L’impegno degli ingegneri per il Sud del mondo

‘La Terra è blu, è bellissima’:  le prime parole pronunciate da Jurij Gagarin in orbita intorno al pianeta. Parole richiamate più volte durante l’incontro di mercoledì 29 aprile alla Facoltà di Ingegneria durante la presentazione del libro ‘Acqua contro corrente’, curato da “Ingegneria Senza Frontiere”. L’associazione, che ha sedi in tutte le principali città italiane, raccoglie tecnici e scienziati di varia estrazione e promuove interventi di edilizia e bonifica in paesi poveri del mondo, con particolare attenzione, per l’appunto, all’acqua. “L’Ingegneria è vista come una disciplina volta solo all’invenzione di nuove tecnologie, questo libro, invece, è una straordinaria testimonianza del contributo della nostra professione in termini di ingegno creativo in zone difficili del mondo, in cui si deve costruire con poco materiale, con le tecnologie disponibili e magari rispettando usanze tradizionali”, dice il Preside Edoardo Cosenza. 
Filo conduttore del libro – che è diviso in articoli, ciascuno dedicato ad un tema o ad un’attività – è il viaggio. “All’inizio non è stato facile individuare un percorso”, spiega il prof. Gianpaolo Rotondo, moderatore dell’incontro. “Ingegneria Senza Frontiere”, nata prima a Salerno e poi a Napoli nel 2005, oggi raccoglie una ventina di soci, per la maggior parte attivi nel mondo universitario. Tra i promotori principali c’è il prof. Giuseppe Ruello, che racconta: “portiamo avanti i nostri progetti partendo dai laboratori in cui ci autoformiamo, imparando a costruire una pala eolica, a gestire rifiuti, a fare compostaggio, a diffondere norme sanitarie elementari, a realizzare antenne e altri oggetti di telecomunicazione a basso costo, recuperando materiale destinato alla discarica e incoraggiando i ragazzi a svolgere tesi di laurea su questi argomenti. Nel 2006, per la creazione di sistemi di telerilevamento a basso costo, abbiamo conseguito il premio Start-Cup per il miglior progetto imprenditoriale con un valore aggiunto. Per ora è solo una stretta di mano, ma speriamo che presto ci sia dell’altro”. Altre iniziative sono più legate al territorio e vedono l’associazione impegnata presso campi Rom, o edifici popolari. Già nel 2005, in una puntata del programma Rai Report, un membro di “Ingegneria Senza Frontiere” denunciava l’imprenditore Romeo. Ma il cuore dell’associazione è rivolto soprattutto verso il Sud del mondo. Congo, Malì, Madagascar, Nicaragua, sono alcune delle sedi operative in cui si portano avanti progetti di sviluppo. “Il confronto fra le spese militari e le infrastrutture in alcuni paesi è impressionante e deve far riflettere. La povertà e l’ingiustizia sociale negano l’accesso all’acqua e non perché questa manchi, ma perché mancano le infrastrutture e questo ha risvolti sanitari rilevanti”, spiega l’ing. Maria Nicolina Papa dell’Università di Salerno, che ha alle spalle attività di cooperazione con alcune Organizzazioni Non Governative in zone di guerra come la striscia di Gaza. Anche Giuseppina Lofrano è un ingegnere dell’Università di Salerno ed ha lavorato alla realizzazione di impianti di fito depurazione: “la cattiva gestione delle acque reflue è uno dei fattori di diffusione delle malattie e questi impianti di depurazione naturale, che utilizzano le piante locali, per lo più canne, richiedono un basso investimento e garantiscono una elevata efficienza nella rimozione dei parametri di inquinamento più comuni”. Il prof. Daniele Riccio, un ingegnere elettronico della Federico II, è ‘uno di quelli che va a raccattare gli scarti nell’immondizia’ per realizzare apparecchiature elettroniche di comunicazione a grande distanza: “lavoriamo con le buste delle patatine, ma anche con oggetti che vanno in orbita e costano moltissimo. L’Italia è all’avanguardia nella realizzazione di sistemi di telerilevamento che ci permettono di osservare la Terra dall’alto e capire le esigenze reali del pianeta e dei paesi in cui andiamo ad operare”. Dalla ricerca di soluzioni per i paesi più poveri del mondo, nascono anche collaborazioni industriali sulle fonti idriche rinnovabili, come quella tra l’ARIN, il Dipartimento di Ingegneria Idraulica ed altre aziende del settore delle energie rinnovabili. “L’iniziativa gode già di alcuni meccanismi di incentivazione come i certificati verdi e in prospettiva potrebbe consentire all’ARIN di avere ulteriori ricavi, senza alcun costo aggiuntivo in bolletta, da investire in iniziative, come quella in corso, di costruire impianti fotovoltaici per le scuole” conclude l’ing. Stefania Pindozzi. 
Vero limite allo sviluppo di “Ingegneria Senza Frontiere” è la mancanza, per ora, di una notorietà pari a quella, per esempio, di Medici Senza Frontiere, che consenta di trasformare tante iniziative in un vero lavoro, vista soprattutto la partecipazione di tanti studenti. “Partecipiamo ai laboratori  nella nostra sede a Piazza Cavour. Abbiamo un nostro punto di ritrovo nell’aula J di Piazzale Tecchio e durante l’anno ci incontriamo con gli studenti delle altre sedi per confrontarci. Il momento più importante, però, resta quello in cui svolgiamo un lavoro di tesi” dice la presidente Nadia Bizarrini. 
   Simona Pasquale
 
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