è, secondo Roberta Maruzzelli, iscritta alla Magistrale, quello in Finanza: “solo chi viene dalla Triennale del settore può iscriversi senza debiti formativi, ma il calendario d’esami è pessimo. Le date sono sempre molto ravvicinate, quando non addirittura coincidenti”. Esperienza condivisa anche da Alessio Alfonsi, studente triennale di Economia delle Imprese Finanziarie: “Fra poco dovrò fare due esami a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro”. “Le prossime sessioni di Diritto Privato ed Economia Aziendale coincidono e chi non ne ha fatto uno dei due si trova in grave difficoltà”, fa eco Roberto Scalici, matricola ad Economia e Commercio. 
Troppa sintesi, si 
imparano solo le 
definizioni
‘Docenti che vanno contro gli studenti’ sono invece il problema per Francesca, studentessa di Economia Aziendale: “I professori non creano valore. Hanno riassunto alcune materie così tanto che alla fine impari solo definizioni, ma non sai nulla. In alcuni casi, all’esame ti pongono domande che non coincidono con il programma. Per esempio, a lezione, il Marketing sembra una materia discorsiva, invece la prova è tutta quantitativa, con esercizi mai visti e casi aziendali mai studiati”. Non si tratterebbe secondo gli studenti di un caso isolato. “Vengo da un liceo classico e per me il corso di Matematica non è servito a nulla, anche il libro è completamente inutile. Ma l’esame più difficile che abbia dato fino ad ora è stato Diritto Pubblico, perché materiale e docente sono inadeguati. Per quanto riguarda Microeconomia, invece, è tutto adeguato, corso e materiale”, dice Antonio Pesce. “Ad aprile il docente di Diritto Pubblico ha bocciato quasi tutti gli studenti del primo anno perché non gradiva la sessione straordinaria, nonostante fosse a calendario e prevista sia in segreteria che in presidenza. Ha discriminato fra studenti del primo e del secondo anno e, pur avendo distribuito oltre trenta sentenze, insistendo che ce le avrebbe chieste all’esame, ha poi detto che non gli interessavano, infastidito perché ci eravamo presentati al preappello”, inveisce Francesco, matricola ad Economia e Commercio. “Sarebbe bello avere maggiori possibilità durante la sessione estiva, potendo ripetere a luglio gli esami non superati a giugno”, si augura Guido Leone, studente di Economia e Commercio, mentre Massimo Iuliano dice: “Trovo che a volte i professori all’esame siano troppo scostanti. Accogliere uno studente con un sorriso farebbe passare molta tensione. Ho visto ragazzi bloccarsi davanti a docenti troppo freddi”. 
Simona Pasquale
 
I docenti consigliano
Come affrontare Matematica, 
Pubblico e Macroeconomia
Ultimi giorni di lezione ad Economia. La sessione estiva degli esami  incombe sugli studenti che si apprestano ad affrontarla portando spesso sulle spalle il peso dei fallimenti passati. Abbiamo sentito alcuni dei docenti delle materie fondamentali, per raccogliere consigli e rispondere ad alcune delle lamentele più frequenti fra gli studenti.
“In genere gli studenti che si presentano alla sessione estiva, che sono quindi al secondo tentativo, hanno maggiore consapevolezza. Hanno compreso che è importante studiare e non vengono a provare l’esame e basta”, afferma la prof.ssa Maria Gabriella Graziano, docente di Matematica, che aggiunge: “sanno di dover fare un pochino da soli ed il lavoro svolto viene riconosciuto”. Un consiglio: “sarebbe bene non perdere il contatto con il docente ma andare a chiedere spiegazioni. In questo modo, l’ansia si attenua”. Purtroppo – sottolinea la docente – “spesso i ragazzi arrivano dalla scuola con gravi lacune e non riusciamo a colmarle tutte. Speriamo nei corsi anticipati di Algebra”. La prova di Matematica è scritta, quella orale è un’occasione per migliorare il voto. Gli studenti però  lamentano di essere penalizzati all’orale. “Ogni caso è diverso dall’altro. In alcune circostanze, uno scritto fatto molto bene può bastare per dimostrare di aver compreso a pieno la materia. In altri casi, per raggiungere la sufficienza, c’è bisogno di un colloquio successivo, ma gli studenti non sempre comprendono che la Matematica è fatta di teoremi da dimostrare e non da enunciare e basta”, risponde la docente.
