I primi anni sono duri, con la Specialistica tutto cambia

Pazienza, sacrificio, determinazione: la ricetta per avere successo negli studi. La forniscono Luca Ziccardi e Marialuisa Napolitano, neo laureati in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio, vincitori del Premio di Laurea Luigi Mendia, assegnato ai due allievi più meritevoli tra quelli che hanno concluso il loro percorso di studi quinquennale nel periodo compreso tra il 1° settembre 2013 e il 31 luglio 2014.
“Mi sono iscritto al Corso di Laurea Triennale nel 2004”, racconta Luca. In tasca la maturità classica, ha incontrato “le difficoltà più grandi proprio nei primi anni della Triennale. Esami come Geometria ed Analisi mi facevano pensare davvero di non potercela fare. Eppure, pian piano, con duro lavoro e la collaborazione dei miei colleghi e dei professori, sono riuscito ad ottenere i risultati sperati”. Così, nel 2010 arriva la Laurea Triennale e poi l’iscrizione alla Specialistica. Tra i tre differenti percorsi didattici, Difesa del suolo, Governo delle trasformazioni del territorio, Protezione e risanamento dell’ambiente, Luca ha scelto quest’ultimo. “Alla Specialistica tutto cambia. Cambia il modo di guardare le cose. Mentre alla Triennale l’unico obiettivo è superare un esame, qui si è più grandi e ci si focalizza sulla risoluzione dei problemi, gli stessi che si presenteranno, di lì a poco, nel mondo del lavoro. Il 29 maggio di quest’anno ho ottenuto anche la Laurea Magistrale. Non è stato facile, ma con una buona dose di pazienza e sacrificio tutto è possibile. Non bisogna arrendersi mai. Ora sono concentrato sull’Esame di Stato per l’abilitazione alla professione”.
Marialuisa parla del periodo universitario come del più bello della sua vita: “ho stretto amicizie uniche. Ho conosciuto persone con cui ho condiviso sia momenti difficili, come lo sconforto provato nello studiare e non ricordare nulla, sia quella sensazione di libertà e soddisfazione che si provano una volta superato un esame”. Ha scelto Ingegneria per l’Ambiente dopo il Liceo Scientifico: “Incontrare difficoltà è inevitabile perché si viene catapultati in un mondo completamente diverso. Tutto, però, si supera. Così sono riuscita a laurearmi alla Triennale per poi proseguire con la Specialistica, indirizzo in Protezione e risanamento dell’ambiente”. Alla Specialistica “è tutto più semplice, anche per il rapporto che si instaura con i professori. C’è, inoltre, la voglia di apprendere, perché si ha la consapevolezza che dopo questi due anni inizieranno le responsabilità e quello che sarà il proprio futuro”. In questi anni, sottolinea, “non mi sono mai abbattuta, ho tenuto duro e sono stata determinata in quello che volevo fare”. Ha coronato il suo percorso universitario con la laurea lo scorso luglio ed ora è in cerca di lavoro: “Sono aperta a tutte le opportunità”. 
Da un Premio all’altro: la parola ai vincitori del “Roberto Rocca Education Program”, istituito in memoria del fondatore del Gruppo Industriale Tenaris-Dalmine, attraverso cui, ogni anno, vengono assegnate borse di studio (del valore di 2.800 euro ciascuna) a studenti brillanti. Federica Dell’Anno, Simone De Vita, Mariangela Iuliano, Gaetano di Luna, Martino Giaquinto e Laura Pirro: i sei studenti della Scuola federiciana selezionati in base alla carriera universitaria e ad un colloquio tecnico fra gli iscritti al primo e secondo anno dei Corsi di Laurea Magistrale in Ingegneria dei Materiali, Ingegneria Chimica, Ingegneria dell’Automazione, Ingegneria Elettrica, Ingegneria Elettronica, Ingegneria Meccanica per l’Energia e l’Ambiente, Ingegneria Meccanica per la Progettazione e la Produzione. 
