Identikit di un giallista

Eduardo Mendoza, il grande scrittore di Barcellona, è stato il protagonista del quarto incontro con i maestri del giallo moderno organizzato dalla professoressa Maria Rosaria Alfani, titolare della cattedra di Lingua e letteratura spagnola alla Federico II. Il ciclo di conferenze, che proseguirà con gli interventi di Alicia Gimènez Bartlett il 9 maggio, Andrea Camilleri il 16, Vincenzo Consolo il 19, Didier Denank il 23 e Barbara Krohn il 29, è aperto a chiunque voglia cogliere l’opportunità di poter ascoltare dal vivo importanti protagonisti della letteratura contemporanea. La professoressa Alfani assicura che i suoi studenti non verranno interrogati sui contenuti degli incontri, ma avranno modo di ottenere 4 crediti presentando una relazione su almeno due delle conferenze oppure una recensione su uno dei libri consigliati. Il senso dell’iniziativa è ben rivelato da quanto ci dice il professor Arquez Marcial Rubio titolare della cattedra di Lingua e letteratura spagnola II: “Mendoza è nella rosa degli autori studiati sempre in ogni corso. E’ bello per gli studenti rendersi conto che gli autori dei quali parliamo non sono tutti morti. E’ importante il confronto tra ciò che è stato detto a lezione e la testimonianza diretta”.
Il direttore del Cervantes Vicente Quirante evidenzia come “Edoardo Mendoza sia un’eccezione in Spagna perché è uno dei pochi scrittori che raggiunge consensi sia di critica sia di pubblico. E anche oggi – aggiunge divertito – ad incontrare Mendoza sono venute molte persone del Cervantes che mi è spesso difficile portare ad altri incontri che organizziamo”. Vicente Quirante ha parole di grande apprezzamento per l’intelligenza con cui che la professoressa Alfani ha proposto i nomi di Mendoza e Alicia Giménez Bartlett come rappresentanti del giallo contemporaneo spagnolo, perché rappresentano due opzioni stilistiche differenti, la Bartlett più classica, più “canonica”, mentre “Mendoza non scrive gialli classici, ma usa il genere poliziesco per una sua ricerca stilistica. Dietro Mendoza si intravede Lazarillo, e la tradizione del romanzo picaresco”. 
La professoressa Alfani accenna alle principali tappe della biografia dello scrittore e dà la spiegazione del perché un autore dotato e profondamente ‘letterario’ come Mendoza abbia scelto il genere poliziesco. 
“Vorrei parlare in italiano ma non posso – esordisce Mendoza – Io scrivo parodie e raccontare delle mie parodie nel mio italiano sarebbe una doppia parodia. Perciò parlerò in spagnolo ma molto lentamente”. Mendoza racconta che “a metà degli anni ’70 per uno scrittore spagnolo che volesse occuparsi di fiction si presentavano due vie: il romanzo sociale realistico o quello sperimentale. Avevamo grande rispetto per questi modelli. Eravamo una generazione ribelle sì, ma rispettosa della generazione letteraria anteriore, di coloro che erano perseguitati dal regime franchista ed i cui libri arrivavano in Spagna in edizione messicana o argentina. L’unico modo di uscire dall’impasse di questi due modelli era il giallo. Volevamo una letteratura che raccontasse la realtà e che non fosse elitaria e il giallo ci permetteva di recuperare un genere popolare. Popolare ma non commerciale, sono due cose diverse. Gli scrittori realisti immaginano un lettore ignorante; quelli sperimentali un lettore intelligente. Noi volevamo fare una letteratura che fosse popolare ma aperta a lettori intelligenti, pronti a cogliere diversi livelli di lettura. Il giallo era la soluzione”. 
“E’ soddisfatto della trasposizione cinematografica dei suoi libri?” Gli domanda un ragazzo in uno spagnolo fluente.
“Non ne sono contento. Mi piacciono solo dei frammenti di quei film – risponde lo scrittore – D’altra parte in Spagna, abbiamo alcune eccellenze nel cinema, ma manca una buona media che permetta una industria cinematografica”. 
Mendoza è autore di saggi letterari, testi teatrali, romanzi di fantascienza, si è occupato di traduzioni, ha sperimentato praticamente tutti i generi letterari, “come mai non ancora pensato di scrivere le trasposizioni cinematografiche dei suoi libri?” chiede dunque la Alfani.
“A me piace provare nuovi generi ma i miei romanzi sono molto letterari ed è difficile portarli al cinema, si perde il peso delle parole, l’intenzione ironica”. 
In effetti la pagina di Mendoza è ricca di citazioni implicite, rimandi, riferimenti che solo il lettore attento e con una sufficiente competenza letteraria può cogliere e che rendono impegnativo il lavoro di trasposizione dei suoi testi in altre lingue, osserva la Alfani. 
“Tutti i libri sono difficili da tradurre ma tutto si può tradurre – sentenzia l’autore – Io stesso rivedo le traduzioni nelle lingue che conosco. Ma ci sono versioni come quelle in polacco che certo non posso controllare, ma che devono essere fatte molto bene a giudicare dal successo che hanno là i miei libri”.
Per sottolineare l’attuale boom del romanzo giallo interviene il direttore del Cervantes: “E’ vero che oggi si legge tanto giallo ma a me sembra che si tratti di un romanzo piuttosto banale, televisivo, qualcosa che vuole solo dare cibo alla gente”.
“Non so, non leggo molto il romanzo giallo attuale. – replica Mendoza – Mi sembra che manchi di necessità. Non si tratta più di una cosa viva, è qualcosa che è scritto più come una ricetta di cucina, è un prodotto. Il direttore ricordava la mia frase di 15 anni fa per cui il “romanzo è morto”. Forse dire che è morto è esagerato, ma è certamente in cattiva salute.”
“Vent’anni fa non c’era il coraggio di dire che si leggevano gialli” fa notare la Alfani.
“Allora il romanzo giallo, per esempio Agatha Christie, era considerato una lettura per donne – concorda Mendoza – Io però ho letto molti libri di Agatha Christie perché ero un bambino spesso malato ed i parenti me ne portavano due o tre al giorno”.
Dopo due ore piene e fitte di sollecitazioni culturali, ma anche di umorismo e gusto per il confronto, dalla platea ci sarebbero state ancora tante domande quando l’Alfani ha chiuso il dibattito facendo  emergere una curiosità diffusa: “Perché il detective protagonista della sua serie beve solo PepsiCola?”
“Sì sì, è vero, solo PepsiCola, mai CocaCola!” precisa il dottor Quirante.
“Non c’è alcun segreto – ha concluso Mendoza sorridendo – Era una caratteristica dei detective dei gialli classici quella di bere whisky. James Bond invece beveva solo Don Perignon. Così per il gusto della parodia il mio protagonista predilige la PepsiCola”.
Manuela Pitterà
- Advertisement -




Articoli Correlati