Anche il Diritto è una materia che crea ostacoli agli studenti, i quali, il più delle volte, denunciano la differenza sostanziale fra crediti previsti e lavoro effettivo. “Il Diritto, come le altre materie, non può essere insegnato in trentuno lezioni. Questo determina delle asimmetrie fra ciò che c’è in un corso e ciò che c’è in un libro. L’obiettivo del corso è comunicare agli studenti i principi fondamentali della materia, racchiusi in una decina di articoli circa, compresi i quali si può capire quello che della materia non è possibile sviluppare a lezione, creando i collegamenti fra le diverse parti”, dice il prof. Sergio Stammati, docente di Diritto Pubblico. Parte imprescindibile della Costituzione è la seconda sul funzionamento del Governo. “Oggi, argomenti fondamentali sono quelli relativi alla riforma delle Regioni, ma in un corso solo come si fa?”. Non si ha nemmeno il riscontro di quello che viene recepito, insiste il docente. “L’esame prevede 5 crediti obbligatori e 5 facoltativi. Con i pochi che preferiscono approfondire la materia, si riesce ad instaurare un tipo di approccio basato su domande e risposte”. Il modo migliore per affrontare una disciplina è quindi: “parlare con chi la conosce e coltivare l’intelligenza orale che oggi manca”. Una delle accuse più frequenti rivolte ai docenti di Diritto è quella impostare i programmi come se i laureati in Economia dovessero avere le stesse conoscenze di chi esce da Giurisprudenza. “Le differenze importanti vengono quando gli studi si specializzano, ma gli aspetti istituzionali sono gli stessi per tutti”, commenta il docente. E poi sottolinea quanto sia inutile l’apprendimento mnemonico: “Questa è una triste eredità della scuola, ma la comprensione rende leggera la materia, è come sollevare un pacco a mano, o facendo ricorso ad una leva”. Infine, ultimo consiglio: prestare grande importanza alla parte storica, perché: “probabilmente è la più importante. Il Diritto Pubblico è una forma di conoscenza della storia patria, perché racchiude i principali passaggi della vita politica”. 
Eterna croce e delizia degli studenti, l’esame di Microeconomia. Fondamentale perché è il primo approccio con la teoria economica, ma impegnativo perché richiede conoscenze basilari di Analisi Matematica. “Il problema principale è che questa disciplina necessita di un po’ di tempo per internalizzare l’approccio. Questo a volte scoraggia. Gli studenti che nelle prime tre o quattro settimane non sono riusciti ad entrare nella logica alla base del ragionamento, abbandonano le lezioni”, sottolinea il prof. Antonio Acconcia. Che aggiunge: “questo induce a credere che le persone non siano interessate ad un percorso di studi di elevata qualità. Molto spesso, infatti, non hanno la pazienza di investire il giusto tempo nell’acquisizione di strumenti logici. I problemi che richiedono un minimo di analisi non fanno proseliti”. Consiglio fondamentale è fare buon uso delle lezioni perché: “chi prosegue fino alla fine con impegno vede i frutti del lavoro svolto e riesce a sviluppare un metodo di analisi”. Altro consiglio, chiedersi sempre il perché delle cose e dei risultati, anche quando gli esercizi riescono. “Non esiste uno standard in questa disciplina e il programma tipo di un corso verte su pochi principi di base che devono essere interiorizzati. Chi non segue questa impostazione non avrà mai un livello di preparazione dignitoso”.
Simona Pasquale
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