Il Preside Nazzaro si racconta

Il passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento. E poi le fibrillazioni interne; le proteste degli studenti; fino ad arrivare all’agitazione, giusta e dovuta – come la definisce – dei ricercatori contro una riforma che mette mano al sistema di reclutamento della classe docente. Un percorso tutto in salita che ha richiesto molti sforzi ma che ha visto sempre la partecipazione di tanti. Il Preside Antonio Vincenzo Nazzaro si racconta. Traccia un bilancio di sei anni alla guida della Facoltà di Lettere, in prossimità della scadenza del mandato.
Preside, si chiude un anno difficile per il mondo universitario. In particolare la sua Facoltà è stata caratterizzata da agitazioni ed azioni di protesta da parte dei ricercatori, dei docenti ma anche degli studenti. Qual è il suo commento? 
“Certo è stato un anno ricco di difficoltà soprattutto per i disegni di legge Moratti che hanno provocato la giusta protesta di molti ricercatori di questa Facoltà affidatari di vari insegnamenti. Moduli di insegnamento sono distribuiti sul primo e secondo semestre. Abbiamo avuto diverse manifestazioni a cui hanno partecipato pure i docenti e gli studenti per portare il loro sostegno alla protesta. Un dibattito che si è sviluppato anche in sede di Consiglio di Facoltà. Nell’ultima riunione abbiamo dedicato sette ore di ampia discussione politica all’argomento. Sono stati rimodulati gli insegnamenti nei semestri per venire incontro alle esigenze degli studenti che non potevano tollerare un aggravio di corsi al secondo semestre. E’ prevalsa la linea del buonsenso grazie alla rinuncia dei ricercatori ad astenersi dall’insegnamento e per effetto di una trattativa che ha autorizzato la Facoltà, insieme ai presidenti dei Corsi di Laurea e con cinque dei ricercatori, a trovare una soluzione equa. Al momento soltanto parte dei moduli è stata posticipata a marzo. Mi sembra di aver fatto un lavoro che ha tenuto conto di tutte le parti. E’ stata bocciata, comunque, la mia proposta delle mutazioni. I docenti non si sentivano di sopportare un ulteriore peso didattico. So, comunque, che il ministro sta rallentando l’iter del decreto, ripensando all’intera questione. Per questo mi rivolgo ai colleghi ricercatori: fate un passo indietro e ritirate al più presto le rinunce. Sarebbe il modo migliore per riportare  la serenità e comunicare agli studenti una maggiore tranquillità”.
Se questo non dovesse avvenire?
“Se non dovesse pervenirmi entro la prima decade di gennaio la disponibilità a riprendere le lezioni, allora, dovendo garantire il normale svolgimento dei corsi nel secondo semestre, sarò costretto nel Consiglio di Facoltà, che prevedo a fine gennaio, a bandire supplenze e affidamenti o contratti per nuovi docenti”.
Preside, proiettiamoci nel 2005: che cosa c’è all’orizzonte per il mondo universitario?
“C’è l’approvazione del decreto ministeriale 270 che altro non è se non la modifica del 509 che ha avviato il passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento. Sulla base di questo documento, le università hanno elaborato i loro regolamenti didattici e quelli di ateneo. E’ chiaro che con la nuova legge bisogna aprire all’interno della Facoltà e dei Corsi di Laurea un ampio dibattito  per adeguare i regolamenti in vigore ai dettami di legge e per provvedere a sanare alcuni provvedimenti e scelte che abbiamo fatto al buio e che hanno dato adito a proteste piuttosto vivaci da parte dell’intero mondo accademico”.
 A cosa si riferisce?
“Mi riferisco alla base di ripartizione del modulo da quattro a sei che comporterebbe una riduzione degli esami. Si tratta, tuttavia, di un discorso lontano, perché fin quando non ci saranno i decreti attuativi, si corre il rischio di lavorare a vuoto. Siamo in attesa dei decreti correttivi, con le nuove classi delle lauree triennale e magistrale. C’è, al momento, un tavolo tecnico aperto al ministero che dovrebbe concludere il tutto entro gennaio. Intanto ho già invitato i vari presidenti dei Corsi di Laurea ad approfondire il dibattito; ma per incidere in maniera concreta aspettiamo l’input dell’Ateneo”.
