I laureati brillanti trovano facilmente occupazione

Qual è l’impatto che la Facoltà di Economia della Seconda Università di Napoli ha sul mondo del lavoro? Quali sono le caratteristiche dei laureati della facoltà stessa? Due domande alle quali risponde l’indagine promossa da Rosanna Verde, docente in Statistica ad Economia di Capua, con la collaborazione di due tesisti: Francesco Farinaro e Marilena Musone. Il campione è rappresentato dal totale dei laureati della facoltà fino ad ottobre ‘99. In cifre: 209 persone. “Le strade che si aprono ad un laureato in Economia aziendale si sono rivelate sostanzialmente due: avviarsi alla libera professione e cercare di inserirsi nel settore privato”, sottolineano gli autori dell’indagine. “In entrambi i casi è molto difficile che si riesca a lavorare in maniera continuativa e soddisfacente subito dopo aver conseguito la laurea. Coloro che scelgono la strada della libera professione si trovano ad affrontare almeno tre anni di praticantato con retribuzioni quasi sempre, se non nulle, inferiori al milione di lire. Coloro che invece puntano al posto in un’azienda privata, debbono, quasi necessariamente, seguire un master o una scuola di specializzazione, sempre che non si accontentino di un lavoro a bassa specializzazione che non richiederebbe nemmeno la laurea. Una prima conclusione a cui arriviamo è, quindi, che finiti gli studi universitari la strada per entrare definitivamente ed adeguatamente nel mondo del lavoro è ancora lunga e richiede ancora una specializzazione a livello pratico (praticantati) o teorico (Master). C’è da aggiungere che moltissimi di coloro che hanno un’occupazione stabile hanno dovuto spostarsi altrove (42%) per cui è da prendere necessariamente in considerazione, per i laureati della nostra facoltà, l’opportunità del trasferimento”. Prosegue lo studio: “tenendo conto che i praticanti rappresentano oltre il 28% degli occupati, per il resto i settori in cui troviamo impiegati i nostri laureati sono i servizi, il commercio, il credito, l’industria: questo conferma come una laurea moderna e sempre più apprezzata, come quella in economia aziendale, assicura sbocchi in tutti i settori. Tra i canali di accesso al lavoro un dato preoccupante: ben il 47% ha sfruttato conoscenze personali e familiari. Molti di questi sono praticanti, a quanto sembra questa è l’unica strada per intraprendere la libera professione, ma sono tantissimi anche coloro che hanno trovato occupazione nel commercio, nell’industria e nei servizi tramite conoscenze. Una conferma della distorsione presente nelle vie d’ingresso al mercato del lavoro”. Rispetto al passato, invece, sembrerebbe molto meno accentuata la differenza tra occupati e disoccupati in rapporto al sesso. Di coloro che hanno conseguito la laurea da almeno un anno lo studio rileva che il 65% è occupato in modo stabile; il 22% in modo precario. In totale, l’87%. Spiega la professoressa Verde: ”sono dati analoghi a quelli delle altre facoltà di Economia del meridione”.  Notevoli differenze, per quanto concerne gli sbocchi occupazionali, sono determinate dal percorso di studi. Il 13,61% del campione si è laureato in poco tempo (il 39,13% in corso), con voti alti (il 34,78% ha raggiunto il 110 e lode) ed ha ottima conoscenza di una lingua e degli strumenti informatici. I laureati brillanti di solito hanno dovuto aspettare meno di un anno prima di lavorare, presentando domanda di assunzione alle imprese e sostenendo colloqui con esito positivo. Il 91,30% di questi ha un’occupazione stabile, per lo più come impiegato (78,26%) nel settore del credito e delle assicurazioni, alcuni svolgono attività autonome. Il reddito medio di questi individui è tra i due e i tre milioni. La sede di lavoro è o Napoli (30,43%) o in altre province d’Italia (39,13%). Tutti sono soddisfatti dell’occupazione e quasi tutti considerano la preparazione universitaria adeguata al proprio lavoro. La seconda classe (23,08%) è ancora caratterizzata da occupati stabili (76,92%), si tratta in questo caso di dipendenti, con un reddito medio più basso (sotto i due milioni), ma soddisfatti della propria occupazione (94,87%). Nel 28,21% dei casi hanno impiegato più di un anno per trovare lavoro, ma il 61,54% lavorava già dopo meno di sei mesi dalla laurea. La maggior parte degli individui appartenenti a questa categoria sono impiegati (53,85%), hanno sostenuto diversi colloqui e lavorano in altre province (35,90%). La terza classe (17,75%) è composta quasi esclusivamente da precari (93,33%) tra i quali il 76,67% di coloro che svolgono un praticantato. Tutti hanno iniziato la loro attività subito dopo la conclusione degli studi, grazie a conoscenze familiari o personali. Nel 63,33% dei casi il reddito non supera il milione. La sede di lavoro è Caserta o comunque la sua provincia. Mentre ben l’80% si dice soddisfatto del proprio lavoro, solo il 60% ritiene di aver avuto una formazione universitaria adeguata al lavoro svolto. Nessuno di questi individui ha frequentato masters, l’86,67% afferma di non esserne nemmeno interessato. Alla quarta classe (12,43%) appartengono i neolaureati disoccupati. Il 57,14% è laureato da non più di sei mesi, il 100% non cerca lavoro, soprattutto per motivi di studio (57,14%) o perché impegnati col servizio di leva (33,33%).Infine la quinta classe, la più numerosa, comprende il 33,14% della popolazione che è disoccupato non per scelta. Il 94,64% infatti dichiara di essere in cerca di lavoro. Si sono laureati in genere al secondo anno fuori corso (48,21%) e spesso con voti bassi (33,93%). Chi ha sostenuto colloqui di lavoro lo ha fatto con esito negativo. In sostanza, un laureato su tre in Economia è disoccupato, se si considerano anche i neolaureati, quelli da un anno o meno. Resta una curiosità: cosa fanno adesso i due ragazzi i quali hanno collaborato all’indagine? Lavorano oppure sono a spasso? Risponde la professoressa Verde: ”la studentessa sta per laurearsi; Farinaro è impegnato in una serie di colloqui, perché vorrebbe intraprendere un Master nell’area delle ricerche di mercato”.
Fabrizio Geremicca
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