Laboratorio di teatro cinese

Andrà in scena il 12 e il 13 maggio alla Galleria Toledo lo spettacolo “Per un pugno di azioni”, frutto del laboratorio di sperimentazione sul teatro cinese ideato e coordinato dalla prof.ssa Maria Cristina Pisciotta, docente di Lingua e Letteratura Cinese, con la collaborazione del regista Lorenzo Montanini. Un’attività didattica sperimentale che va avanti da undici anni con un duplice obiettivo: “in primo luogo, consentire agli studenti di apprendere il cinese in maniera più viva, perché – invece di studiare passivamente – i ragazzi partecipano e questo è senza dubbio un modo per interessarli di più. D’altra parte, i testi teatrali sono modellati sulla lingua parlata e quindi è anche uno strumento per apprendere il linguaggio più fluido, pieno di sorprese e intriso di dialetto della Cina contemporanea. L’altro obiettivo è naturalmente, in una città come Napoli, quello di rivolgerci alla comunità cinese per creare un rapporto. Lo spettacolo alterna le due lingue congiuntamente e cerca di renderle sempre comprensibili a un pubblico di entrambe le nazionalità per stringere un legame tra l’Università e i cinesi sul territorio”, afferma la sinologa.
Un progetto unico quello della divulgazione della cultura cinese attraverso il teatro moderno e contemporaneo, perché si tratta di opere inedite sia in Italia che in Europa “Dal 2005 ogni anno scegliamo qualcosa di diverso per dare l’idea di cosa ha attraversato l’ultimo trentennio di produzione teatrale cinese. All’inizio degli anni Ottanta è il momento delle sperimentazioni e delle avanguardie, a teatro si gioca molto con la lingua e non c’è un intreccio regolare. Negli anni Novanta è il tempo del realismo e i temi riguardano il cambiamento della società, le riforme economiche o i flussi migratori in Cina, laddove nel 2000 ci sono più commedie leggere che puntano tutto sull’umorismo”, spiega la docente. 
Il teatro è il mezzo più adatto per offrire opportunità di dialogo e interazione tra realtà culturali diverse, “basti pensare che in alcune commedie con forti dialetti abbiamo alternato il cinese al napoletano. Non avendo tecniche di dizione, in dialetto i ragazzi sono molto più bravi a recitare, ed è sui ragazzi che abbiamo ogni anno, sulle loro diverse caratteristiche e capacità, che costruiamo di volta in volta la messa in scena. Cerchiamo sempre di sfruttare quello che loro sanno fare meglio”, racconta la prof.ssa Pisciotta. Inoltre, il teatro è un efficace strumento glottodidattico i cui risvolti della recitazione bilingue mostrano ottimi risultati. “I ragazzi che hanno frequentato il laboratorio parlano cinese in modo più spigliato, e dal punto di vista psicologico la recitazione facilita l’avere coraggio a parlare. Penso che il teatro abbia più di qualsiasi arte una grande forza psicologica. Del resto, non c’è selezione né scegliamo gli studenti più bravi, ma sono tutti ben accetti da un livello di studio del cinese minimo di due anni. Nell’apprendimento delle lingue, la memoria e l’oralità sono veramente importanti. Da sempre i cinesi nelle scuole ripetono in coro frasi a memoria, essendo una lingua così musicale e piena di tonalità, per cui apprendere un testo di cento pagine per lo studente è un esercizio fantastico”, sostiene la docente.
Lo spettacolo si costruisce attraverso due approcci paralleli nel tempo coniugando l’aspetto linguistico-letterario con l’elemento registico: “durante il laboratorio, il regista ha curato la formazione e l’interpretazione artistica degli studenti. La recitazione non si può insegnare in tre mesi, quindi puntiamo tutto sul movimento, sull’unità del gruppo, sui suoni e soprattutto sul rapporto tra le due culture, senza mai perdere di vista che il nostro adattamento, seppur rielaborando, non deve stravolgere lo spirito dell’opera. Cercare di porgere a un pubblico italiano un’opera che è di una cultura diversa non è affatto facile e alterniamo sempre le lingue in modo da far capire gli elementi centrali della storia, perciò ci aiutiamo con vari espedienti, le musiche, alcuni riferimenti a fatti italiani. A teatro non è detto che dobbiamo capire tutto del testo. Il modo di agire sulla scena è quello su cui ci concentriamo di più in modo che ci sia un linguaggio visivo. Nelle commedie ci sono tanti personaggi e gli studenti imparano a sapersi muovere nello spazio scenico perché visivamente non devono esserci disarmonie”, prosegue la sinologa.
Lo spettacolo di quest’edizione (patrocinato dall’Ateneo insieme all’Istituto Confucio, all’A.Di.S.U e alla Fondazione Banco di Napoli) “Per un pugno di azioni” di Zhao Huanan “illustra un momento particolare degli anni Novanta quando la febbre della borsa sconvolge la vita della gente: tutti si mettono a investire per sopravvivere, c’è chi si rovina, chi si arricchisce al massimo e allo stesso tempo prende piede un momento di grave disoccupazione con la disgregazione delle imprese statali. Comincia a sorgere l’iniziativa privata e muore il grande statalismo”, anticipa la prof.ssa Pisciotta. Che conclude: “gli spettacoli hanno avuto molto successo nel tempo, il teatro è sempre più pieno, si diffonde la voce tra studenti e docenti. Siamo stati accolti con grande interesse sia negli ambienti accademici che in quelli teatrali. L’Accademia Teatrale di Shangai e con essa altre università ogni anno ci invitano. Dario Fo, ad esempio, ha invitato i ragazzi alla sua trasmissione. Siamo molto contenti e speriamo di continuare su questa strada”.
Sa.Sa.
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