Mariangela Iuliano, iscritta al primo anno della Magistrale in Ingegneria Meccanica per la Progettazione e la Produzione, piacevolmente sorpresa e soddisfatta del riconoscimento, racconta ad uso delle matricole come si fa a percorrere un percorso brillante: “una quota per poter iniziare positivamente la Magistrale è sicuramente il voto di Laurea Triennale. La gavetta della Triennale aiuta molto e, inoltre, quando si è più maturi si perde l’ansia da prestazione tipica dei primi anni di università. C’è da mettere in conto, poi, che nei primi tre anni il numero di iscritti è molto più alto, fattore che incide negativamente sull’organizzazione. Alla Magistrale la classe è più piccola, il contatto con i professori è più diretto e si riesce a gestire meglio il tutto”. La studentessa ha le idee molto chiare su come utilizzare la borsa: “Come ho espresso anche durante il colloquio, mi piacerebbe mettere da parte il premio come una sorta di fondo per poi in futuro lanciare una start-up”. 
Gaetano Di Luna, neo laureato in Ingegneria Meccanica per l’Energia e l’Ambiente, il premio lo ha già investito “in un corso di inglese che inizierò a breve”. Tanti obiettivi raggiunti, ma non senza ostacoli: “Una volta superata la Triennale, la Magistrale è più in discesa, anche perché ho scelto un percorso di studi che mi piaceva maggiormente. Comunque non mancano le difficoltà: i docenti spesso tralasciano argomenti studiati alla Triennale, di fatto fondamentali per la comprensione di quelli nuovi. Tante volte, quindi, bisogna riprendere libri e quaderni di appunti vecchi e mettersi a ripetere. Ci vuole sicuramente determinazione e tanta forza di volontà”.
Anche Martino Giaquinto si è laureato a luglio in Ingegneria Elettronica. Ha partecipato alla selezione per il Premio (aveva già provato lo scorso anno) il giorno prima della seduta di laurea. Alla Commissione ha spiegato che i proventi della borsa li avrebbe utilizzati “per cercare lavoro e viaggiare per sostenere colloqui”. Motivazione, la parola chiave per Martino: “Ho scelto un percorso di studi che mi piace e, di conseguenza, non mi sono mai sentito costretto. Quando pensi al futuro e capisci che l’unico modo per costruirtene uno è quella strada specifica fai tutto ben volentieri. Ecco perché forse sono riuscito ad iscrivermi a settembre e laurearmi a luglio. Anche alla Triennale, nonostante avessi una media leggermente più bassa, mi sono laureato a pieni voti. Alla Triennale si incontrano maggiori difficoltà perché è diverso l’approccio dei professori e c’è più selezione. Alla Magistrale, invece, il rapporto con i docenti è più ‘amichevole’”.
“Non ho ancora ricevuto il premio – racconta Laura Pirro, al II anno di Ingegneria Chimica – ma di fatto l’ho già investito. C’era, infatti, un importante convegno a Vienna dove ho dovuto presentare un lavoro che riguarda la mia tesi e, quindi, la borsa che riceverò andrà a coprire le spese di volo e convegno”. Anche Laura concorda con i suoi colleghi: “Forse alla Magistrale le difficoltà sono minori perché il percorso di studi è più breve. C’è da tenere duro solo un paio di anni e, inoltre, si è più grandi, si ha una maggiore responsabilità e si capisce che quello che si studia lo si apprende per se stessi e non per fare contenti mamma e papà. Ciò non toglie che il percorso sia impegnativo, bisogna avere molta forza di volontà e non lasciarsi distrarre. Tanti completano questo percorso di studi, ma alcuni impiegano molto più tempo o perché hanno altre priorità o perché non si concentrano abbastanza. Anche alla Triennale sono riuscita a laurearmi in tempo con 110 e lode, ma ho vissuto con più piacere la Magistrale”.
Fabiana Carcatella
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