La parola agli studenti

Apprendere il latino come le lingue moderne. “Come per ogni insegnamento di Lingua sono a disposizione dello studente le ore del lettorato in cui si dedica molto spazio all’esercitazione linguistica e alla conversazione con il docente madrelingua, è importante che anche per il Latino esista attraverso questo Laboratorio la possibilità di praticare la lingua oralmente”, parla Giulia Botticella, studentessa di Lingue, Lettere e Culture Comparate, la cui aspirazione è proprio insegnare il latino agli stranieri. “Sto lavorando al momento alla trascrizione di un testo inedito di Ovidio, il suo presunto testamento, dopodiché sosterrò in estate il tirocinio formativo alla Summer School organizzata da L’Orientale e dall’Università del Sannio” dal titolo ‘Gates to Europe. Latin, Roman Law, Cultural Heritage’, che si terrà dal 24 giugno al 6 luglio nelle sedi dell’Ateneo e avrà per docenti il prof. Gatti insieme alla prof.ssa Aglaia McClintock dell’Università beneventana. Inoltre, poiché “abbiamo la fortuna di avere un Corso di Laurea Magistrale di Lingua e Cultura Italiana per stranieri, vorrei specializzarmi in questo campo”. Si tende a reputare il latino una lingua inutile perché non lo si parla, “eppure ha influenzato moltissime altre parlate, romanze e germaniche, facendosi veicolo della diffusione del patrimonio, della letteratura e della filosofia e, infine, della religione cristiana. Io che a Comparate studio inglese e svedese trovo molto utile confrontarmi con una lingua che ritrovo continuamente nelle parole che uso ogni giorno”. Durante il Laboratorio, “anche chi come me non aveva fatto latino ha iniziato a riflettere sul lessico condiviso dall’italiano insieme ad altre lingue, come il francese o lo spagnolo”, afferma Mattia Guida, iscritto alla Triennale in Civiltà Antiche e Archeologia. “Abbiamo scoperto che, per esempio, anche il vocabolario del napoletano prende in prestito dal latino e che a esso attingono, oltre ai dialetti, i linguaggi tecnici di numerose discipline scientifiche”, dal diritto alla scienza. Inoltre, “è molto gratificante osservare i risultati che raggiungiamo in itinere e sentirsi dire dal docente ‘Optime!’ quando siamo in grado di coniugare correttamente un verbo o declinare un sostantivo”. C’è anche chi come Domenico Garzillo, laureando in Archeologia, ha scelto di prendere parte al Laboratorio spinto dalla necessità di conoscere la lingua ai fini della professione: “Se ci si imbatte in un’iscrizione o in un itinerarium del periodo tardo antico bisogna essere in grado di decodificare quel codice linguistico, altrimenti la propria formazione – per quanto arricchita dalle competenze in campo storico-artistico – risulterebbe parziale”. Un contesto molto interattivo quello della lezione che conduce lo studente verso un’apertura di vedute. “Lo studio del latino, se affrontato attraverso il metodo induttivo, offre strumenti indispensabili per imparare a leggere un testo, coglierne la costruzione e individuare i messaggi sottesi alle strutture grammaticali usate”, sostiene Chiara Mattei, al terzo anno di Archeologia.
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