Il fascino di studiare Archeologia

Quattro le laureate che hanno portato la loro testimonianza durante l’evento on-line ‘ASA on demand’, nell’ambito del ciclo di incontri di orientamento promosso dal Dipartimento di Lettere e Beni Culturali (Dilbec). “Abbiamo deciso di dare libera voce ai neolaureati, poiché – introduce la prof.ssa Maria Gabriella Pezone, coordinatrice dell’appuntamento del 15 settembre – credo che le testimonianze di chi ha vissuto in prima persona gli studi siano di gran lunga più efficaci di un incontro frontale con i docenti che raccontano il Corso di Laurea”. Incontro suddiviso in due parti, la prima dedicata al percorso storico-artistico e l’altra a quello archeologico del Corso di Laurea in Archeologia e Storia dell’arte. “La mia esperienza in Dipartimento è stata totalmente positiva – racconta Lara Bologna – Credo che raramente sia possibile incorrere in una simile crescita personale e umana come presso il Dilbec. Mi iscrissi alla Triennale in Conservazione dei beni culturali perché rifletteva i miei interessi e inoltre credevo mi avrebbe dato sbocchi occupazionali alternativi alla docenza. Pian piano è aumentata la mia consapevolezza e mi sono iscritta alla Magistrale. Credo che per gli immatricolandi sia necessario tenere conto che non si tratta di un percorso fine a sé stesso, ma che deve essere coltivato negli anni con passione e dedizione. Successivamente ho intrapreso un tirocinio presso la biblioteca Vittorio Emanuele III di Napoli, dove ho appreso tutto sulla catalogazione di archivio, assumendo quindi competenze diverse rispetto al mio percorso di studio. Ho catalogato materiale gotico che poi è stato pubblicato. Per me il tirocinio, dato anche l’alto impegno profuso per arrivare dove sono arrivata, ha significato un contratto d’assunzione presso lo stesso Archivio, e oggi sto catalogando alcune importanti carte risalenti al Diciottesimo secolo”. La laureanda Maria Scherma ha affrontato invece un percorso internazionale. Ora è in Polonia, a Cracovia, dove ha deciso di rimanere per ultimare il suo progetto di tesi: “il mio percorso è stato particolare. Mi sono diplomata presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, poi, per una forte propensione verso lo studio del settore storico-artistico, ho deciso di iscrivermi a un ulteriore Corso di Laurea che avesse contorni teorici, ma anche professionalizzanti. Ho messo allora al vaglio numerose università, ma alla fi ne ha prevalso la Vanvitelli, poiché mi sono resa subito conto che si trattava di un ambiente unico nel suo genere. L’umanità e l’accoglienza sono state tali da orientare immediatamente la mia scelta. Ho integrato i 36 crediti necessari ai fini dell’immatricolazione e ho intrapreso questo percorso. Nonostante fossi una studentessa lavoratrice, i docenti non hanno mai posto differenze rispetto alla carriera degli altri studenti, e, con molto impegno, ho mantenuto la media del trenta. Mi è sempre stato fornito materiale aggiuntivo all’occorrenza e ho potuto contare sul sostegno di tutto il corpo docente”. Poi l’esperienza di dieci mesi a Cracovia: “sono convinta che sia importantissimo ridefinire la concezione del confine, specialmente oggi, nel momento in cui i confini con le altre nazioni si sono fatti labili. Ho intrapreso il tirocinio presso il Museo Nazionale di Cracovia, dove ho affiancato la responsabile della struttura in vari settori. Il museo è dislocato in varie sedi e io ho esercitato in alcune di esse, come nell’ala che si occupa dell’aspetto pedagogico della cultura e in una che, invece, è dedita alla creazione di audioguide, di cui io ho controllato la traduzione in italiano”. Durante il lockdown: “non ho avuto problemi e, anzi, sono stata aiutata dall’Università; tramite l’ufficio per l’Internazionalizzazione, mi ha riconosciuto un contributo di seicento euro mensili, che mi hanno garantito una certa stabilità. Insomma, tornassi indietro rifarei tutto. Il Dilbec è stato semplicemente necessario”.
Approccio pratico e tecnologie innovative
Inaugura le testimonianze del percorso archeologico la prof.ssa Giuseppina Renda: un indirizzo “che viene scelto per passione; coadiuva una conoscenza teorica all’approccio pratico della disciplina. Ruolo dell’archeologo è effettuare ricognizioni di superficie e partecipare a cantieri di scavo. Il Dilbec, anche grazie alla meritata Eccellenza, ha potuto investire sull’acquisto di tecnologie innovative che forniscono agli studenti una preparazione più solida e altamente professionalizzante”. Si connette proprio da uno scavo archeologico, quello presso Villa San Marco, dove sta effettuando, insieme a un team di esperti, delle rilevazioni geofisiche, la dott.ssa Valeria Addio. Racconta una passione per l’archeologia “maturata sin da piccola” culminata nella scelta del percorso di studi e di “discipline che mi indirizzassero direttamente alla professione”. Professione che privilegia “l’attività sul campo ed è qui che si riscopre il ruolo fondamentale del tirocinio, che proietta lo studente nella realtà lavorativa. La formazione teorica, per quanto riguarda il nostro lavoro, non è sufficiente, ed è necessaria quindi l’acquisizione di competenze pratiche”. Il suggerimento alle future matricole: “vivere appieno queste attività, che sono le più belle oltreché quelle più formative”. C’è da studiare, sottolinea, “ma assicuro che si tratta di un percorso godibilissimo, se c’è passione”. L’Erasmus, in Grecia: “ho soggiornato ad Atene per quattro mesi, durante i quali ho lavorato presso la Biblioteca Archeologica e ho imparato un po’ della lingua locale. Ricordo agli studenti che l’Ateneo fornisce una vasta rosa di accordi internazionali, come quello con l’Università russa di Pyatigorsk”. Altre esperienze: “Ho potuto accedere, grazie al mio percorso di studi, anche ad alcuni concorsi che mi hanno condotto ad altri tirocini, come quello presso il Parco archeologico di Ercolano. Oggi sto frequentando la Scuola di Specializzazione Archeologica al Suor Orsola Benincasa in modo da prendere finalmente parte agli scavi nei cantieri archeologici”. Al Dilbec, dice la neolaureata Giulia Francavilla, “tra i docenti e i ricercatori spiccano profi li di alto livello, tutti peraltro alla guida di progetti di scavo di rilievo nazionale e internazionale”. Si dice “grata al Dipartimento”, per la “trasmissione di un metodo di studio assimilato gradualmente”, grazie “agli stessi docenti nel corso delle lezioni frontali, ma anche e specialmente attraverso le attività laboratoriali e i tirocini formativi”. Dopo la laurea, numerose attività: “come la catalogazione di materiale presso il Museo Archeologico di Capua e la raccolta di rilievi archeologici presso i siti di Cerveteri e Kuma. Inoltre, ho partecipato a un convegno a Berlino che mi ha aperto nuove prospettive. Credo di aver assimilato tutte le conoscenze necessarie per intraprendere una brillante carriera lavorativa, e il merito è dell’Università”. Ora “ho un incarico diretto presso i comuni dei Paesi Vesuviani: la Soprintendenza ha stabilito che, prima della riqualificazione di un sito, vengano effettuati dei rilievi archeologici di sorveglianza e di scavo preventivo. Io mi occupo esattamente di questo”.
Nicola Di Nardo

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