Matematica, il primo scoglio per gli studenti di Architettura

Matematica, Geometria, Fisica Tecnica, Disegno, Storia dell’Architettura, Laboratori di Progettazione: le materie che attendono le matricole di Architettura UE (quelli hanno superato il test di ammissione – il numero chiuso vige in tutti i Corsi di Laurea e di tutte le sedi italiane) della Federico II e della Seconda Università e di Scienze dell’Architettura (Federico II). Matematica, Storia dell’Architettura e dell’Arte Moderna, Laboratorio di Progettazione e di Rappresentazione i corsi destinati alle matricole di Scienze dell’Architettura e dell’Ingegneria (SUN). Inizio più “morbido” per gli studenti di Urbanistica (Federico II): “Partiremo con dei corsi ‘zero’ della durata di tre settimane e dal valore di due crediti con esami  subito dopo la fine delle lezioni”, spiega la prof.ssa Daniela Lepore, Presidente del Corso, l’ unico al quale ci si può ancora candidare (50 posti disponibili, domande entro il 21 settembre, prova il 28). A Design per la Moda e Design e Comunicazione (SUN) “gli studenti dovranno acquisire tutte le nozioni che li preparano al Design: dalla Storia ai Materiali, al Disegno, al Laboratorio di Modellazione”, anticipa la prof.ssa Patrizia Ranzo, Presidente di entrambi i Corsi.
La materia nella quale i ragazzi potranno avere difficoltà? “La Matematica” rispondono prontamente i Presidenti dei Corsi del Federico II Antonio Lavaggi (Scienze dell’Architettura), Roberta Amirante (Architettura UE) e Daniela Lepore che motiva così la risposta: “Alcuni studenti mi hanno confessato di avere un pregiudizio riguardo la materia. Giacché la temono se la trascinano per tre anni”. Lavaggi sottolinea: “Ogni volta che entro in aula raccomando di sostenere il prima possibile l’esame di Matematica”. Il prof. Marino Borrelli, Presidente del Corso di Laurea in Architettura alla SUN, pur condividendo la risposta dei colleghi federiciani, ricorda che “per le discipline scientifiche, che sono storicamente quelle più ostiche per gli studenti, da anni nel nostro corso di studio la didattica si focalizza soprattutto sui risvolti più operativi di queste discipline consentendo un più rapido e proficuo  apprendimento”.
Materie del tutto nuove nell’approccio sono Composizione Architettonica per Architettura e il Laboratorio d’Impostazione per Urbanistica. La prima “è un laboratorio che permette di instaurare un rapporto specifico docente-discente e di stimolare il confronto tra gli studenti e la produzione collettiva”, informa la Amirante. Altrettanto applicativo il Laboratorio d’Impostazione che consiste nella “scelta di un vero caso cittadino che i ragazzi dovranno analizzare in tutti i suoi aspetti. Gli studenti dovranno conoscere la condizione fisica della struttura, studiare le politiche adottate per la realizzazione del progetto, effettuare schizzi sulla costruzione ed infine elaborare un dossier”, spiega la Lepore.
Mentre Architettura UE ha durata quinquennale, i Corsi Triennali proposti da entrambi gli Atenei sono professionalizzanti, però la percentuale di studenti che continua gli studi è alta. Lavaggi non condivide molto questa scelta: “se il laureato triennale si accontentasse, avrebbe di che occuparsi. L’attività professionale dell’architetto junior è autonoma”; per il docente “spesso il laureato triennale, per una questione di pregiudizio culturale nei confronti del sistema 3+2, si sente meno bravo del quinquennale; invece ha la possibilità di inserirsi prima nel mondo del lavoro”. Diversa l’opinione della prof.ssa Maria Isabella Amirante, Presidente del Corso in Scienze dell’Architettura e dell’Ingegneria (SUN), la quale ritiene che la Triennale formi “una figura professionale ibrida che ha bisogno della Specializzazione per trovare una sua forma”. A Design, invece, subito dopo il conseguimento del titolo, i laureati cercano (e trovano) occupazione. La prof.ssa Ranzo ricorda giovani che hanno trovato collocazione presso “la rivista ‘Grazia’, la Camera Nazionale di Moda, il marchio ‘Diesel’”. Il segreto? “Investire nella propria formazione. I ragazzi devono capire che l’Università non è come la scuola; i risultati si ottengono per se stessi” ma si mostrano anche agli altri. Infatti “a conclusione del primo anno gli studenti espongono in mostra i loro progetti o realizzano sfilate con le loro creazioni”.
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