Primo giorno di esami scritti: si parte con Lingua Giapponese

Sono cominciati il 3 giugno gli esami di Lingua. La prima cattedra a testare le competenze degli studenti è stata Giapponese, con le prove della prima e della seconda annualità. I primi a dar via ai test di accertamento linguistico, anche perché “rispetto allo scorso anno per questa Lingua nulla è cambiato nella tipologia delle prove”, spiega il prof. Antonio Manieri, docente di Giapponese II sul triennio e di Lingua e Cultura del Giappone II per le Magistrali di Relazioni e Istituzioni e di Lingue e Culture dell’Asia e dell’Africa. Dopo l’esperienza messa a frutto da oltre un anno, non avendo riscontrato eventuali crash nell’uso di Google Forms, malgrado i frequenti accessi (97 gli esaminandi della partizione M-Z di Giapponese II), “ci è parso opportuno conservare la stessa modalità di prova su cui gli studenti hanno avuto modo di esercitarsi con le simulazioni negli ultimi mesi”. Un’esigenza di continuità formativa che ha così permesso di sostenere gli esami “senza troppe ansie, considerando anche che gli studenti del secondo anno hanno sperimentato già l’anno scorso (e fino alla sessione invernale) questa tipologia di esame scritto con esercizi a risposta multipla e a completamento”, i cosiddetti cloze test.
L’orale “una prova di veridicità”
“Siamo gli unici forse – continua il docente – ad aver conservato lo stesso tipo di verifica predisposto in piena fase pandemica, ma ci sembrava prioritaria la responsabilità di evitare shock, anziché riabituare gli studenti nel giro di poche settimane a una piattaforma nuova come Moodle – che sì usiamo da tempo per caricare materiali didattici aggiuntivi per l’eLearning ma non per gli esami”. In effetti, “Forms ha sempre retto bene ed è integrato in Microsoft Teams, quindi rende più agevole il controllo. A volte abbiamo dovuto rivedere le risposte, perché la correzione automatica per gli esercizi di ricomposizione di frasi può dare qualche problema, ma basta dare un’occhiata”. Ciononostante, “non si può mai essere sicuri al 100% che uno studente non abbia copiato, ma è così anche in aula. E per una lingua come Giapponese anche copiare sarebbe difficile, bisogna possedere un minimo di conoscenza della lingua e saper leggere il testo. Non si può cercare la risposta su Google. Abbiamo anche il dovere di far sostenere gli esami in condizioni dignitose e non essere invasivi nel rispetto dei limiti imposti dalla privacy”. Il colloquio orale resta comunque una prova di veridicità. “Ci aiuta a capire, in caso di dubbi, se la preparazione di uno studente emersa allo scritto è farina del suo sacco o se ci sono stati eventuali suggeritori. Ma non abbiamo avuto risultati eclatanti: l’orale ha quasi sempre rispecchiato lo scritto, o è andato addirittura meglio, e non è mai capitato che un 28 allo scritto diventasse 18 all’orale”. I tempi di correzione, che potevano prima durare anche una settimana, “adesso si sono ridotti a un paio d’ore. Anche l’attesa è meno lunga; di contro l’orale di lingua può essere più pesante a distanza”.
“Il 52% ha superato lo scritto”
Sulle Magistrali, invece, la prova ha una durata più estesa. A Lingua e Cultura del Giappone, corso afferente al Dipartimento di Scienze Umane e Sociali, “il test si compone di una prova di grammatica e terminologia (20 minuti) e di traduzione (60 minuti), diversamente dal triennio dove abbiamo prove da 40 minuti al massimo. Parliamo però di decine e non centinaia di studenti”. In questo caso, “per far sì che gli studenti non possano trascrivere su un software il testo da tradurre, quest’ultimo viene erogato in jpg. Ciò non consente di effettuare un copia e incolla, perché il lettore ottico percepisce il file nel formato immagine e non come testo scritto”. Infine, un dato interessante sugli esami: “dopo aver esaminato oltre 300 studenti quest’anno, ho notato che i risultati delle prove online riflettono le percentuali degli esami in presenza”. Non che le prove di lingua semplificate online abbiano comportato un numero maggiore di promossi. Negli esami del 3 giugno, “il 52 % dei candidati ha superato lo scritto, così come avveniva anche in aula”.
“È difficile insegnare la scrittura dei caratteri a distanza”
Alcune considerazioni didattiche. Per Giapponese, e lingue con altri sistemi alfabetici, “è difficile insegnare la scrittura dei caratteri a distanza”. Anche prima della pandemia, in verità, “le risorse disponibili online sono moltissime, ma l’approccio può essere complicato con gli studenti del primo anno”. D’altro canto, con gli studenti del secondo e terzo anno “non si ha questa difficoltà, ma un’altra: non è semplicissimo riuscire a tenere delle lezioni interattive come avveniva in aula. Spesso chiamo nomi a lezione che non si mostrano o che non rispondono e il tempo perso incide sull’ottica dell’interazione, laddove il vero apprendimento si crea solo mettendo in atto dei processi di input ma anche output. Il feedback, o anche banalmente l’errore, aiuta a memorizzare la regola e occorre contrastare il timore di una brutta figura”. Sulle Magistrali, invece, “la didattica seminariale con la lettura, traduzione e analisi dei testi e il lavoro sui glossari aiuta moltissimo. La speranza è che la lezione per piccoli numeri, attraverso il sistema delle prenotazioni, ci consenta finalmente di intravedere la luce in fondo al tunnel e tornare ma in sicurezza”. Tuttavia, restano delle potenzialità da implementare: “sarebbe utile garantire, oltre all’interazione col docente, un’interazione tra gli studenti stessi. Per far questo, però, bisognerebbe dotare ogni aula di postazioni informatiche abilitate all’uso delle piattaforme e impianti di amplificazione. L’investimento negli spazi dovrà, pertanto, essere corrisposto anche da un partizionamento più circoscritto dei corsi”. Dall’anno prossimo, per esempio, anche il corso di Letteratura Giapponese I sarà suddiviso in due gruppi, di cui uno gestito dal prof. Manieri.
“Studiate almeno tre ore al giorno i kanji”
In attesa degli orali, i consigli per affrontare l’esame in serenità: “studiare almeno tre ore al giorno i kanji, rivedere le esercitazioni fatte con i lettori e leggere ad alta voce per imparare ad ascoltarsi. All’orale si fa conversazione e in genere proponiamo frasi da trascrivere per verificare che la scrittura sia stata appresa e anche un testo da leggere. Ci si accorge subito quando il candidato ha imparato un testo a memoria e questo spesso compromette la fluidità di una performance”. Per iniziare col piede giusto il prossimo anno accademico, il suggerimento ultimo è la presenza. “La frequenza a lezione non incide sul voto finale. Mi è capitato di valutare con 30 e lode anche studenti che non avevo mai visto prima dell’esame”. Tuttavia, “l’assiduità ai lettorati offre una garanzia certa per il superamento degli esami”.
Sa.Sa.
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