Il Rettore Trombetti al Consiglio di Scienze

Intervento del Rettore Guido Trombetti al Consiglio di Facoltà di Scienze del 6 maggio. Un’occasione per presentare i dati sullo stato della finanza dell’Ateneo e sul bilancio appena approvato. “Qualche numero per dare la percezione del quadro nazionale in cui ci muoviamo. Non vengo a fare il pianto del pezzente, ma il Paese e l’Europa sono in difficoltà e noi non possiamo immaginare che la nostra piccola e felice enclave possa restare fuori da una crisi violenta che ha colpito tutti. Credo che la fase espansiva dell’università si sia conclusa per sempre”, dice il Rettore illustrando le cifre più significative. Dal 2008 ad oggi l’Ateneo ha perso 24 milioni di euro, mentre negli ultimi anni ha visto ridurre il suo personale di 1042 unità, il 5% dei quali ricercatori. “L’alienazione di immobili copre un bilancio che è sottocontrollo, ma in grande sofferenza, perché per avere stabilità il Fondo di Finanziamento Ordinario dovrebbe essere rivalutato a prezzo d’acquisto”. I grandi atenei soffrono più dei piccoli perché ‘di arrivo’ e l’età media del personale è più elevata, il patrimonio immobiliare è più ingente da amministrare. Genova, Palermo, Bari, Napoli, Roma, Bologna, Firenze, Siena compaiono tutte nella lista delle università in difficoltà. “Sono per natura ottimista e nella ciclicità degli eventi questo momento rappresenta un punto basso dal quale usciremo, ma c’è bisogno di un forte processo di razionalizzazione dell’organizzazione e della governance”, prosegue ancora Trombetti sgranando il rosario dei dati italiani sull’università. Fra i Paesi europei di più lunga tradizione comunitaria, l’Italia è quella che investe di meno sull’università in rapporto al Prodotto Interno Lordo, con una spesa media per studente di gran lunga inferiore alla media dei paesi OCSE, inferiore anche ad alcuni Paesi appena entrati a far parte dell’Unione Europea, con un rapporto studenti per docenti fra i più alti. Il risultato di questa politica complessiva è che la media dei laureati in età compresa fra i 25 ed i 34 anni in Italia è del 17% contro una media OCSE del 33%. “Se l’anno prossimo, a legislazione vigente, avremo un taglio di un miliardo, ci ritroveremo ad avere 50-60 milioni in meno e dovremo necessariamente presentarci con un modello organizzativo più efficiente. Lo dico in una Facoltà all’avanguardia”. 
E se nascesse
 la Facoltà 
di Bioscienze?
Questo implica che, per esempio, non sarà più possibile avere piccoli Dipartimenti o un numero di Biblioteche superiore a quello dei Dipartimenti, perché queste attività richiedono un grande investimento in termini di personale. Così come non sarà più possibile avere un modello organizzativo che consenta di avere forti disparità numeriche fra Corsi di Laurea. “Se non interverremo noi, lo farà qualcun altro. Quando parlo di modello organizzativo, intendo anche immaginare aggregazioni diverse. Che male ci sarebbe se le Facoltà dovessero sparire sostituite dalle Scuole, o se i Dipartimenti diventassero la sede unica di gestione della ricerca e della didattica, se questo significasse avere una migliore organizzazione? E se da Scienze insieme ad altre strutture nascesse la Facoltà di Bioscienze, che ci sarebbe di male?”, domanda il docente richiamando i colleghi alle proprie responsabilità. “Liberiamoci dal meccanismo di autotutela, perché non paga. Quando abbiamo approvato la riforma, abbiamo fatto battaglie per il mezzo credito, perché i crediti significavano posti”. 
