L’emozione della pratica in reparto per gli allievi del IV anno

E’ tempo di reparto per gli studenti di Medicina. Cosa si prova ad avere i primi contatti con la pratica medica? Lo abbiamo chiesto a cinque studenti del IV anno che stanno frequentando, a rotazione, le unità di Chirurgia e Medicina delle strutture ospedaliere napoletane. 
“Devo dire che il primo approccio è molto emozionante. E’ già il secondo anno che io ed i miei colleghi frequentiamo i reparti, ma più passa il tempo più si ha consapevolezza di ciò che significa fare il medico”, risponde Giuseppe, assegnato per i primi dieci giorni (19-28 novembre) al reparto di Chirurgia Generale del prof. Cotrufo.
I tirocinanti si misurano, in primo luogo, con pratiche di base: “Gli specializzandi cui siamo affidati ci iniziano all’anamnesi, all’esame obiettivo, all’applicazione di punti di sutura, al prelievo veloce ma principalmente al rapporto col paziente”, dice Roberto, destinato al reparto del prof. Barbarisi. Il segreto per imparare queste tecniche, che rappresentano l’abc della professione, è, per Giovanni Baiano, “fare tirocinio in un reparto di Medicina Interna; io, lo confesso, sono stato molto fortunato: sono stato nel reparto del professor Giunta, al I Policlinico, dove ho avuto modo di fare molta pratica”. E un pizzico di fortuna serve per mettersi alla prova sul campo: “Molto dipende dal reparto in cui si capita: ci sono quelli in cui si lavora, altri, invece, dove si riesce a fare molto poco”, è l’opinione di Roberto a cui si unisce quella di Fabrizia: “Il prof. Pignatelli (Chirurgia Generale) è di una disponibilità unica, non così i suoi collaboratori”. 
Nonostante la brevità dell’esperienza di reparto, alternarsi tra Chirurgia e Medicina può tornare utile ai fini della scelta di una futura specializzazione. Per Giovanni “il tirocinio non è chiarificatore ma può aiutarci a comprendere se siamo più predisposti verso la Chirurgia o la Medicina”. “Ci sono studenti che durante le lezioni si appassionano ad alcune discipline e poi, nel corso del tirocinio, si accorgono di avere altre inclinazioni; per altri invece la pratica li rassicura sulla carriera da intraprendere”, spiega Giuseppe che ha trovato particolarmente interessante l’esperienza in sala operatoria. Lui ambirebbe specializzarsi “in una materia a cavallo tra Chirurgia e Medicina: Gastroenterologia, ad esempio”. A dispetto delle idee chiare di Giuseppe, Roberto si concede ancora del tempo prima di sbilanciarsi: “Il primo passo da compiere è senza dubbio scegliere tra settore chirurgico e medico; per schiarirmi le idee aspetto di sostenere gli esami di questo semestre”, mentre di chiaro per Fabrizia c’è “che non farò mai Reumatologia”; l’esperienza, infatti, in questo reparto le ha lasciato un po’ di amaro in bocca: “Non sono riuscita a capire perché, dopo appena due giorni di tirocinio, la prof.ssa Valentini ci abbia destinati al solo ambulatorio”.
Che si sia convinti o ancora indecisi sul futuro, ciò che per ora importa è iniziare ad affacciarsi ad un mondo che, fino al terzo anno, si può soltanto immaginare. “Frequentare i reparti ci consente di applicare ciò che per i primi due anni è solo teoria”, conclude Davide Pepe che dal 10 dicembre ha ripreso il tirocinio nel reparto di Pneumologia del Monaldi.
Barbara Leone
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