Il dibattito

Opinioni, proposte e criticità messe in rilievo da alcuni docenti della Scuola durante l’incontro.
Gestione dei Corsi in qualità e certificazione d’inglese B2 sono i punti focali dell’intervento del prof. Guglielmo Rubinacci, docente di Elettrotecnica al Dieti (Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell’Informazione): “È importante passare da una fase ed un impegno di guida e di protagonismo ad un maggiore coinvolgimento istituzionale in modo che certe funzioni vadano un po’ oltre l’eroismo dei singoli. Questa credo sia la dimensione che ancora manca in un organismo così complesso”. Una sensazione che deriva dall’esperienza personale: “la solitudine dei Coordinatori dei Corsi di Studio i quali svolgono un’attività che, in massima parte, è giornaliera burocrazia. Questo in funzione di sostituzione a delle azioni che dovrebbero essere condivise e coordinate a livello dipartimentale o di Scuola”. Un esempio: “Il modello della gestione dei Corsi in qualità per un Ateneo della storia, della qualità e dell’ampiezza del nostro richiederebbe il ribaltamento della struttura attuale. L’Anvur (Agenzia Nazionale di Valutazione) invia un centinaio di pagine di indicazioni, regole, indicatori, e noi, visti questi concetti il più delle volte incomprensibili, li riassembliamo in un analogo documento in burocratese… Nella logica dei quattro quadranti, ci sono cose che richiedono poco tempo e sono utili, cose che richiedono molto tempo e sono utili e cose che richiedono molto tempo e sono inutili. Stiamo ragionando spesso nell’ultimo quadrante”. L’invito è “rendere queste cose parte della nostra anima da ingegneri, perché un ingegnere lavora in qualità”. In ultimo: “Ci stiamo confrontando con l’ANVUR sull’accesso alla Laurea Magistrale con il B2. Non abbiamo nulla che ci orienta nel dare agli studenti un’indicazione di come acquisire il B2 in tempi brevi”.
Qualità è la parola su cui incentra il suo intervento il prof. Leonardo Merola (Direttore del Dipartimento di Fisica ‘Ettore Pancini’): “Per quanto riguarda la didattica bisogna, in futuro, fare un discorso non solo sulla quantità, ma sulla qualità”. Così anche per la ricerca. “La valutazione della qualità credo che sia uno dei temi più importanti per il prossimo futuro”, conclude.
“Qualità trasversale e qualità dell’innovazione” sono le due sfide – “che non possiamo delegare ad un professore solo o ad un Dipartimento solo” – per il futuro per il prof. Nicola Mazzocca, docente di Sistemi di elaborazione delle informazioni (Dieti). Sull’innovazione dei processi didattici: “Alcune tematiche vanno necessariamente recepite dai Corsi di studio perché diversamente il Corso diventa vecchio e gli studenti vanno verso altre mete”. 
Dei segnali di miglioramento “significativi sugli indicatori che sono legati alla qualità della didattica ci sono. Uno importante riguarda il grado di soddisfacimento dei nostri laureati che porta il nostro ateneo all’86%”, afferma il prof. Giovanni Miano, docente di Elettrotecnica (Dieti).
Prosegue il discorso il prof. Mario Losasso, docente di Tecnologia dell’architettura (Dipartimento di Architettura): “La battaglia si vince anche sulla sperimentazione interdipartimentale che io vorrei sostenere e che richiede, rispetto a nuove sfide, anche un po’ di coraggio formativo su nuovi orizzonti che si stanno delineando”. Altra questione, le trasversalità che “hanno consentito di liberalizzare in senso sano i Corsi di studio avendo la possibilità di facilitare delle transizioni per i nostri allievi”.
Interviene il Rettore Gaetano Manfredi il quale parla di interdisciplinarietà come fattore di competitività e di interconnessione: “Siamo un Ateneo molto grande, il secondo d’Italia insieme a Bologna. Gli Atenei grandi hanno problemi di gestione della dimensione e della complessità. Ma anche l’opportunità di sfruttare, ed è il caso nostro che siamo un Ateneo generalista con Scuole molto grandi, l’interdisciplinarietà come fattore di competitività della nostra offerta. Dobbiamo essere competitivi nella modalità dell’erogazione, ma anche nei contenuti, cioè nella capacità di interpretare il cambiamento, la modernità. Altri Atenei per fare questo sono costretti ad andare all’esterno. Noi, che abbiamo vissuto la nostra dimensione come carrozzone, dobbiamo viverla come una grande opportunità perché abbiamo contenitori all’interno nei quali ci sono importanti competenze ed eccellenze distribuite. Dobbiamo saperle sfruttare per individuare il cambiamento”. Nella Scuola Politecnica “abbiamo 1000 professori, quasi 40mila studenti e possiamo avere un’offerta formativa che può essere una delle più competitive a livello nazionale”. Il tema del domani, per il Rettore, “è ricordare che la nostra forza, soprattutto nelle aree scientifico-tecnologiche, è l’interdisciplinarietà”. Sulla qualità dell’organizzazione: “abbiamo fatto molti passi avanti, ma non è ancora sufficientemente robusta per camminare da sola”. Occorre fare di più sull’internazionalizzazione, “il che vuol dire non solo attirare studenti stranieri, ma rendere i nostri studenti più internazionali”. 
Conciliante il prof. Maurizio Giugni (Direttore del Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale) il quale sottolinea come lo spirito di squadra si sia consolidato nel tempo anche superando gli antagonismi. 
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