Migliaia di giovani alla Biennale del Mediterraneo

350 produzioni con la partecipazione di oltre 750 artisti (molti gli universitari) provenienti da ventotto paesi europei e dall’area meridionale del bacino del Mediterraneo. Arti visive (arti plastiche, fotografia, installazioni, performance, video arte), arti applicate (architettura, disegno grafico o industriale, web design, creazioni multimediali, illustrazioni, moda); musica; spettacolo dal vivo (danza, performance, teatro); cinema e video; letteratura e poesia; gastronomia. E una tematica imprescindibile da Napoli: la “Passione”. La Passione che anima i sentimenti, le emozioni, gli umori e la creatività dei giovani artisti. E’ stato un successo la dodicesima edizione della Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo, promossa dalla Provincia e Bjcem con il sostegno di Regione, Comune e Soprintendenza, coordinamento scientifico di Achille Bonito Oliva e Eduardo Cicelyn. 
C’era il pubblico delle grandi occasioni – quattromila persone fino a notte fonda- all’inaugurazione della manifestazione il 19 settembre. Tanti i giovani, parecchi gli accademici napoletani, soprattutto dell’Accademia di Belle Arti. Castel Sant’Elmo, la splendida cornice dell’evento, si è trasformato per una decina di giorni (fino al 28 settembre) nella “Cittadella della Creatività”, un luogo pronto ad accogliere e documentare le molteplici espressioni artistiche contemporanee, in continuo dialogo con il territorio circostante.
L’obiettivo della Biennale: promuovere la creatività giovanile e favorire la tolleranza e l’incontro tra culture diverse. E’ proprio quest’ultimo aspetto della manifestazione ad essere esaltato dalle istituzioni presenti. “Quello che abbiamo visto supera ogni previsione. E’ raro vedere artisti di tanti paesi, anche di quelli che si fanno la guerra (israeliani e palestinesi), tutti insieme”, ha detto il Sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino entusiasta dell’allestimento. “E’ una grande festa dei giovani e dell’arte. Mille artisti a lavorare e confrontarsi, etnie e religioni diverse”, ha aggiunto il Presidente della Provincia Dino Di Palma.  Dalla Finlandia alla Libia: i paesi partecipanti. La Biennale “continuerà nei prossimi anni, nel solco delle tante altre cose innovative che abbiamo fatto a Napoli: l’arte in piazza, l’arte nella Metropolitana”, ha commentato il Presidente della Regione Antonio Bassolino, aggiungendo, “abbiamo anticipato ciò che gli Stati fanno molto molto tempo dopo: il confronto e la pace fra i popoli. L’augurio: che quello che qui avviene fra artisti, accada per una Europa che si è allargata ma non ancora allungata”. La  cultura del confronto fra etnie “è nel DNA di Napoli”.
“Questa città è strana: si parla di invivibilità, di violenza. Questa città non era tanto diversa ai tempi dei vicerè spagnoli, degli angioini. Ma anche allora Napoli aveva una particolarità: era ed è luogo di incontro, di grandissimi artisti. Così dai tempi degli angioini Castel S.Elmo è stato luogo di episodi bellissimi ma anche truci”, ha raccontato il Soprintendente Nicola Spinosa.
“Un giornale anglosassone scrive che Napoli sta facendo grossi passi avanti a livello sociale, di ordine pubblico. Un altro ricorda che Napoli ha tre grandi musei internazionali: Palazzo Roccella, Palazzo Madre e quello all’aperto, della Metropolitana”, ha sottolineato Achille Bonito Oliva. La sua filosofia: “disseminare-contaminando”. “Questa Biennale –ha aggiunto- parla di un Mediterraneo molto largo che va dall’Europa alla Turchia alla Finlandia”. La sua visione della città: “qui c’è un matrimonio organatico fra i linguaggi. Una città meticcia, anche nel linguaggio. A Napoli si è creata una officina creativa, che andrà sempre  più avanti. Noi non siamo migranti, siamo nomadi”.
Un augurio di pace per tutti ed un plauso all’organizzazione da parte di Ibrahim Spahic, presidente della Biennale. 
La mostra resterà aperta ancora un paio di settimane.
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