Laurea honoris causa a Bonnefoy, il più grande poeta francese vivente

“Il conferimento della laurea a Bonnefoy, considerato il più grande poeta francese vivente, è un atto di grande rilevanza accademica che premia il prestigio di una personalità eminente e contribuisce significativamente a confermare il nostro Ateneo come luogo di vera eccellenza”, ha detto il Rettore Lida Viganoni nell’aprire l’affollata cerimonia, che si è svolta il 27 ottobre nell’Aula delle Mura Greche di Palazzo Corigliano, di conferimento della Laurea Honoris Causa in Teoria e Prassi della Traduzione a Yves Bonnefoy. Poeta, traduttore e critico francese, nato a Tours nel 1923, Bonnefoy ha condotto molti dei suoi studi sulla poesia e sul senso delle parole. “Attraverso il suo esempio, – ha affermato il Preside della Facoltà di Lingue prof. Augusto Guarino – vogliamo provare a non dimenticare che l’Università, anche tramite la poesia, ha il compito di consegnare alle nuove generazioni la scintilla della speranza”. Nel conferire il riconoscimento, “la Facoltà di Lingue – ha continuato Guarino – intende identificare nella sua opera la manifestazione dell’ideale umanistico, alla base del nostro compito istituzionale. Vogliamo rendere omaggio alla produzione di Bonnefoy che si è espressa non solo in ambito letterario ma, al tempo stesso, in assidue letture che spaziano dalla scultura all’architettura, ai gesti del Rinascimento”. E’ stato affidato alla prof.ssa Giovannella Fusco Girard, docente di Lingua e Letteratura francese, il compito di presentare a tutti Yves Bonnefoy. “Mi risulta difficile esprimere la grande gioia che sto vivendo nel motivare il conferimento di questa laurea, – ha detto la Girard – in quanto avverto la responsabilità e l’onere di percorrere la vita culturale di Bonnefoy, quando ogni momento della sua esistenza è cultura”. In gioventù, il grande poeta francese sembrava destinato alla carriera di ingegnere, “quando l’incontro con la poesia surrealista, avvenuto intorno ai vent’anni, gli chiarisce definitivamente il suo essere poeta”. La prof.ssa Girard ha parlato dell’amore per il nostro Paese. “Il suo primo viaggio in Italia è stato nel 1950, a Firenze, dove l’architettura di S. Maria Novella lo ha sconvolto, ma è tutta la cultura italiana ad affascinarlo. A sua volta, la cultura italiana ha cominciato a conoscerlo, grazie ad alcune pagine pubblicate da Fiamma Vigo”. Negli anni Ottanta, la sua fama è consolidata in Italia: “Accanto alle traduzioni, appaiono sempre più numerosi gli studi dedicati a singoli aspetti dell’opera e si infittiscono le opere critiche che ripercorrono il tragitto della sua poetica”. Non è la prima volta che Bonnefoy accetta l’invito de L’Orientale. “Nell’89, un gruppo di giovani ricercatrici della Francesistica – Lorita Costa, Valeria De Gregorio, Rosa Maria Losito, Anita Tatone e me stessa – sostenne in modo solidale la richiesta di invitare il grande poeta a tenere un ciclo di conferenze. Bonnefoy accettò, senza sapere nulla delle sue ospiti, spinto dal piacere di parlare di poesia e arte. Con lui visitammo Pompei e i luoghi della Magna Grecia, e le foto che ancora oggi conserviamo gelosamente ritraggono Bonnefoy con lo sguardo pieno di quelle bellezze”. Applausi scroscianti per l’arrivo in cattedra del poeta. “Mi sento davvero onorato per la decisione di attribuirmi il titolo di dottore Honoris Causa della vostra Università. Oltre che onorato, mi avete rassicurato, poiché accogliere tra voi uno scrittore che, per tutta la vita, ha inteso il lavoro poetico come attività principale è la prova lampante che considerate il legame tra la poesia e l’Università come qualcosa di legittimo e di naturale”. Oltre alla poesia, la traduzione ha contraddistinto il lavoro di Bonnefoy. “Studiare una traduzione significa collocarsi in una situazione in cui sono le parole ad essere considerate. Tradurre è un’occasione di scambio tra ricercatori e poeti: in questa situazione gli uni e gli altri avranno il medesimo punto di vista e tenderanno persino a unificare il loro duplice lavoro di riflessione, giungendo alla conclusione che la traduzione è incompletabile”.
Maddalena Esposito
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