La parola ai rappresentanti degli studenti

“Il primo impatto con l’università è stato disorientante. Il Policlinico è enorme, ha edifici dislocati  su grandi spazi”– Antonio Ferronetti descrive così i primi giorni di lezione del Corso di Laurea in Medicina – “Le mie abitudini erano rivoluzionate. Erano cambiati anche i rapporti con i docenti, mi sembrava strano che mi dessero del lei”. Ferronetti, tuttavia, ricorda il secondo anno di studi come il più bello: “Più vai avanti più cominci a non vivere. L’impegno cresce, le ore di studio diventano tante. All’inizio le materie di base sono affini a quelle che hai studiato a scuola. Già dal II anno le discipline diventano più complesse, ma al contempo più appassionanti perché più vicine alla medicina”.
“Il primo semestre funge da ponte tra scuola e università – concorda il suo collega Gennaro Pagano – Incontri solo le materie di base, eppure per me gli esami più difficili sono stati proprio i primi. All’improvviso è tutto diverso dal liceo: devi seguire, prendere appunti,  se perdi qualcosa non avrai una lezione in più.  All’inizio è stata dura, poi però mi sono adattato”.
Per Felice Crocetta, l’esame più interessante del I anno è stato Statistica: “Il prof. Umberto Giani incentra le lezioni sulla statistica applicata ai casi clinici. E’ uno studio che si basa sul ragionamento”. 
Per tutti la prova più impegnativa del I anno è stata quella di Anatomia, esame del II semestre. “E’ una materia che richiede molto tempo per memorizzare una grande quantità di informazioni. I nuovi iscritti sono fortunati perché con la 270 diventerà una idoneità. Vi sarà solo la prova scritta: è una bella facilitazione”, sostiene Pagano.
“Anatomia è la disciplina più complicata anche da noi. Per fortuna adesso le hanno attribuito i crediti che meritava: 11 invece di 5. Anche l’esame di Farmacologia è pesante – afferma Francesco Testa che è al III anno di Odontoiatria – Io non ho incontrato grosse difficoltà. Gli unici problemi nascono dalla presenza di tante propedeuticità. E’ un Corso che ti impone una scaletta precisa degli esami, non puoi invertirne l’ordine. Se fallisci ad un esame finisci per non poter sostenere gli altri nella stessa sessione. Il problema non si presenta tanto al I anno quanto al II, al III e al IV”. Testa racconta che gli studenti di Odontoiatria non sono affatto preoccupati per il rapporto ormai saturo in Italia tra odontoiatri e pazienti: “Conosco una trentina di laureati. Dopo 4-5 anni di pratica presso uno studio altrui, ne hanno tutti aperto uno proprio. E non è poco per ragazzi di 27-28 anni. Il numero chiuso garantisce la possibilità di trovare lavoro. Se mio padre non avesse avuto uno studio odontoiatrico, mi sarei iscritto lo stesso. Anche se è proprio guardando lui da bambino che mi sono appassionato a questa professione”.
“Io ho deciso che sarei diventato un dottore al III anno di liceo, perché mi affascinava il ruolo del medico nella società. Alleviare le sofferenze del malato, scoprire nuove cure deve essere gratificante”, afferma Crocetta, iscritto al II anno di Medicina.
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