Oppressivo il distanziamento: “nel design la didattica è condivisione, per noi il laboratorio è bottega”

Basic Design è uno dei corsi del primo semestre che stanno frequentando gli immatricolati a Design per la comunità, la Laurea Triennale che è partita per la prima volta presso il Dipartimento di Architettura dell’Ateneo federiciano. Una proposta didattica che va a completare il percorso in Design che da qualche anno prevede una laurea di secondo livello che si chiama Design per l’ambiente costruito. Seguono le lezioni di Basic Design circa settanta studenti, che sono stati distribuiti in due canali. Uno affidato al prof. Alfonso Morone e l’altro al prof. Pietro Nunziante. Ateneapoli ha intervistato entrambi chiedendo loro di raccontare impressioni e sensazioni di queste prime settimane di lezione. Complicate, inutile dirlo, dalla difficile contingenza sanitaria che sta attraversando il Paese. “Mi sembra – dice il prof. Morone – che gli studenti siano entusiasti. In genere gli studi di Design raccolgono ragazzi molto appassionati e mi pare che la piccola magia si stia ripetendo. Siamo partiti con le lezioni in presenza alle quali si può assistere anche da remoto sulla piattaforma informatica, ed integrare i due aspetti è molto utile ed opportuno. Possiamo utilizzare la piattaforma come deposito dei materiali didattici”. Prosegue il docente: “Alcuni aspetti legati al distanziamento sono per noi particolarmente oppressivi perché nel design la didattica è condivisione, per noi il laboratorio è bottega. Avendo questo impedimento, le lezioni avrebbero potuto essere monche perché in genere si condividono gli spazi con la equipe di lavoro”. La soluzione? “Abbiamo aggirato il problema con whatsapp ed instagram. Per ogni esercitazione abbiamo fatto riferimento ad un QR Code, codice dal quale si può ricavare una foto. Abbiamo attribuito ad ogni studente una parola spingendoli a raccontarla con i suoi contenuti visivi usando un carattere e colori scelti da loro. Abbiamo assegnato la parola tramite QR Code perché non potevamo distribuire fogli e materiali potenzialmente contaminati”. In un altro caso, va avanti il prof. Morone, “abbiamo usato instagram per risolvere il problema della impossibilità di esporre materialmente i lavori. Abbiamo fatto short stories, sempre con l’idea di condividere le cose con i ragazzi”. Le lezioni nel primo mese si sono svolte nella sede di via Forno Vecchio. “È in programma, però, un trasloco a Palazzo Gravina. Stanno allestendo le aule e credo che ormai manchi poco al passaggio”. Ritorna agli studenti: “Tutto sta ad incuriosirli e motivarli anche perché la loro è una scelta non semplicissima. Tutto ciò che riguarda l’ambito professionale del Design non ha uno sbocco predeterminato come, per esempio, una laurea in Giurisprudenza. Proprio ieri una ragazza mi ha chiesto quale potesse essere il suo futuro. Sono entusiasti, curiosi ed anche un poco ansiosi i nostri studenti”.
Studenti “pionieri di una nuova stagione”
Sono “molto motivati” anche gli allievi (una trentina) del prof. Nunziante: “Ovviamente sono i pionieri di una nuova stagione perché questo Corso di Laurea non vuole duplicare quelli di Design che ci sono già in Italia ed è una proposta completamente nuova. Il design oggi è legato alla capacità di progettare attorno all’esperienza degli utenti soluzioni ai problemi reali della vita quotidiana: prodotti e servizi. Cerchiamo di fare emergere una figura di progettista che sia aperto al sociale e contemporaneamente possa anche pensare di fare impresa. Molti dei nostri studenti in passato hanno creato associazioni e start up e stiamo cercando di formare una generazione di persone che in qualche modo il lavoro se lo inventerà. Una figura di progettista adeguato ai tempi”. Come si svolge il corso? “Partiamo dai capisaldi del disegno industriale per portarli alla comprensione di quello che oggi è il design. Ovviamente, poiché è un corso di ingresso fornisco comunque dei cenni anche di natura storica sullo sviluppo della progettazione industriale. Ci si basa su una didattica innovativa che ha al centro situazioni di apprendimento. Hanno piccoli obiettivi di ricerca, devono sviluppare piccole ricerche e condividerle con la classe”. In aula si sta distanziati, ovviamente, e con la mascherina. “Abbiamo dovuto riprogettare le attività laboratoriali con strumenti informatici per condividere il lavoro di gruppo. Con strumenti di interazione riesco a fare intervenire sostanzialmente tutti nella discussione”. Aggiunge il docente: “Ho trovato i ragazzi particolarmente motivati, interessati ed anche interattivi. Devo dire che interloquiscono. Ovviamente anche loro vivono un universo che li priva di una serie di cose. Ad Architettura la formazione è sempre stata anche condivisione di spazi, mostre, socialità nei corridoi. Oggi non è possibile”. Non sono ancora partite, inoltre, le attività collaterali alle lezioni ed ai laboratori in aula che pure sono previste per gli iscritti a Design per la comunità. Dovrebbero coinvolgere aziende, il Museo di Capodimonte ed altre realtà. “Ci stiamo organizzando – dice Nunziante – per fare almeno qualcosa di quanto era previsto”.
Fabrizio Geremicca

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