Preside, lei è arrivato alla fine del suo mandato: qual è il bilancio di quasi sei anni di lavoro?
“E’ stato sempre un percorso in salita per tutta una serie di motivi. Primo fra tutti il passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento al quale credo di aver apportato il mio contributo. Abbiamo all’attivo ben dieci Corsi di Laurea, di cui due con il concorso delle Facoltà di Giurisprudenza ed Economia ed un altro che è gestito amministrativamente da Economia, al quale diamo il supporto scientifico. Indubbiamente è un bel risultato. Da quest’anno siamo partiti con sei lauree specialistiche. Uno sforzo considerevole che è andato in porto grazie all’abnegazione, impegno e competenza di tutti coloro che sono stati coinvolti nel processo di crescita. Credo di aver svolto a pieno il mio ruolo”.
E sul 2004 che cosa ha da dire?      
“E’ stato un ‘annus horribilis’ perché accanto alle difficoltà piovute dall’alto c’è stata una restrizione delle risorse. Abbiamo patito una decurtazione del sessanta per cento dei fondi di funzionamento ordinario. La presidenza se l’è vista davvero nera. Certo è un problema generale che vale per l’Ateneo, il Polo, i Corsi di Laurea, i Dipartimenti. Se a questo aggiungiamo anche le difficoltà logistiche, causate dai lavori di ristrutturazione e messa a norma seconda le direttive europee del Complesso di San Pietro Martire – lavori iniziati quattro anni fa – che è il vero polmone della Facoltà, allora la situazione diventa davvero critica. Spero che entro gennaio i lavori arrivino a termine. Questo è quanto mi hanno assicurato. Abbiamo sopportato difficoltà di ogni genere: l’interruzione dell’energia elettrica e della rete telefonica; la diminuzione degli spazi che diventano sempre più carenti; i disagi per gli studenti. E l’Aula Magna continua ad essere impegnata stabilmente per lo svolgimento delle lezioni; una situazione che mi crea tanta amarezza. Ma il mio primo dovere è assicurare la didattica”.         
Preside, ha mai avuto qualche momento di sconforto?
“Si, nell’ultimo anno. In passato i problemi mi hanno sempre caricato. Forse sono stanco e gli interrogativi ancora aperti sono davvero tanti. Come posso dimenticare la situazione che interessa alcuni docenti i quali, pur risultati idonei ai concorsi, per blocco e mancanze di deroghe non hanno potuto prendere servizio? Abbiamo otto ricercatori che, allo stato attuale, dovrebbero iniziare a lavorare”.
Se potesse ritornare indietro, si ricandiderebbe?
“Certamente rifarei i primi tre anni. Il secondo mandato, invece, mi sono accorto che ha sottratto tempo alla ricerca ed ai miei studi. Comunque è stata una bella esperienza. Oggi Lettere è una Facoltà complessa, con centosessanta docenti, più di centodieci ricercatori. La mia porta è stata sempre aperta agli studenti. Tutte le pratiche del vecchio ordinamento vengono sottoposte al mio esame e al giudizio della professoressa Adriana Pignani, alla quale il mio grazie è sempre insufficiente per l’impegno che profonde nel suo lavoro. Ringrazio i colleghi che mi hanno accordato il consenso, spero di averlo degnamente ricambiato”.
Quale eredità lascia al suo successore?
“Mi auguro di lasciare qualcosa in più di quello che ho ricevuto. E’ nelle aspirazioni di tutti dare il massimo. Sicuramente ho raggiunto dei traguardi, tra cui una segreteria più efficiente, l’attivazione dell’aula informatica; una facoltà, tutto sommato, più ricca. Prevedo che chi verrà dopo di me farà tesoro del lavoro svolto per traghettare la Facoltà dal vecchio al nuovo ordinamento ma dovrà fare i conti con grosse difficoltà per adattarla al nuovissimo che incombe. Mi auguro di non lasciare macerie ed insolvenze. E’ un impegno che assumo in quest’ultimo scorcio del mio mandato”.  
Elviro Di Meo
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