I sei grandi classici proposti

Sei i classici proposti all’Astra nell’ambito di “Cinema, mon amour”. Dove per  classico si intende: “qualcosa di attualizzabile, che non ha mai smesso di suscitare domande”. Per esempio, “il linguaggio cinematografico degli anni Venti e Trenta ha influito profondamente sulle correnti successive rilanciando una riflessione sull’utilizzo del mezzo audiovisivo, dove immagine in movimento e suono si sovrappongono, per il racconto della crisi in atto in anni difficili dell’Europa”, spiega la prof.ssa Masecchia. Basti pensare a pellicole dell’espressionismo tedesco, “come ‘Nosferatu’ di Murnau con cui abbiamo inaugurato quest’edizione lo scorso 7 novembre, e al modo in cui la scuola del montaggio sovietico (rappresentato dal celebre film ‘La corazzata Potëmkin’ di Ä–jzenštejn, visto il 13 novembre) abbiano introdotto una linea di cesura con le opere precedenti”. In parte, anche grazie all’avvento del sonoro: “il film del 21, ‘Il grande dittatore’ di Chaplin, artista a metà tra la scintillante Hollywood e il contesto europeo, funge da spartiacque simbolico per passare da un discorso sugli effetti delle guerre e delle rivoluzioni riversatisi nei regimi totalitari al punto di vista del popolo”. Portavoce della ‘Scuola della liberazione’ italiana, di cui registi come Rossellini e Visconti fecero parte, sarà il capolavoro ‘Ladri di biciclette’ (in programma il 28 novembre) con cui “De Sica si addentra a fondo nel fenomeno del neorealismo, che all’estero darà il la per un cinema più nuovo e moderno”. Si parlerà poi di anni del benessere, società dello spettacolo e nuova alienazione capitalistica grazie a ‘La donna scimmia’ di Ferreri, nella proiezione del 5 dicembre, subito prima di passare alla bella gioventù del film di Forman, ‘Gli amori di una bionda’, nell’ultimo appuntamento del 12.
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