Peppino De Filippo autore e attore

Una giornata di studio di grande importanza quella prevista per il prossimo 28 novembre al Centro Congressi dell’Ateneo in via Partenope, 36. In occasione della presentazione degli atti del convegno interdisciplinare “Peppino De Filippo e la comicità nel Novecento”,  curato dai professori Pasquale Sabbatino e Giuseppina Scognamiglio, pubblicato dalle Edizioni Scientifiche Italiane, si terrà un dibattito, ricco di contributi e di presenze significative del mondo dell’università, della cultura, del giornalismo, dal tema “Per Peppino De Filippo attore e autore”. L’incontro, promosso dal Dipartimento di Filologia Moderna “Salvatore Battaglia”, ed articolato in più sessioni, sarà aperto dal rettore dell’Ateneo federiciano, Guido Trombetti. Tante le adesioni già confermate: Rosa Russo Iervolino, sindaco di Napoli; Teresa Armato, assessore regionale all’Università; Dino Di Palama, presidente della Provincia di Napoli; Giuseppe Cantillo, presidente del Polo di Scienze Umane e Sociali; Eugenio Mazzarella, preside della Facoltà di Lettere e Filosofia. Obiettivo del convegno è analizzare la complessa personalità di Peppino De Filippo e riattualizzare il grande contributo che ha dato al mondo del teatro. “Nell’autobiografia ‘Una famiglia difficile’ (1976) Peppino De Filippo utilizza il metodo plutarcheo delle vite parallele, per definire se stesso attore-autore accanto a Eduardo e sulle orme di Molière – spiega il prof. Sabbatino- Nel convegno Peppino De Filippo e la comicità nel Novecento promosso dall’Università nel marzo del 2003, per la prima volta ha preso corpo il discorso critico su tutto Peppino, superando definitivamente quel pluridecennale divario tra la crescente immagine dell’attore e la immobile immagine dell’autore, così come sottolinea Antonio Palermo nella Premessa agli atti (Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2005)”. “Nella giornata del 28 novembre – continua Sabbatino – si faranno ulteriori passi in avanti per mettere a fuoco e analizzare i diversi aspetti di Peppino autore, distinguendo di volta in volta l’interautorialità Peppino-Eduardo (che va estesa a Titina come nel caso di Quaranta ma non li dimostra, ad Armando Curcio come nel caso di A che servono questi quattrini?, a Mario Scarpetta come nel caso di Quelle giornate), la traduzione in dialetto napoletano di Liolà di Pirandello e infine la responsabilità autoriale di numerose farse e commedie. I testi teatrali di Peppino, editi ed inediti, presentano una storia complessa e richiedono un impegno filologico per giungere ad una auspicabile edizione critica”. Analogo il commento della prof.ssa Scognamiglio: “Peppino non è solo Pappagone, ma è un autore di grande rispetto. Meriterebbe una lettura approfondita, attenta, puntigliosa. Ci sono dei testi di grossa scrittura teatrale. Alle base delle sue letture da autodidatta c’è il mondo latino di Plauto, quello di Machiavelli e di altri autori. Un autodidatta che, tuttavia, si è acculturato ed ha scritto commedie, atti unici, farse. Occorre una curiosità di critici attenti che pubblicassero i suoi testi, non solo in versione divulgativa”.
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