Restare o partire? È una delle domande che accompagna più spesso il percorso universitario di chi studia al Sud. Ed è proprio da questo interrogativo che ha preso forma ‘Oltre la fuga di cervelli: il capitale umano come asset strategico nei settori altamente competitivi’, l’evento che si è svolto il 28 aprile a Palazzo Pacanowski. Una giornata intensa, organizzata dalla neonata associazione studentesca JENOPE Consulting e moderata dagli studenti Yousef Davide Deiguelgar e Camillo Luis Vecchione, tra riflessioni sul lavoro, confronto con professionisti e una Start-up Competition pensata per trasformare le idee in opportunità concrete.
Non solo un convegno, dunque, ma il tentativo di rispondere a una domanda scomoda: perché tanti giovani vanno via e, soprattutto, cosa serve perché scegliere di restare diventi davvero possibile? Ad aprire i lavori è stata la prof.ssa Adele Parmentola, Ordinaria di Economia e Gestione delle Imprese e Coordinatrice del Corso di Studi in Economia Aziendale. “È un’iniziativa importante per il nostro Corso di Studi e, più in generale, per tutto l’Ateneo, perché il problema della fuga dei cervelli è un tema rilevante per tutta la nostra regione e per l’intero Sud Italia”, ha sottolineato.
800 immatricolati a Economia Aziendale, poi “li perdiamo alla Magistrale”
La Parthenope, del resto, questo fenomeno lo vive da vicino. “Quest’anno, alla Triennale di Economia Aziendale, abbiamo avuto più di 800 immatricolati e siamo il Corso di Studi più grande dell’area economica del Sud Italia, ma anche a livello nazionale”, ha spiegato. Il nodo arriva dopo, quando molti studenti scelgono di proseguire altrove: “Li perdiamo nel passaggio alla Magistrale, perché preferiscono continuare gli studi in altre regioni o addirittura in altri Paesi, per avvicinarsi maggiormente al mondo del lavoro”.
Ed è qui che la questione smette di essere soltanto accademica e diventa territoriale. “Noi formiamo ragazzi brillanti e preparati, ma poi li perdiamo strada facendo. Questo rappresenta un problema non solo per l’università, ma anche per il nostro contesto sociale ed economico”. Su questo punto l’intervento di Marco Cavaliere, Presidente del Forum dei Giovani del Comune di Napoli, che ha spostato il discorso dalle aule universitarie alle politiche del lavoro.
“Nel migliore dei casi studenti e studentesse vanno al Nord Italia; nel peggiore, in Europa o addirittura fuori dall’Europa. Ma da cosa dipende tutto questo? Da una mancanza di programmazione, di politica del lavoro e di programmazione industriale”.
Per Cavaliere non basta raccontare il talento: bisogna creare le condizioni perché possa restare. “Ben vengano le start-up, ma serve una vera programmazione industriale. Questa politica deve partire dall’alto, dal Governo e dal Parlamento, ma ben vengano anche le iniziative dal basso, se dall’alto manca l’iniziativa”. Poi il passaggio più duro, quello del lavoro povero: “Spesso aumentano i lavori che garantiscono stipendi inferiori ai mille euro al mese. Quindi cosa stiamo facendo davvero? Stiamo diminuendo la disoccupazione oppure stiamo aumentando il numero dei lavoratori sfruttati?”.
Ad introdurre la Start-up Competition è stato invece il prof. Marco Ferretti, docente di Imprenditorialità e Innovazione, che da anni lavora per avvicinare gli studenti alla creazione d’impresa: “Insegno a classi di studenti internazionali e quello che cerchiamo di fare è portarli, alla fine del percorso, a presentare un loro progetto di business”, ha riferito.
Anche per Ferretti il problema è nazionale: salari bassi, poca crescita professionale e la sensazione diffusa che, per essere valorizzati, bisogna andare via. “I nostri ragazzi pensano che fuori possano ottenere maggiore gratificazione per la loro professionalità e per il loro talento”. Da qui il lavoro portato avanti dal 2015 con progetti sviluppati insieme all’MIT di Boston e all’Assessorato all’Innovazione: creare una nuova generazione di imprenditori capace di integrarsi con il tessuto produttivo già esistente. “Il talento c’è ovunque. Il vero problema è la sua valorizzazione. A Napoli le condizioni ci sono tutte”.
6 Start-up in gara, vince Spirit
Poi spazio alla parte più attesa: la Start-up Competition degli studenti di vari corsi della Scuola Interdipartimentale di Economia e Giurisprudenza. Sei le start-up in gara: Box Share, 3House Project, Coffee Juice, Core, Ballanquè e Spirit. Idee diverse, ma nate tutte dallo stesso impulso: trasformare un problema in una soluzione.
Box Share prova a rispondere all’eterna emergenza parcheggi nelle grandi città attraverso l’utilizzo di box privati; 3House Project punta sulla rigenerazione verde urbana con blockchain e partnership ESG; Coffee Juice immagina una bevanda analcolica capace di ricreare la dimensione sociale del bere; Core lavora sulle soft skills come se fossero una palestra da allenare; Ballanquè porta creatività nella personalizzazione di completi sportivi; Spirit sviluppa un sistema di trading algoritmico.
Nel pomeriggio il confronto è proseguito con professionisti e docenti sui temi del welfare, della valorizzazione del capitale umano, della blockchain, della sostenibilità e delle nuove opportunità per i giovani sul territorio.
Due focus principali: il primo sull’Hackathon Silicon Valley Study Tour (SVST), di cui è stata raccontata la storia, dalle origini fino alla sua evoluzione attuale, con un invito aperto agli studenti a candidarsi. Il secondo ha riguardato Napuleth, che nella nuova edizione prenderà il nome di Ctrl/Shift e si terrà a giugno, con una promozione dedicata agli studenti presenti.
Poi spazio alla premiazione finale. A conquistare la vittoria della Competition – e con essa l’accesso diretto, senza selezione, all’Hackathon SVST – è stato il progetto ‘Spirit’ di Diego Morone, studente della Magistrale in Metodi Quantitativi per le Valutazioni Economiche e Finanziarie, premiato per “l’originalità dell’idea e per la capacità di coniugare innovazione e applicazione concreta”. L’evento si è concluso con i saluti finali, una riflessione sul valore dell’associazionismo e un’attività di recruiting finalizzata a coinvolgere nuovi membri nell’Associazione.
Il senso della giornata, però, era già tutto lì, nelle parole della prof.ssa Parmentola: “Bisogna costruire opportunità e quel tessuto imprenditoriale che, partendo dall’università, consenta di crescere qui e di non lasciare il territorio”. La fuga dei cervelli, infatti, non si combatte chiedendo ai giovani di restare, ma “costruendo condizioni reali perché restare diventi una scelta possibile”.
Giovanna Forino
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Ateneapoli – n.8 – 2026 – Pagina 37








