Il prof. Pagano: “fiore all’occhiello” alla Corte di Federico

Il termine ‘finanza’ fa pensare immediatamente all’altalena dei titoli in borsa ed all’alto potenziale di rischio connesso con le speculazioni. Il caso di risparmiatori e investitori che hanno visto sfumare le proprie ricchezze in crack di Borsa alimenta una sfiducia nei confronti di questo mondo, che pare esposto ad un’alea ingovernabile. Eppure proprio lo sviluppo di un sistema finanziario avanzato è il metodo più efficace per far fruttare i risparmi, incanalandoli negli investimenti migliori e scegliendo i progetti nel contempo più sicuri e ad elevata redditività. A sostenerlo è stato il professor Marco Pagano, il protagonista dell’undicesima e ultima conferenza di quest’anno all’interno del ciclo “Come alla Corte di Federico II”.
Il professor Pagano, nato a Napoli nel 1956, dopo una prima laurea in Giurisprudenza, a 25 anni ne ha conseguita una seconda in Economia all’Università di Cambridge, per poi proseguire gli studi economici con un dottorato di ricerca presso il Massachusetts Institute of Technology. Oggi è professore Ordinario di Politica economica alla Federico II ed è tra i coordinatori del Master in Economia e Finanza. 
Nel 1997 ha ottenuto il BACOB European Prize for Econimic and Financial Research e nel 2005 ha presentato la Marshall Lecture al convegno annuale della European Economic Association: questi sono due dei tanti riconoscimenti ottenuti dal professore, che però sono già sufficienti a spiegare perché il Rettore Guido Trombetti l’abbia giustamente presentato come “il fiore all’occhiello dell’Università”.
Pagano ha spiegato che solo negli ultimi venti anni si è capito quanto lo sviluppo della finanza sia importante per la crescita economica. Il professore ha paragonato il sistema finanziario ad un acquedotto che incanala le risorse dei risparmiatori verso le imprese e verso lo Stato. Minori sono le perdite idriche, maggiore è la quantità di acqua che arriva a destinazione, vale a dire quanto più la finanza è efficiente e concorrenziale, tanto più  risparmio può essere investito in produzione.
“La migliore allocazione del capitale accresce la produttività – ha sostenuto il professore Pagano – perché migliorando la qualità dell’informazione, orienta gli investimenti verso progetti più redditizi e riduce il razionamento del credito e del capitale di rischio.”
La maggior parte degli studi dell’ultimo ventennio concorda sul fatto che non siano i mercati finanziari ad essere trainati dalla crescita economica e che invece sia la finanza a fungere da propellente per lo sviluppo dell’economia. 
Questa relazione di causalità per il professor Pagano spiega come i paesi in cui la finanza è più avanzata stimolino la concorrenza di quelli meno sviluppati. Ciò significa che, all’interno dell’Unione Europea, paesi come l’Italia possono fruire degli effetti benefici dell’integrazione finanziaria e trarre vantaggio dall’essere costretti ad eliminare le arretratezze di partenza per rimanere competitivi sul mercato.
E’ con questa nota di ottimismo che la Corte di accademici federiciani riunitasi al Centro Congressi di via Partenope si è sciolta per darsi appuntamento il prossimo 19 ottobre.
Manuela Pitterà 
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