Lo studio scientifico delle emozioni

Come sempre incontri di frontiera alla rassegna “La Scienza Plurale” organizzata dalla Facoltà di Scienze del Federico II. Giovedì 10 dicembre Bernardino Fantini, professore di Storia della Medicina all’Università di Ginevra, ha tenuto una lezione sullo studio scientifico delle emozioni. “Un argomento che ha visto negli ultimi trent’anni un’esplosione di ricerche, ma già affrontato nei suoi studi da Darwin, per le sue implicazioni al tempo stesso mentali e corporali”, dice il ricercatore. Il fondatore della teoria evoluzionistica, infatti, nel 1872 in The Expression of The Emotions sosteneva che lo studio della psicologia e degli stati mentali avrebbe permesso di capire la storia evolutiva umana, in quanto rappresentazioni simboliche di atti biologici fondamentali, come la paura e il furore come metafore dell’atto di uccidere una preda. Nel corso della storia in molti si sono occupati delle emozioni, della loro natura e della loro rappresentazione – Platone, Sant’Agostino, San Tommaso, Della Porta, Descartes -, senza parlare degli artisti. L’argomento più dibattuto riguarda la relazione che intercorre fra reazione neuronale e attività cognitiva. “Per tre secoli ha pesato sulla scienza moderna l’errore di Descartes – dice Fantini – secondo il quale il legame fra mente e corpo si manifesta in un luogo preciso, la ghiandola pineale, un interfaccia che riceve stati mentali trasformandoli in azioni corporali e viceversa. Questo tipo di distinzione non esiste più. Oggi la visione è integrale, tutto il corpo è in grado di sentire e valutare. Le reazioni sono delocalizzate e si riflette molto su questa capacità istintuale di rispondere che, diceva Darwin, è automatica e comune a tutte le specie animali perché essenziale alla sopravvivenza”.  La ragione quindi non comanda i nostri istinti. In visita ad un serpentario il movimento improvviso di un serpente ci fa scattare anche se siamo protetti. La ragione ci dice che è inutile, ma l’istinto ci fa scappare. Non sempre il comportamento è frutto della selezione, talvolta è abitudine, altre volte è una metafora. Dal punto di vista antropologico, l’espressione di stati emotivi rappresenta un importante sistema di comunicazione: piangere non è solo un modo per dar sfogo al dolore, ma un modo per comunicare agli altri la nostra sofferenza, ottenendone la solidarietà. Dal punto di vista evolutivo le lacrime rappresentano un adattamento all’ambiente: puliscono e proteggono l’occhio.
 
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