“Nei nove anni in cui sei stato Rettore, quanti piccoli Atenei sono nati e qual è stata la loro incidenza sulla spesa?”, chiede il prof. Giuseppe Iadonisi. “Non molte, ma incidono in maniera significativa e distorta, con un notevole aggravio sul PIL e sulla presenza di personale. Nelle classifiche sull’università si considera sempre il debito e risulta quindi che le piccole università siano migliori di quelle storiche, ma quando sono nate nessuno ha protestato. Come si fa ora a chiuderle? Bisogna evitare che se ne facciano altre”. Durante l’ultimo anno ben 57 milioni di euro di finanziamento sono stati trasferiti dalle università del Sud a quelle del Nord. “È venuto il momento che gli Atenei del nord smettano di chiedere il riequilibrio perché lo hanno avuto ed ora che anche gli Atenei del sud smettano di lamentarsi, perché hanno avuto in passato attraverso il sistema degli ammortizzatori”. Del resto, conclude il Rettore, “le cose importanti si fanno. Quando la Compagnia di San Paolo ci ha dato un milione e mezzo di euro, l’abbiamo investito nella biblioteca digitale”. Forse, però, non basta e non è consolante sapere che anche prestigiosi college come Harvard e Yale hanno subito tagli del 30%. 
 
Docenti e pensionamenti
Dopo la presentazione del Rettore, il Consiglio ricorda il prof. Ezio Catanzariti appena scomparso, al quale anche Trombetti dedica un ricordo. “Quando abbiamo fatto nascere il Corso di Laurea in Informatica, Ezio è stato uno dei primi a crederci. Uniamoci nel ricordo di una persona che quando si trattava di buttare il cuore oltre l’ostacolo non si è mai tirato indietro”, dice il Rettore. Poi si passa alle questioni all’ordine del giorno della seduta. Si propone il conferimento del titolo di professore Emerito ai docenti Giancarlo Gialanella, Giuseppe Giraci, Antonio Giuditta e  Salvatore Rionero; al termine dello spoglio nessuno dei candidati conquista i voti necessari. L’altro argomento dibattuto: valutazioni della Commissione Didattica in merito alle richieste di biennio di proroga dei docenti prossimi alla pensione. “Fino all’anno scorso l’approvazione era automatica, ma adesso l’Ufficio del Personale richiede di porre grande attenzione e di valutare i requisiti minimi del settore e del Corso di Laurea prima di deliberare favorevolmente. L’anno scorso alcuni colleghi sono stati reintegrati dopo aver presentato ricorso al TAR”, spiega il Preside Roberto Pettorino. Il provvedimento coinvolge i docenti Maurizio De Gennaro, Giuseppe Iadonisi, Antonio Pozzuoli, Emma Ruggiero, Elvira Russo e Rosa Castaldo. Per tutti la Commissione Didattica ha espresso un parere non favorevole alla permanenza in servizio e la procedura si svolge in maniera abbastanza veloce tranne quando si affronta il caso della prof.ssa Castaldo, in quanto la docente è stata reintegrata dopo l’intervento del Tribunale Amministrativo. La Commissione quindi decide la sua permanenza in servizio per l’attuale anno accademico, nel corso del quale sta svolgendo il corso di Botanica Generale, ma rifiuta la richiesta di proroga per il prossimo anno. La prof.ssa Castaldo non accetta le decisione ed in maniera alquanto insolita e decisamente fuori dalle regole, durante la votazione, prende la parola scortata dal legale. “Chiedo che prima di deliberare si verifichi il numero legale e per chiamata nominale la presenza degli ordinari”. Alle proteste dei presenti per la richiesta inusuale, segue  l’intervento dell’avvocato: “il regolamento di Facoltà prevede che un docente possa intervenire durante il Consiglio di Dipartimento”. “Ma questo è il Consiglio di Facoltà”, replicano dalla platea. “La didattica è competenza di tutta la Facoltà e ti chiedo di uscire perché quando si esprimono giudizi su persone, gli interessati non potrebbero essere nemmeno presenti e la richiesta di numero legale può essere avanzata da altri colleghi”, risponde alla docente, dal canto suo, il Preside il quale, resistendo alle mozioni d’ordine, alle pressioni di accettare la richiesta, sceglie la linea morbida e procede alla chiamata nominale degli ordinari presenti. Il numero legale è ampiamente assicurato e la votazione riprende seppur con qualche interruzione di troppo. “Nella nota rettoriale del 2008 c’è scritto che la proroga è automatica, contestuale alla presentazione della domanda”, interviene il prof. Gabriele Giordano. Al termine dell’ennesima seduta movimentata, la Facoltà di Scienze approva a larghissima maggioranza le indicazioni della Commissione Didattica. 
Simona Pasquale                                                         
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