Filosofia insegna come presentare se stessi nel mondo del lavoro. Il curriculum: “bisogna saper selezionare, sintetizzare, rendere pertinente”

Dall’aula al lavoro, passando per una pagina bianca da riempire (bene). È qui che entra in gioco ‘L’Officina del curriculum: come presentare se stessi nel mondo del lavoro’, il Laboratorio formativo promosso dai Corsi di Studi in Filosofia, diventato negli anni un appuntamento fisso per studenti e studentesse alle prese con il primo approccio al mondo professionale.

Nato nel 2022 da un’idea della prof.ssa Anna Donise, già Coordinatrice della Magistrale in Filosofia, il progetto ha trovato continuità e sviluppo grazie al lavoro della prof.ssa Anna Motta, docente di Storia della filosofia antica, che ne ha consolidato struttura e impostazione. Non si tratta di un semplice laboratorio pratico, ma di un cambio di prospettiva.

“I ragazzi pensano che redigere un curriculum significhi compilare passivamente un modulo – osserva Motta – e invece poi scoprono che è qualcosa di diverso, che implica anche una certa dose di complessità”. Da questa presa di coscienza parte il lavoro di trasformare un documento, spesso percepito come burocratico, in un vero e proprio strumento consapevole di presentazione di sé. Come prima regola: “non esiste un modello valido per tutte le occasioni, ma versioni diverse da costruire in base agli obiettivi”.

Accanto alla dimensione tecnica, emerge quella più riflessiva. “È un lavoro anche introspettivo, perché bisogna interrogarsi su cosa si sa fare – sottolinea – Non si tratta semplicemente di sapersi vendere, ma di far vedere che si è bravi e che quei punti di forza possono emergere”.

Ed è qui che l’Officina prova a ridurre la distanza tra università ed occupazione. Relazioni pubbliche, promozione culturale, orientamento, risorse umane, editoria: gli sbocchi per i laureati in Filosofia non mancano, ma richiedono capacità di lettura del contesto. “Le aziende chiedono dei curricula ma bisogna capire cosa ricercano”, chiarisce ancora Motta e aggiunge: “Bisogna saper selezionare, sintetizzare, rendere pertinente”. Un esempio? “Non è necessario specificare che avete la patente nautica se nel contesto a cui aspirate non servirebbe a niente!”.

Nel concreto, il Laboratorio alterna teoria e pratica, seguendo un percorso graduale: si parte dall’analisi di modelli di curriculum, anche accademici e in lingua, per poi passare alla valutazione di esempi reali, fino ad arrivare alla costruzione del proprio CV. “Diamo indicazioni teoriche, poi invitiamo gli studenti a correggere esempi e infine proponiamo esercizi più precisi”. Un metodo flessibile, calibrato di volta in volta sulla classe; le attività sono differenziate tra studenti di Triennale e Magistrale.

“Le esercitazioni sono diverse, perché diversi sono anche gli sbocchi”. Resta però un obiettivo comune: “fornire strumenti immediatamente spendibili, anche a chi è all’inizio del proprio percorso”. Spazio anche alle nuove modalità di autopresentazione. “Si può lavorare anche sulla propria immagine nei social network”, sottolinea, evidenziando un ambito sempre più rilevante, soprattutto nei settori della comunicazione e della cultura.

Un altro aspetto da tenere a mente è poi la natura dinamica del curriculum. “Non è che si compila e poi si usa uguale per sempre – avverte Motta – È un esercizio continuo: bisogna sapersi raccontare anche attraverso piccole esperienze, in maniera coinvolgente”. Insomma, un documento che cresce insieme al percorso dello studente.

L’iniziativa viene organizzata una o due volte l’anno, in base alle richieste degli studenti, ma il supporto non si limita agli incontri programmati: “In qualsiasi periodo dell’anno, quando gli studenti vogliono presentare un curriculum o hanno bisogno di consigli, mi scrivono e mi chiedono se posso dare uno sguardo. Sono sempre disponibile”.

Per l’edizione di quest’anno sarà possibile prenotarsi fino al 21 maggio tramite l’iscrizione a Gruppi/Test della pagina web docenti della docente.
In un contesto in cui le competenze da sole non bastano più, l’Officina del curriculum prova dunque a colmare un vuoto: insegnare a riconoscerle e comunicarle. “Perché la differenza, spesso, sta tutta lì: nella capacità di raccontarsi e di farlo nel modo giusto”.
Giovanna Forino

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Ateneapoli – n.8 – 2026 – Pagina 22

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