A lezione con l’onorevole Giorgio Napolitano, dallo scorso 1° giugno professore emerito della Facoltà di Scienze Politiche. “Europa al bivio” è il titolo del seminario con cui il Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Parlamento europeo ha intrattenuto una platea di studenti e docenti che ha affollato, quel giorno, l’aula Spinelli di via Rodinò. Un tema, quello dell’integrazione europea, di straordinaria attualità, dopo il no del popolo di Francia alla ratifica della costituzione europea. “Non importa”, ha commentato secco il prof. Napolitano, che da europeista convinto ha esortato a continuare sulla strada dell’unificazione.
Dopo Umberto Ranieri, Mariano D’Antonio e Nicola Rossi – tutti esperti di questioni europee – la conferenza di giugno conclude il ciclo d’incontri promossi dal prof. Matteo Pizzigallo, ordinario di Storia delle relazioni internazionali, all’interno del dottorato di ricerca in “Scienza politica e istituzioni in Europa” da lui coordinato. Inoltre, l’evento rappresenta anche la chiosa finale del modulo di “Storia dell’integrazione europea” che ha coinvolto gli studenti di Storia delle relazioni internazionali iscritti al CdL in Scienze Politiche, a cui i due mesi di lezioni extra sono valsi due crediti per le attività libere. “Ho scelto l’argomento dell’Unione europea – dichiara il prof. Pizzigallo – perché credo che l’università abbia il dovere di affrontare temi di attualità problematica come questo”.
A dare il benvenuto all’ospite illustre, il Rettore della Federico II Guido Trombetti. “Gli accadimenti delle ultime ore – afferma – impongono una riflessione sul destino dell’Europa, che sembra essere solamente l’Europa dell’euro. Mi compiaccio di trovarmi in un’aula piena di giovani, perché saranno proprio loro che vedranno gli sviluppi dell’Europa unita”. “La lezione di oggi – sottolinea il Preside di Scienze Politiche, Raffaele Feola – segna l’esordio del prof. Napolitano nel collegio dei docenti del dottorato diretto dal prof. Pizzigallo. Siamo orgogliosi di averlo con noi, perché l’onorevole Napolitano rappresenta un pezzo della storia d’Italia”.
Laureato in Giurisprudenza proprio alla Federico II, Giorgio Napolitano torna nella sua Università per fare il punto sulla condizione dell’Europa, un’Europa al bivio, per l’appunto. Un’Europa, o per meglio dire una costituzione europea, che la Francia, considerati gli esiti referendari del 29 maggio, ha rifiutato. “Immaginavo il risultato – ammette il neo docente – Si ripropone così il dilemma: andare avanti o ripiegare su logiche di difesa nazionali?”. Scontata la sua risposta: “esistono ragioni oggettive che fanno propendere per il proseguimento dell’integrazione economica e politica dell’Europa. La carta costituzionale europea è il frutto di un’attenta riflessione maturata in seno ad una Convenzione che ha individuato una serie di sfide storiche che nessun Stato europeo può pensare di vincere da solo: globalizzazione, sicurezza, piena affermazione dei diritti umani e della democrazia”.
Napolitano ravvisa in contestazioni di segno opposto – per lui infondate – le ragioni che hanno portato la Francia a schierarsi per il no. E ammonisce: “la paura della globalizzazione, dell’immigrazione, dell’avanzata cinese non si fronteggiano bocciando la costituzione, innalzando barriere e invocando il protezionismo, ma incentivando le politiche di trasformazione e competitività economica”. Il problema è che “c’è stata una discrasia tra l’unificazione monetaria e l’unificazione economica. Di qui il disincanto dei cittadini europei verso la Costituzione. In Italia si attribuisce la responsabilità dell’attuale crisi all’euro, al patto di stabilità, all’allargamento ad Est; invece la colpa è dei governi nazionali che hanno scelto politiche economiche sbagliate”.
