I consigli di studenti degli anni successivi alle matricole Sette regole per riuscire bene negli studi

Sono iniziate da circa un mese e mezzo, le lezioni alla facoltà di Architettura. Superata la prova di immatricolazione, gli studenti del primo anno sono già entrati a pieno nei ritmi della nuova vita universitaria. 
Ateneapoli ha intervistato qualche loro collega più grande: Nicola Lopez, uno studente pugliese fuori sede, Francesco Piccirilli e Francesca Amorosini. Sono iscritti al quarto e al quinto anno, ed hanno suggerito sette regole, ad uso e consumo dei loro colleghi minori. Da prendere, come tutto ciò che è frutto dell’esperienza altrui, con il beneficio dell’inventario, naturalmente. Più che la tavola dei comandamenti, un insieme di consigli utili, da adattare poi evidentemente alle proprie personalissime esigenze. 
1) Seguire i corsi
“Oggi è quasi banale ricordarlo, ma quando ci siamo iscritti noi non era così. C’era ancora chi pensava che Architettura fosse una facoltà che si poteva fare da casa. Frequentare invece è importante, non solo per le discipline scientifiche, come Scienza o Tecnica delle costruzioni”.
2) Aggiornarsi e mantenersi sempre informati
“Studiare architettura significa anche confrontare le diverse scuole, seguire gli sviluppi delle nuove tecnologie, conoscere i grandi maestri italiani ed internazionali. E’ utilissimo abbonarsi, perciò, ad almeno una delle grandi riviste del settore, per esempio l’Arca. Ai fini dell’esame, in senso stretto, non è indispensabile, però contribuisce alla formazione personale. Chi può, quando può, visiti qualcuna tra le grandi capitali europee, per osservare da vicino le realizzazioni concrete delle diverse scuole architettoniche. Berlino, da questo punto di vista, per un architetto è oggi il massimo, un’università a cielo aperto”. 
3) Affrontare a tempo debito le materie scientifiche. 
“Per esperienza, è sbagliatissimo posticipare la resa dei conti con Statica, Analisi, Fisica. Quando si comincia ci sono più energie e entusiasmo, che consentono di studiare con più profitto. Col passare degli anni diventa tutto molto più difficile e incombono blocchi e sbarramenti”. 
4) Girare per cantieri
“Sfruttare ogni occasione, ogni contatto personale, per visitare i cantieri, da quelli più tradizionali a quelli dove si lavora con tecniche avanzate. Molti si affacciano al primo anno senza avere mai visto, fisicamente, un mattone, una putrella, una trave. Certo, architettura è una professione di progettazione, ma ha anche connotati fortemente pratici, perché il buon architetto non prescinde dalla realizzazione concreta di quello che disegna. Girare per cantieri è fondamentale per acquisire dimestichezza con i ferri del mestiere, che non sono solo il tavolo da disegno e la matita”. 
5) Schizzare il progetto su carta, poi passare al computer
“Il computer è ormai indispensabile, ad ogni studente di Architettura, ma suggeriamo, sin dai primi progetti, di non abbandonare l’abitudine di tratteggiare prima su carta gli aspetti essenziali. Se ci si affida troppo al Pc si finisce con l’esserne travolti. Il progetto nasce nella testa dell’architetto o dello studente, il Pc è solo lo strumento attraverso il quale dare ad esso forma”. 
6) Architettura è come un lavoro
“Soprattutto con il nuovo sistema dei crediti, non è pensabile partire lentamente e iniziare a studiare seriamente solo dopo Natale. A quel punto diventa già troppo tardi. Architettura va affrontata da subito come se fosse un lavoro, un impiego al quale è indispensabile dedicare almeno sei ore al giorno. Essere costanti nell’impegno è il segreto, forse quello più importante, del buon studente di Architettura. L’immagine di genio e sregolatezza, la presunzione di ammazzarsi di studio in prossimità dell’esame, per recuperare tutto quello che non si è fatto prima, vanno messe da parte sin dall’inizio. Al primo anno esami come Analisi e Fisica, se non si affrontano bene e con costanza, diventano insuperabili. I giorni precedenti l’esame sono utili a rifinire la preparazione, ma il più va fatto prima”.
7) Acquisire confidenza con il computer quale strumento di lavoro 
“Non sembri in contraddizione con quanto dicevamo prima a proposito del disegno su carta. Il primo schizzo è manuale, ma oggi un architetto ha bisogno di padroneggiare l’autocad. Alla Federico II la possibilità c’è, occorre sfruttarla”.
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