Medicina ricorda i suoi maestri

“Questa giornata ci vede tutti uniti per ricordare cinque cari colleghi che hanno vissuto in prima persona questa facoltà, contribuendo a renderla un punto di riferimento per tutti i giovani medici. Noi, nel ricordarli, ricordiamo il nostro passato, la nostra storia, fatta di impegno e di amore verso la medicina. Proprio per questo motivo, la Facoltà e l’Azienda Ospedaliera, hanno deciso di intitolare a tutti loro cinque importanti strutture di questa sede. Al professor Pietro De Franciscis, docente ordinario di Fisiologia, la Biblioteca Centrale; al professor Gustavo Iacono, psicologo, il nuovo laboratorio didattico informatico e ai professori Alfredo Paolella, ordinario di Criminologia, Carlo Romano, ordinario di Medicina legale, e Antonio Calì, ordinario di Anatomia patologica, tre diverse aule dell’edificio 20, quello dedicato agli studi anatomici, da tutti considerato il più ricco di servizi dell’intera Facoltà”. Con queste parole il Preside uscente della Facoltà di Medicina prof. Armido Rubino, ha introdotto, lunedì 24 ottobre, un importante evento: la cerimonia in ricordo di cinque docenti che con il loro impegno, la loro professionalità ed il loro amore per gli studi medici, hanno contribuito in maniera determinante al prestigio di una delle più importanti Facoltà dell’Ateneo. Gremita, in ogni ordine di posti, l’Aula Magna Gaetano Salvatore. 
“Questa iniziativa esalta uno degli aspetti più importanti del nostro Ateneo, quello del richiamo alla memoria. Ricordando questi nostri cinque colleghi ed amici, intendiamo dare risalto a dei simboli della Facoltà di medicina e della scienza medica. L’Università non dimentica”, ha detto il Rettore Guido Trombetti il quale, per l’occasione, cita una celebre frase di Einstein: “gli scienziati sono destinati a vivere nelle generazioni future”. 
Poi le testimonianze dei colleghi dei cinque luminari.
De Franciscis
“Un benefattore 
della vita”
Il ricordo del prof. Francesco Casavola, in omaggio all’amico De Franciscis. Un ricordo sentito, accompagnato da una gigantesca foto che ritrae il professore in compagnia di Madre Teresa di Calcutta. “Era un uomo che ci aiutava ad essere migliori, ricco di un’umanità e di una passione fuori dal comune”. Cita un aneddoto: all’uscita da una chiesa, il professore decise di donare il  proprio cappotto ad un bisognoso, segno della sua vocazione per i più deboli. “Ha sempre vissuto in Piazza San Gaetano, quartiere popolare di Napoli, scegliendo di non trasferirsi, come fecero molti suoi colleghi, nelle zone nobili della città. Quello era il suo mondo ed anche lì si impegnò socialmente ed umanamente per aiutare il prossimo”.
Calì
“Spiccherebbe
in una tribù di Watussi”
Il ricordo del prof. Calì, della prof.ssa Raffaella Vecchione. 
“Era un uomo di grande ironia e saggezza, che ha amato con tutto se stesso, nonostante una forte timidezza, l’Università ed il suo mondo. Non si comportò mai come una primadonna, ma riuscì comunque ad essere un leader, un vero protagonista di questa Facoltà”. Il ricordo tocca vari punti della vita del prof. Calì, omaggiando anche la sua  carriera politica, in qualità di Assessore alla Sanità ed, in seguito, di Senatore. Subito dopo, anche la professoressa regala alla platea un aneddoto. “Ci ha insegnato tanto. Ricordo che diceva sempre, non innamoratevi delle vostre diagnosi, cercate di distruggerle. Se, però, non ci riuscite, vuol dire che avete fatto la diagnosi giusta”.
Iacono
“Un maestro, un uomo
da seguire come esempio”
L’omaggio a Gustavo Iacono, del prof. Paolo Valerio.
“Quando mi è stato proposto di ricordare la figura del prof. Iacono, sapevo che c’erano altri colleghi che, conoscendolo meglio, avrebbero potuto farlo al posto mio, ma è stata tanta l’emozione e l’onore, che non ho potuto rifiutare. Era un uomo che amava la psicologia e che è sempre stata una figura complessa ed enigmatica, alternando momenti di serietà, a tocchi di pura ironia che rendevano sempre piacevole il rapporto con lui”. Si sofferma, poi, sulla scelta di dedicargli una delle strutture della Facoltà. “L’aspetto che maggiormente lo ha contraddistinto era quello dell’innovazione e della ricerca. Proprio per questo motivo, sono convinto che, oggi, sarebbe felicissimo dell’intitolazione del laboratorio di informatica”.
Paolella
“La tenacia, la sua
carta vincente”
Il ricordo di Paolella, della prof.ssa Marinella D’Aniello.
Il tributo è stato uno dei più toccanti dell’intera cerimonia. Un tributo legato, purtroppo, alla tragedia che ha spezzato la vita del professore, l’omicidio commesso l’11 ottobre del 78, dal gruppo terroristico “Prima linea”. Parla a fatica la prof.ssa, ripercorrendo gli attimi e le testimonianze di quella tristissima giornata. “Il giorno prima – dice la D’Aniello- stavamo commentando increduli, il barbaro assassinio, da parte delle BR, del suo amico e collega, Girolamo Tartaglione. Nulla lasciava presagire che la mattina dopo il terrorismo si sarebbe accanito anche contro di lui. Nei comunicati lanciati alle varie redazioni dei giornali, il gruppo affermò che il professore era stato punito, perché accusato di boicottaggio alla lotta operaia, ma nulla era vero. Alfredo Paolella, era un uomo ed un professionista vero, che fece della tenacia e della perseveranza le uniche armi vincenti della sua gloriosa carriera di medico”.
Romano
“Un esempio per la
medicina forense”
Il ricordo di Romano, del prof. Claudio Buccelli.
“Era un professionista formidabile, la cui abilità spaziava in diversi campi del sapere medico-scientifico. Di lui – afferma il Buccelli- ricordo la straordinaria capacità di far legare tutti, di impegnarsi per migliorare le strutture e la ricerca della nostra Facoltà, stabilendo dei fortissimi legami con il CNR”. 
Prima della conclusione, sono intervenuti anche il nuovo Preside, Giovanni Persico ed il Presidente del Polo delle Scienze della Vita Guido Rossi. “Sono emozionato – ha affermato Persico- perché tutti e cinque sono stati miei professori”. Il ricordo più affettuoso, però, va a Paolella e Romano, definiti i due angeli della sua facoltà. “Quando c’erano loro, gli esami si facevano tranquillamente, non appena arrivava il titolare di cattedra, il prof. Palmieri, diventava impossibile superare la prova”. Il prof. Rossi, invece, ha evocato ancora una volta, il rapporto tra passato e futuro, tra memoria e avvenire che lega la Facoltà: “i nostri cinque colleghi appartengono al passato, ma allo stesso tempo anche ad una generazione e ad un’epoca di mezzo in cui tutti noi ci riconosciamo. Una generazione che, così come hanno fatto loro, deve fungere da simbolo della continuità e da sprone per tutti i futuri medici”.
Gianluca Tantillo
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