Infine, un appello: “spetta alle forze politiche e sociali diffondere il messaggio positivo della Costituzione, con le università che devono svolgere la loro parte. Le ratifiche, pertanto, devono continuare, perché è un diritto-dovere dei governi che hanno partecipato alla sua stesura”.
Paola Mantovano
Dopo Umberto Ranieri, Mariano D’Antonio e Nicola Rossi – tutti esperti di questioni europee – la conferenza di giugno conclude il ciclo d’incontri promossi dal prof. Matteo Pizzigallo, ordinario di Storia delle relazioni internazionali, all’interno del dottorato di ricerca in “Scienza politica e istituzioni in Europa” da lui coordinato. Inoltre, l’evento rappresenta anche la chiosa finale del modulo di “Storia dell’integrazione europea” che ha coinvolto gli studenti di Storia delle relazioni internazionali iscritti al CdL in Scienze Politiche, a cui i due mesi di lezioni extra sono valsi due crediti per le attività libere. “Ho scelto l’argomento dell’Unione europea – dichiara il prof. Pizzigallo – perché credo che l’università abbia il dovere di affrontare temi di attualità problematica come questo”.
A dare il benvenuto all’ospite illustre, il Rettore della Federico II Guido Trombetti. “Gli accadimenti delle ultime ore – afferma – impongono una riflessione sul destino dell’Europa, che sembra essere solamente l’Europa dell’euro. Mi compiaccio di trovarmi in un’aula piena di giovani, perché saranno proprio loro che vedranno gli sviluppi dell’Europa unita”. “La lezione di oggi – sottolinea il Preside di Scienze Politiche, Raffaele Feola – segna l’esordio del prof. Napolitano nel collegio dei docenti del dottorato diretto dal prof. Pizzigallo. Siamo orgogliosi di averlo con noi, perché l’onorevole Napolitano rappresenta un pezzo della storia d’Italia”.
Laureato in Giurisprudenza proprio alla Federico II, Giorgio Napolitano torna nella sua Università per fare il punto sulla condizione dell’Europa, un’Europa al bivio, per l’appunto. Un’Europa, o per meglio dire una costituzione europea, che la Francia, considerati gli esiti referendari del 29 maggio, ha rifiutato. “Immaginavo il risultato – ammette il neo docente – Si ripropone così il dilemma: andare avanti o ripiegare su logiche di difesa nazionali?”. Scontata la sua risposta: “esistono ragioni oggettive che fanno propendere per il proseguimento dell’integrazione economica e politica dell’Europa. La carta costituzionale europea è il frutto di un’attenta riflessione maturata in seno ad una Convenzione che ha individuato una serie di sfide storiche che nessun Stato europeo può pensare di vincere da solo: globalizzazione, sicurezza, piena affermazione dei diritti umani e della democrazia”.
Napolitano ravvisa in contestazioni di segno opposto – per lui infondate – le ragioni che hanno portato la Francia a schierarsi per il no. E ammonisce: “la paura della globalizzazione, dell’immigrazione, dell’avanzata cinese non si fronteggiano bocciando la costituzione, innalzando barriere e invocando il protezionismo, ma incentivando le politiche di trasformazione e competitività economica”. Il problema è che “c’è stata una discrasia tra l’unificazione monetaria e l’unificazione economica. Di qui il disincanto dei cittadini europei verso la Costituzione. In Italia si attribuisce la responsabilità dell’attuale crisi all’euro, al patto di stabilità, all’allargamento ad Est; invece la colpa è dei governi nazionali che hanno scelto politiche economiche sbagliate”.
Infine, un appello: “spetta alle forze politiche e sociali diffondere il messaggio positivo della Costituzione, con le università che devono svolgere la loro parte. Le ratifiche, pertanto, devono continuare, perché è un diritto-dovere dei governi che hanno partecipato alla sua stesura”.
Paola Mantovano








