Atmosfere e musiche di una Napoli antica

Un’atmosfera dal sapore antico. Un viaggio indietro nel tempo nel cuore dell’arte e della tradizione napoletana, dove rivivono le melodie del passato, le Chanteuse del Cafè Chantant e dove in ogni momento viene fuori la vera essenza di Napoli: la creatività e il sentimento, biglietto da visita di questa città. Momento in cui questo scorcio di passato torna di nuovo a vivere è la rassegna “Napoli Nobilissima”, la cui undicesima edizione si è conclusa giovedì 8 giugno. Un appuntamento divenuto ormai una costante  grazie all’organizzazione, ma anche alla deliziosa partecipazione del prof. Catello Tenneriello, docente alla Facoltà di Scienze del Federico II, responsabile della rassegna sin dalla sua nascita. “Napoli Nobilissima” propone di una serie di incontri che prendono il via a dicembre ed hanno luogo nel Teatro del Convitto Nazionale di Piazza Dante. Incontri che prevedono interventi di esperti, artisti, musicisti e ballerini che si mescolano in seminari-spettacolo gradevoli e capaci di grande coinvolgimento anche per chi proviene da una cultura musicale diversa e che si ritrova immerso per qualche ora nelle atmosfere della tradizione napoletana. 
Una conclusione ricca e festosa quella dell’8 giugno. E lo dimostra, senza dubbio, la grande presenza di pubblico, fedelissimi della rassegna e non. Un programma denso, che ha offerto uno spettacolo durato oltre tre ore e che accanto agli interventi musicali, ha anche lasciato spazio a momenti di approfondimento culturale, tenuti assieme anche grazie alla vivace presentazione della dr.ssa Patrizia Liguori. I momenti musicali, naturalmente, sono stati tanti e di vario genere. Dalle “Canzoni villanesche alla napoletana” con l’ensemble vocale “De Musici Napolitani”, interpreti della musica napoletana e popolare antica, diretto dal Maestro Domenico Sodano,  alle libere variazioni sui temi mozartiani di Giovanni Salzano “Amadeus, ci consenta!”,  a “Un amour toujour plus grand”, cantata da Loretta Gagliardi, rivisitazione in lingua francese del classico “Tu si na cosa grande”, passando in ultimo per le allegre atmosfere del Cafè Chantant con Aurora Giglio diretta dal Maestro Vittorio Castaldi. Momento questo di particolare coinvolgimento grazie all’allegria e alla freschezza dell’interpretazione. Per diversi minuti sembrava davvero di essere ritornati ai  primi anni del Novecento, anni impressi nella nostra memoria anche attraverso il ricordo delle chanteuse o sciantose, dive e protagoniste indiscusse della canzone napoletana.
Come in ogni incontro, anche in quest’ultimo si propone un momento di approfondimento culturale, che solitamente apre lo spettacolo,  ma che questa sera invece  arriva con un po’ di ritardo: “Roberto Bracco e la donna napoletana”,  nota della prof. Assunta De Crescenzo, docente di Letteratura Italiana al Dipartimento di Filologia Moderna “Salvatore Battaglia”, dell’Università Federico II. Roberto Bracco, grande scrittore e giornalista  napoletano,  intellettuale intransigente,  aveva una rappresentazione particolare della donna napoletana:  passionale per istinto, un’istituzione di una riverenza suprema. Infatti, al detto “Vedi Napoli e poi muori”, più volte Bracco ha ribadito che avrebbe voluto aggiungere “amare anche una donna napoletana”. A questa istintività della donna napoletana però si accompagna anche la miseria che le porta sulla via della prostituzione. E Bracco chiama queste donne in un suo famoso atto unico “Nannine”: sono nei vicoli bui, nelle strade sudicie, ma sotto questo strato si nasconde il loro vero animo, materno e delicato, che esiste in ognuna di loro. 
Questo viaggio partito da Napoli, si avvia al suo compimento oltreoceano. Infatti la rassegna non poteva non chiudersi con un’esibizione del suo realizzatore, il prof. Tenneriello, che accompagnato dalle note di un pianoforte canta “New York, New York”, tra il plauso generale della folla.
“Il bilancio della rassegna per quest’anno, come del resto per gli anni precedenti, non può che essere positivo – conclude il professore- data l’assiduità con cui il pubblico da molti anni ci segue, e grazie soprattutto all’apporto di tutti coloro che collaborano alla realizzazione di questi incontri, a questo gruppo così unito. Oggi si conclude l’attività della rassegna per l’anno 2005/2006, che riprenderà dopo la lunga pausa estiva, il prossimo dicembre”. Unico neo, se così possiamo definirlo, lo scarso coinvolgimento di giovani, poiché il patrimonio che questi incontri veicolano dovrebbe essere apprezzato anche dalle nuove generazioni.
Nicla Abate
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