Interfaccia cervello–computer, accordo tra la Federico II e il prestigioso Istituto cinese CESI

Qualche tempo fa ha suscitato scalpore la notizia che Neuralink, azienda di Elon Musk, ha sviluppato un chip il quale, attraverso minuscoli sensori, è in grado di trasmettere l’attività dei neuroni per controllare dispositivi esterni. Una salvezza per chi ha danni cerebrali e potrebbe così recuperare importanti funzioni, ma anche una prospettiva inquietante per chi teme che chip e sensori nel cervello potrebbero un giorno carpire i pensieri e magari anche condizionarli sin dal profondo. Sono le nuove sfide delle tecnologie.

Nel settore della neuroingegneria anche la Federico II gioca da tempo un ruolo di primo piano e non è un caso che l’Ateneo abbia recentemente siglato una intesa con un’altra realtà molto avanzata nella ricerca internazionale: l’Electronics Standardization Institute (CESI). Hanno firmato il 24 marzo un accordo di collaborazione alla presenza del Rettore Matteo Lorito e del Direttore del CESI Jian Dong, professore alla Zhejiang University Gang Pan. L’intesa sancisce l’avvio di una partnership strategica sotto la responsabilità del prof. Pasquale Arpaia finalizzata allo sviluppo congiunto di attività di ricerca, formazione e innovazione nei settori tecnologici di frontiera, tra i quali intelligenza artificiale e interfacce cervello-computer.

La collaborazione prevede scambi di docenti e ricercatori, organizzazione di seminari e attività congiunte, nonché lo sviluppo di programmi condivisi di ricerca e standardizzazione.

“In tutte le grandi nazioni – spiega il prof. Arpaia, docente di Misure presso il Dipartimento di Ingegneria Elettrica e Tecnologie dell’Informazione (Dieti) e fondatore del Comitato Italiano di Standardizzazione delle Interfacce Cervello Computer – ci sono grandi istituti di ricerca tecnologica per produrre azioni sulla normazione tecnica. Significa creare documenti nei quali sono formalizzate le migliori pratiche ingegneristiche nel settore.

Come Comitato abbiamo organizzato a Milano un evento internazionale al quale ha partecipato anche il CESI. I ricercatori cinesi sono venuti in tale occasione per due giorni a Napoli, hanno visitato i laboratori del Dieti, tra i quali quelli di Silvia Rossi di Robotica sociale”. È un ramo che prevede la progettazione di robot i quali interagiscono con l’essere umano con mansioni di assistenza, educazione e perfino compagnia. “Il protocollo che abbiamo firmato – informa il prof. Arpaia – prevede un cappello, un’intesa di largo respiro nella quale inseriremo iniziative comuni per docenti, dottorandi, studenti ed aziende. Sarà uno scambio di personale e di tecnologie”.

Una squadra internazionale

Arpaia è anche il Direttore del Centro Interdipartimentale di Ricerca in Management Sanitario e Innovazione in Sanità (Cirmis) e in tale veste è particolarmente interessato alla tecnologia cinese nell’ambito della neuroingegneria, la quale fonde neuroscienze e ingegneria per comprendere, potenziare o riparare il sistema nervoso. “È un settore – sottolinea il docente – nel quale noi federiciani lavoriamo su una elettronica non invasiva, con sensori che si appoggiano sui capelli”.

Dopo Pasqua si svolgerà una prima riunione operativa tra i firmatari del protocollo d’intesa, che sarà finalizzata ad elaborare iniziative concrete di collaborazione. “Ci hanno già chiesto di andare in Cina – racconta – e certamente manderemo una delegazione. Nel frattempo, ho sollecitato i nostri ricercatori ad avanzare richieste e proposte per individuare gli obiettivi comuni sui quali lavorare nell’ambito dell’accordo di cooperazione.

Mi aspetto inoltre che verranno qui da noi ingegneri e studenti cinesi per rafforzare la nostra squadra internazionale. Ne fanno parte giovani provenienti da diverse aree geografiche, dalla Tunisia agli Stati Uniti. Allievi del Politecnico di Torino e di Milano si rivolgono al nostro gruppo di ricerca per chiedere la tesi di laurea. È un segnale che il lavoro frutta ed è un incoraggiamento a impegnarci a fare sempre di più e meglio”.

Un primato in Italia

La Federico II, ricorda tra l’altro il prof. Arpaia, è stata la prima Università in Italia ad aver attivato un corso di Brain Computer Interface (Interfaccia tra Cervello e Computer) nell’ambito dell’indirizzo in Neuroscienze di Ingegneria Biomedica. “Abbiamo anche – dice – un insegnamento di Neuroingegneria nel Corso di Laurea in Medicina Tecnologica”. Il docente non elude però le questioni di natura etica che l’avanzamento delle applicazioni della neuroingegneria inevitabilmente pongono.

“Se pensiamo – dice – alla possibilità di misurare le emozioni, entriamo già in un campo estremamente delicato, che investe temi etici molto rilevanti. Si pensi al rischio di un marketing che si fonda sulla misura delle emozioni per massimizzare la vendita di questo o quel prodotto. La tecnologia può fare bene o male ed è importante che noi non ce ne facciamo travolgere ma che la governiamo affinché ci aiuti ad affrontare problemi, criticità e malattie. Nel mio centro di normazione abbiamo anche giuristi e filosofi, oltre a medici ed ingegneri.

Non deve esserci uno sviluppo selvaggio e privo di regole. C’è la necessità di mettere a punto un regolamento su base nazionale ed europea che possa fare da argine ad eventuali abusi e usi illeciti, prevedendo divieti specifici fino a quando non ci saranno norme chiarissime, per scopi non espressamente medici”.
Fabrizio Geremicca

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