L’industria biofarmaceutica, opportunità per la Campania

‘L’industria farmaceutica biotecnologica in Italia. Le opportunità per la Campania’ è il tema di cui si è discusso al convegno organizzato dalla Seconda Università in collaborazione con BioTekNet (Centro Regionale di Competenza in Biotecnologie industriali) e Assobiotec (Associazione nazionale per lo sviluppo delle tecnologie), tenutosi il 13 febbraio presso la Sala delle Conferenze della Facoltà di Medicina, a Napoli. L’incontro, nell’ambito del ciclo “Sun promuove ricerca”, trae spunto dalla presentazione dei risultati di una ricerca sulle imprese biotecnologiche italiane svolta dalla Facoltà di Economia della Sun con la collaborazione delle Università di Roma Tor Vergata, Padova e Messina, e il patrocinio di Assobiotec. “Il Convegno ha un duplice obiettivo: – ha detto, in apertura, il Rettore della Sun, prof. Francesco Rossi – presentare i dati della ricerca svolta dal prof. Mario Sorrentino, docente di Imprenditorialità e Business plan alla Facoltà di Economia, e analizzare le possibilità di sviluppo dell’industria biofarmaceutica in Campania”. Lo sviluppo e l’ampliamento della ricerca sono alla base delle tematiche trattate. “La forza dell’Università è, senza dubbio, la ricerca di base – continua Rossi – che, però, ha bisogno di essere sviluppata, e il compito degli Atenei è anche quello di essere motore dell’innovazione, grazie appunto ai risultati che la ricerca riesce a produrre. Purtroppo, il nostro Paese investe solo l’1,1% del PIL in ricerca, la percentuale più bassa a livello internazionale”. 
La Campania è una Regione che si caratterizza per un’elevata intensità di ricerca in campo biomedico e biologico-molecolare, anche se conta solo una decina di aziende biotecnologiche. “Il Convegno si svolge proprio in un momento opportuno – afferma Roberto Gradnik, Presidente di Assobiotec – un periodo positivo e di crescita per l’industria biotecnologica in Italia, che sta vivendo uno sviluppo economico superiore al resto d’Europa. C’è bisogno, comunque, di facilitare il motivo di crescita, creando un network tra istituzioni, centri di ricerca e industrie, perché solo l’unione può fare il successo, in modo da innescare, poi, quello che è un circolo virtuoso con finanziamenti pubblici e privati”. 
La ricerca del prof. Sorrentino, dal titolo ‘Le performance delle imprese biotecnologiche italiane’, è stata svolta nel 2008 su un campione di 55 aziende italiane. “Si tratta di uno studio molto dettagliato su un campione di imprese biotech che operano nell’ambito della salute (prevenzione, diagnosi, terapie, farmaci innovativi) – spiega Sorrentino – che, d’altra parte, prevalgono rispetto alle altre aziende biotech (quelle bio-agrozootecniche, ambientali-industriali e di bioinformatica) sia in Italia che all’estero. Uno studio che consente di fare un quadro sulle strategie adottate”. Gli indicatori di performance presi in considerazione sono: il numero di brevetti, il numero di prodotti e l’andamento organico. “Circa il 30% delle aziende prese in considerazione ha più di quattro brevetti, e ciò non può essere che un segnale di buona finalizzazione della ricerca. Più della metà delle aziende (il 53%) ha da tre a dieci prodotti in pipeline. E riguardo l’andamento organico, possiamo dire che oltre il 70% ha incrementato il proprio organico con nuovi ricercatori”. Per 55 aziende, oltre 790 partnership, soprattutto con Università e Centri di ricerca. “Penso che, in questo settore, anche la Campania possa dire la sua”. 
Attenzione anche al ruolo dei Parchi Scientifici. “In Italia ci sono almeno otto Parchi focalizzati sulle Scienze della vita – dice Germano Garganico, direttore generale del Parco Scientifico Toscana Life Sciences – Molte iniziative nascono nel centro-nord, ma assistiamo ad uno sforzo crescente per attività di creazione e sviluppo…”. 
Secondo il prof. Mario Mustilli, Pro Rettore all’Economia della Sun, “c’è bisogno di integrazione, dobbiamo rinunciare agli egoismi, i ricercatori devono essere inclini al mondo dell’impresa. E per collaborare abbiamo bisogno di luoghi, dove si addensa una massa critica di conoscenze, dove si incontrano il mondo della ricerca e quello dell’impresa”. Ma perché le aziende di un comparto così particolare come quello biotecnologico dovrebbero trovare conveniente venire in Campania? E’ la domanda a cui cerca di dare una risposta il prof. Mario De Rosa, Presidente di BioTekNet. “In Campania, abbiamo avuto una grossa cultura biotecnologica – dice De Rosa – ma, fino a poco tempo fa, questo sapere era parcellizzato. Solo a seguito dell’attivazione dei Centri regionali di competenza, la maggioranza dei quali assume la forma giuridica consortile, c’è stata una svolta”. E si parla della realizzazione di un super consorzio “tra i tre Centri regionali di competenza operanti nel campo della Biologia avanzata e sue applicazioni: Bioteknet, Dfm e Gear”, e di un parco biomedico “presso il Polo del CNR”. “Nella nostra Regione ci sono competenze in grado di muoversi in un sistema imprenditoriale, e la Campania intende investire grandi risorse – conclude De Rosa, rispondendo, così, alla domanda posta inizialmente – per questo le aziende potrebbero venire in Campania. Abbiamo di fronte un compito non facile, ma ci sono sia gli uomini sia le strutture per una missione di successo”.
Maddalena Esposito
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