Intellettuali e potere, affollato seminario

Pienone per i primi appuntamenti del seminario su “Censura e Autocensura. Arte, cultura e informazione. Momenti del rapporto intellettuali e potere” organizzato dai professori Luigi Caramiello, docente di Sociologia dell’arte e della letteratura, e Gianfranco Pecchinenda docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, entrambi della Facoltà di Sociologia. Nove incontri (tutti di giovedì all’Astra) – che per gli studenti di Sociologia si traducono in tre crediti formativi – per i quali si contano 480 iscritti. Nel corso del seminario “ci interroghiamo sulla funzione della comunicazione nel sistema sociale, sul compito dell’intellettuale e sulla missione che gli viene affidata. Sarà un percorso di dimensione storica (tratteremo per esempio, la repressione nell’Italia fascista) e di dimensione politica, oltre che un’indagine sull’attualità”, spiega il prof. Caramiello.
Il primo incontro ha visto la partecipazione del prof. Ernesto Paolozzi, docente di Storia della Filosofia contemporanea al Suor Orsola, il quale ha proposto il tema del rapporto tra intellettuali e potere attraverso un excursus storico partendo da Giordano Bruno fino ad arrivare alla condizione degli intellettuali durante il nazi-fascismo, passando per l’Illuminismo e Voltaire. “Potremmo stilare un lungo elenco di filosofi schierati contro il potere dello Stato” ha spiegato il prof. Paolozzi. Spazio anche agli studenti che hanno voglia di esprimere le loro idee attinenti al tema trattato e attraverso relazioni scritte ed esposte da loro. “Stiamo formando giovani studiosi e intellettuali. – dice Caramiello – E’ chiaro che se la costruzione delle capacità tecniche non è accompagnata dalla passione, la crescita intellettuale non trae alcun beneficio. Non è vero che i giovani di oggi sono apatici, io ho già ricevuto quaranta richieste da parte di ragazzi che vogliono esporre un loro lavoro di riflessione”. E il primo è stato l’emozionato Vito Marcelletti, neo-laureato in Sociologia, il quale ha presentato la sua relazione su “La condizone dell’intellettuale nel mondo islamico”, a seguire Maria Rosaria Givone, studentessa, che ha preso in esame la bufera scaturita dalla pubblicazione del libro “The satanic verses” di Salman Rushdie. “Cosa significa libertà di parola? – ci chiede e si chiede Maria Rosaria – Nel mondo dell’integralismo musulmano, sequestri e chiusure di giornali sono all’ordine del giorno…”.
La seconda tappa del seminario concentra nella sala dell’Astra lo stesso elevato numero di studenti. Numerosi ospiti discutono sul tema “L’arte dello sviluppo. Lo sviluppo dell’arte. Problemi e prospettive del rinnovamento culturale a Napoli e nel Mezzogiorno”. Oltre ai professori Caramiello e Pecchinenda, sono intervenuti: il produttore Willy David, il musicista e membro della band Letti sfatti Jenna’ Romano, lo scrittore americano Alan Frenkiel, Enzo Gragnianiello, il musicista Gennaro Pasquariello, Tony Cercola, Red Ronnie. Con l’intervento di David, si è partiti dalla canzone napoletana di fine Ottocento per approdare fino ai giorni nostri, in cui “assistiamo ad un declino culturale, una perdita di prestigio e di immagine a livello mondiale. Le ragioni sono da rintracciarsi anche nell’insensibilità dei politici locali, nella attuale sterilità della realtà musicale napoletana e in una tradizione musicale di sottocultura. I musicisti hanno perso l’opportunità di suonare…”. La parola passa, dunque, ad un musicista: Jenna’ Romano dei Letti sfatti autore di una lettera aperta al quotidiano Repubblica in cui pone la questione dell’annoso rapporto tra musicisti e impresari. “Gli impresari cercano solo di usufruire dei fondi messi a disposizione dagli enti locali – dice – Si organizzano sempre le solite manifestazioni con gli stessi personaggi legati alla tradizione napoletana, quando esistono poi tanti gruppi emergenti che hanno estremo bisogno di suonare dal vivo. Prima c’era un fermento musicale, oggi c’è solo Gigi D’Alessio. Non credo sia molto rappresentativo della musica napoletana…”. E a tutti coloro che pensano al business  che gira intorno alla musica, Enzo Gragnianiello ribatte: “Il successo di una singola canzone è come vincere alla slot machine, dove, poi, ti autoconvinci a giocare ancora e perdi tutto…l’arte è degli artisti non delle mezze calzette!”. Una condizione, quella dei musicisti italiani, che Red Ronnie definisce “drammatica”. “E’ stata promossa la ‘cultura’, se così si può definire, di Mtv a discapito di Videomusic e con l’eliminazione di trasmissioni come Help e RoxyBar. Oggi, in tv, esiste un solo programma di musica: Cdlive, dove si esibiscono i numeri uno. E tutti gli altri? Le radio si vantano di passare ‘solo grandi successi’”, dice. E, concludendo, arriva al nocciolo della questione: “il problema è che abbiamo perso la curiosità di scoprire cose nuove…smettete di piangere e andate ad ascoltare musica!”. Presenti, tra il pubblico, anche Franco Rendano – fautore dell’apertura del Lanificio a Porta Capuana, che vuole essere un laboratorio per gruppi misconosciuti – e Sandro Petrone, giornalista inviato e conduttore del Tg2, invitato dal prof. Caramiello sul palco. “La musica non è quella che ascoltate – ha detto rivolto ai giovani – c’è un fermento giovanile che non riesce ad emergere…la musica non passa se non nasce dalla creazione artistica…”.
Atteso, per questo incontro, anche Gino Paoli la cui assenza, però, non ha turbato minimamente gli studenti che hanno deciso di prendere parte al seminario. 
Maddalena Esposito
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