Le grandi figure della storia del calcio raccontate agli studenti

Uno spaccato della storia calcistica dell’ultimo secolo nel racconto di illustri ospiti – giornalisti, scrittori e docenti universitari – intervenuti, il 5 maggio a Monte Sant’Angelo, alla presentazione del libro del prof. Nicola De Ianni ‘Storia Economica del calcio dal 1898 al 1981’, frutto delle ricerche condotte in questi anni dal docente su una delle industrie più redditizie del paese, diventata una materia di insegnamento. Ha ricordato una figura anomala di sportivo Marco Impiglia, giornalista e storico, autore di un testo dedicato al “dottore” del calcio italiano, Fulvio Bernardini: “romano, il primo giocatore del Centro-Sud a vestire la maglia della Nazionale, un grande maestro e un esempio di fair play, sempre molto attento ai giovani e dotato di una dirittura morale che lo ha portato a diventare l’unico a non percepire denaro, negli anni in cui cominciava a strutturarsi un sistema economico”. Bernardini parlerà in seguito della sua ‘fessaggine’ riferendosi alla mancata abilità a monetizzare una carriera ai vertici, caratterizzata da scelte coraggiose come l’ostinato rifiuto alla Juventus degli Agnelli (da giocatore e da allenatore) e al Milan. È il primo calciatore a laurearsi, in Economia alla Bocconi, negli anni in cui gioca all’Inter. Per le sue qualità agonistiche e la sua etica che lo portano a denunciare corruzione e scandali, nel 1944, viene designato reggente della Federazione Italiana Giuoco Calcio nel Sud Italia. Nel 1974 diventa Commissario Tecnico della Nazionale. Muore nel 1984 di SLA, la Sclerosi Laterale Amiotrofica, all’epoca non ancora diagnosticata come malattia che affligge gli atleti. 
Giornalista e scrittore, docente alla LUISS, all’Università di Teramo ed a ‘La Sapienza’ di Roma, noto agli studenti soprattutto come opinionista televisivo,  Italo Cucci tratteggia gli intrecci del potere con il calcio iniziati nel periodo fascista: “il Regime ne comprese l’importanza propagandistica e decise di far partecipare l’Italia ai Mondiali del 1938 in Francia, poi vinti proprio contro i padroni di casa, con la maglia nera. Una scelta fischiatissima dagli esuli italiani”. Gran parte dell’intervento è dedicato al protagonista del suo libro ‘Il capanno sul porto. Storia di Alberto Rognoni il conte del calcio’. Rognoni, fondatore del Cesena e proprietario del ‘Guerin Sportivo’ nel ventennio ’53-’73, può essere considerato il creatore del sistema di sfruttamento dei diritti televisivi. Come dirigente sportivo ha introdotto, nel 1946, la Commissione di Controllo mettendo in atto azioni che sfociavano nello spionaggio, ad alcune delle quali ha partecipato di persona, per esempio nascondendosi nel bagagliaio di un’auto per registrare la compravendita di una partita in cui era coinvolto il Presidente dell’Udinese. Nel 1951 impone il proprio Statuto del Calcio con un colpo di mano notturno. Ruba e getta nell’Arno le scarpe lasciate fuori camera d’albergo, come si usava all’epoca, dai Presidenti e dai dirigenti ospiti a Firenze che il giorno dopo avrebbero dovuto votare riuniti a Coverciano, e tutti, scalzi e con calzature di fortuna, furono favorevoli. “Oggi viviamo un sistema figlio della morale della Seconda Repubblica, dove ci sono allenatori che prendono cinquantamila euro per allenare in serie B e altri che, pur di stare in serie A, pagano le società come un tempo facevano i padri per mandare i figli a lavorare nella redazione di un giornale. Dove tutto è sempre più virtuale e il biglietto allo stadio non è più parte del bilancio, perché comandano le televisioni a pagamento che decidono quando si gioca. Un tempo, il calcio, che oggi chiede spiccioli allo Stato, finanziava le casse pubbliche tramite il Totocalcio”, afferma Cucci.
“Quasi tutti gli sport moderni più diffusi, a cominciare dal football, sono nati in Gran Bretagna nella seconda metà del XIX secolo e da lì, tramite l’Impero, si sono diffusi insieme alla filosofia del libero mercato, secondo la quale vince il migliore, senza tener conto degli inganni”, illustra il prof. Michele Fatica, docente di Storia Moderna e Contemporanea a L’Orientale. Poi ha approfondito le vicende locali. Come il gioco, anche le prime Società che nascono in Italia sono sostanzialmente inglesi. “Fin dall’inizio, gli imprenditori hanno investito nel calcio: Dall’Ara a Bologna, Cinzano e Agnelli a Torino, Borletti a Milano, a Napoli il protagonista è Giorgio Ascarelli, ebreo, figlio di una famiglia di commercianti di tessuti del porto, il quale inizia con il canottaggio”. Quella di Napoli, dal 1926 diventata Società Sportiva Calcio Napoli, sarà anche la prima Società ad avere uno stadio di proprietà, chiamato prima Vesuvio, poi Partenopeo, infine Ascarelli, come il fondatore che muore nel 1930, pochi giorni dopo averlo inaugurato nell’area orientale, accanto al Rione Luttazzi, in una zona popolare, sebbene già nel 1928 al Vomero era sorto lo Stadio del Littorio (oggi Collana). “Era chiaro che il pubblico di riferimento fosse estremamente popolare”. In seguito è comparso il tifo organizzato, in particolare quello romano, caratterizzato fin dagli inizi da forme di espressione inneggianti alla violenza e all’omicidio, cori ripetuti in aula dal professore che, già negli anni ‘60 e ‘70, incitavano all’omicidio, toccato lo scorso anno ad un ragazzo napoletano di trent’anni.
Gli interventi, lunghi e pieni di storie intrecciate fra loro, lasciano tempo solo per qualche domanda degli studenti. “La differenza di etica fra personaggi come Allodi e Moggi, entrambi procuratori della Juventus, è personale o rispecchia momenti diversi del paese?”.“Sono entrambi amici, ma Moggi è stato vittima di un’effervescenza di grandezza. Ricordiamoci, inoltre, che la sudditanza psicologica degli arbitri nei confronti delle Società è nata con l’Inter” (Cucci). “Ci sono oggi personaggi come Bernardini?”. “Molti ex-calciatori, che avevano avuto Bernardini come allenatore, ne parlano come di un padre. Forse, per il suo impegno come maestro e pedagogo, per l’idea di gioco d’attacco e la volontà di valorizzare i giovani, gli si avvicina Zeman”. 
Simona Pasquale
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