Laureati duttili che hanno la capacità di riciclarsi

Il lavoro che non c’è. O che bisogna inventarsi. Il presente è stimolante, sono studi che si scelgono per passione. Il futuro no: quello preoccupa. Il percorso che conduce all’insegnamento, naturale sbocco per i laureati di alcuni Corsi, è lungo e accidentato: laurea di primo livello, specialistica e la SICSI (Scuola di Specializzazione per l’Insegnamento). In tutto sette anni. “Chi vuole insegnare – conferma il prof. Ugo Maria Criscuolo (Lettere Classiche) –ha bisogno di conseguire il titolo in Filologia Classica o Moderna e seguire la Sicsi”.
Ma non c’è solo l’insegnamento, sottolineano in molti. La particolare forma mentis dei laureati in Lettere crea altre opportunità. “Ai nostri laureati viene da sempre riconosciuta un’elasticità ed una capacità di metodo per cui vengono apprezzati in molteplici settori: soprattutto in quelli della comunicazione, dell’editoria, dell’utilizzazione delle nuove tecnologie nel campo umanistico, ma anche in ambito manageriale e nelle funzioni di organizzazione dei processi lavorativi. Risulta comunque difficile poter trovare lavoro dopo la sola laurea triennale: sicuramente è necessaria la laurea specialistica al fine di acquisire la preparazione idonea a presentarsi bene attrezzati sul mercato del lavoro” dice il prof. Gianfranco Borrelli (Filosofia). Stessa ammissione dal prof. Roberto Delle Donne (Storia): “la triennale costituisce l’indispensabile premessa di un percorso formativo che andrà auspicabilmente sviluppato nel biennio specialistico”. Il professore illustra altri settori in cui i laureati in Storia possono operare “le biblioteche e gli archivi, la pubblicistica, il mondo dell’editoria e delle imprese (soprattutto per la selezione del personale). Per biblioteche e archivi una solida formazione storica costituisce ancora oggi un’ottima base, da perfezionare con lo studio della biblioteconomia e dell’archivistica, specialmente nelle loro più recenti declinazioni informatiche e telematiche. Per il giornalismo, l’editoria e la selezione del personale nelle imprese, settori prevalentemente controllati da privati, più del valore legale del titolo di studi hanno peso le effettive competenze acquisite, e la disponibilità ad acquisirne di nuove e ad aggiornarle e rinnovarle nel tempo. Un atteggiamento mentale, questo, che è piuttosto diffuso tra i laureati in discipline umanistiche”.
“Siamo attenti alla volontà degli studenti, ma anche alle richieste che arrivano dal mondo lavorativo”, dice la prof.ssa Silvia Disegni (Lingue). Aggiunge: “ci specializzeremo sempre di più nell’ambito della traduzione, l’ambito più richiesto. I nostri laureati comunque possono trovare occasioni di lavoro nel campo dell’editoria, del giornalismo, nella carriera diplomatica, oltre che nell’insegnamento delle lingue”.
“Con la laurea triennale si aprono sbocchi di un certo livello: assistente di sala di museo, assistente degli scavi, schedatore, documentarista. Tutte mansioni generali e generiche che trovano spazio negli archivi, nelle biblioteche, negli archivi musicali, negli enti lirici. La laurea specialistica offre un livello dirigenziale, con la possibilità di carriera nelle soprintendenze o nelle direzioni di museo, accanto al canale della ricerca universitaria, fondi permettendo”, spiega il prof. Francesco Aceto (Archeologia).
Ottimismo a Beni Culturali: “la figura del manager dei beni culturali è accolta dal mercato con grande entusiasmo”, dice la prof. Giovanna Greco.
“Il nostro scopo è immettere nel mondo del lavoro un laureato con una duttilità mentale che sappia riciclarsi a seconda delle necessità, seguendo le varie offerte che arrivano dalle aziende o dal mondo della formazione ed impiego”, conclude il prof. Antonio Saccone (Lettere Moderne).
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