Napoli come il Cairo

Prosegue il viaggio dei ‘Saperi dell’Orientale’ nel ciclo di seminari dedicato quest’anno alle città dell’Oriente. Si è tenuto il 16 aprile nella gremita Sala Conferenze di Palazzo Corigliano, recentemente restaurata, il terzo appuntamento in programma. L’iniziativa, partita lo scorso 2 aprile con l’intervento inaugurale del prof. Fabio Amato sull’urbanizzazione nel mondo e il 2 aprile con la prof.ssa Gala Maria Follaco a proposito di Tokyo, continua il suo itinerario con meta a Il Cairo in una giornata che appare, alla luce di quanto avvenuto a Parigi, ancor più significativa. “Ogni anno L’Orientale apre le porte alla città per coinvolgerla direttamente nelle ricerche che riguardano i propri saperi e farli dialogare con la specificità identitaria del luogo in cui la nostra Università si trova per creare un ponte tra Napoli e il resto del mondo – interviene in apertura la Rettrice Elda Morlicchio – Abbiamo così pensato di concentrarci quest’anno sulle città più rappresentative dell’Oriente proprio perché è dai contatti con quest’area che il nostro Ateneo ha visto la nascita. Un viaggio che finora ci ha fatto sognare, trasportandoci con la fantasia in tempi e in mondi lontani che, però, grazie alla didattica e alla ricerca qui condotte ci sembrano vicinissimi. Mondi che abbiamo provato ad evocare anche attraverso una riflessione sul modo in cui alcune metropoli sono descritte e rappresentate in letteratura, evocando sensazioni e atmosfere ricche di fascino”. All’indomani dell’incendio che ha distrutto la grande guglia e il tetto della cattedrale di Notre Dame, “sento tuttavia la necessità di esprimere un pensiero nei confronti di una capitale che è invece europea e dinanzi alla cui vicenda dolorosa ho potuto felicemente constatare messaggi di solidarietà e conforto che rafforzano il nostro senso di appartenenza alla comunità dell’Unione europea, pilastro su cui fondiamo gli obiettivi del nostro lavoro”. La finalità di esplorare all’interno dei Saperi alcuni scenari urbani era ed è, infatti, strettamente correlata al bisogno di “mettere in relazione le narrazioni sull’Oriente con le nostre storie, sradicare i pregiudizi e gli stereotipi, informare il territorio sui cambiamenti epocali avvenuti negli stessi anni in altre parti del globo. Non è un caso che questo viaggio terminerà, dopo una sosta a Samarcanda e un’altra a Tel Aviv, parlando il 28 maggio proprio di Istanbul, città-simbolo dell’incontro tra Oriente e Occidente”. Ed è questo il punto di partenza da cui comincia il discorso della prof.ssa Monica Ruocco, arabista, nel raccontare la megalopoli egiziana, “una città che per certi versi assomiglia molto alle strade del centro di Napoli”. Una storia di tre millenni che inizia all’epoca dell’antica Menfi, sorta sulle rive del Nilo, “inglobando nei secoli altre città al nucleo originario del villaggio, fino ad assumere con la diffusione dell’Islam i connotati della moderna capitale di al-Qahira (in arabo la Vittoriosa), oggi seconda città africana per densità demografica con quasi venti milioni di abitanti”. Dai primi insediamenti sulle sponde del fiume, il quale ne ha influenzato dall’inizio l’andamento urbanistico, alla cittadella tradizionale per arrivare alle recenti primavere arabe del 2011 in Piazza Tahrir, “la fisionomia della città in continua espansione è stata descritta da molti viaggiatori nei propri racconti, fa da sfondo a romanzi celebri come la Trilogia del Premio Nobel Nagib Mahfuz ed è tutt’oggi considerata una cerniera tra il Nord Africa e la penisola araba, Maghreb e Mashrek, antica culla della civiltà e madre del mondo”.
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